Un nuovo studio italiano pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale “Nutrients” e condotto nella U.O. di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatala e dell’Università di Bari diretta dal Prof. Nicola Laforgia, fornisce una più ampia e dettagliata visione di quelli che possono essere gli effetti dei probiotici in gravidanza sulla composizione del latte materno e sulla salute del neonato.

Sorprendentemente chiari sono stati i risultati emersi dallo studio. Il team di ricercatori – guidati dalla Prof.ssa Maria Elisabetta Baldassarre e dal Dott. Antonio Di Mauro – ha voluto analizzare come l’integrazione di alte dosi di probiotici in mamme sane durante la gravidanza e l’allattamento possa sia influenzare il profilo biochimico del latte materno che avere potenziali effetti sulla salute gastrointestinale del neonato.

Il trial clinico randomizzato, condotto in doppio cieco e con un gruppo di controllo, ha fornito dati preliminari, ma nettamente positivi, sulla possibilità di prevenire i più comuni disturbi gastrointestinali delle prime epoche di vita, intervenendo precocemente sulle madri.

Lo studio

Scopo dello studio era valutare la variazione di alcuni biomarkers nel latte materno e nelle feci dei neonati a seguito della somministrazione di probiotici.

In particolare si è considerata la concentrazione di interleuchine IL-6, IL-10, IL-1β, di IgA secretorie e di TGFβ nel latte materno; mentre nei campioni di feci dei neonati , sono state dosate la quantità di IgA secretorie e la Lattoferrina.

Lo studio ha coinvolto 66 donne in gravidanza, fra i 18 e 44 anni, con un basso rischio ostetrico e suddivise in due gruppi di studio.

I gruppi sono stati formati in maniera randomizzata e, altrettanto casualmente, è stato scelto il gruppo a cui somministrare il placebo e quello da trattare con i probiotici. La somministrazione di probiotici, contenti alcune specie di Lattobacilli, Bifidobacteria e Streptococco thermophilus, è avvenuta dalla quarta settimana precedente alla data prevista del parto alla quarta settimana successiva.

Il profilo chimico del latte materno è stato analizzato nel colostro, entro le 72h ore dal parto (T0), ed a 30 giorni dopo il parto (T30). I campioni di feci del neonato sono stati altresì valutati a T0 e T30.

Al fine di verificare la non nocività della terapia sul neonato, è stata condotta una valutazione dell’accrescimento staturo-ponderale ed identificate eventuali reazioni avverse nella mamma e nel bambino.

Nel corso dello studio sono stati inoltre identificati i neonati che presentavano i classici sintomi dei disturbi gastrointestinali funzionali ovvero rigurgito, coliche neonatali e difficoltà nella evacuazione.

I risultati

I risultati dello studio si sono rivelati sorprendenti: quasi tutte le molecole analizzate hanno evidenziato una concentrazione diversa ed una differenza statisticamente significativa fra il gruppo trattato ed il gruppo a cui è stato somministrato il placebo. Nello specifico, nel gruppo trattato con probiotici, si è visto una differenza statisticamente significativa nel latte materno di IL-10, IL-6 e TGFβ, ma anche dei livelli di IgA secretorie. Nei campioni di feci prelevati dai neonati, invece è stata dimostrata un aumento della concentrazione di IgA secretorie, ma non di lattoferrina. Fra le interleuchine analizzate, solo la IL-1 non ha mostrato una differenza di concentrazione significativa fra i due gruppi.

L’integrazione dei probiotici nelle mamme gravide non si è dimostrata nociva per la salute dei neonati, ma sembrerebbe aver apportato dei benefici.

I neonati appartenenti al gruppo trattato, infatti, hanno dimostrato avere un minor numero di coliche e rigurgiti rispetto al gruppo a cui è stato somministrato il placebo. Così come per le altre evidenze, la sola variabile che ha distinto le due categorie è l’assunzione di probiotici.

Lo studio, supportato da un buon numero di precedenti pubblicazioni sul medesimo tema, dimostra come l’uso di probiotici possa modificare la composizione del latte materno favorendo quel pool di molecole attive positivamente sul sistema immunitario del nascituro. Tale evidenza avrebbe come diretta conseguenza la diminuzione del numero di neonati affetti sia da manifestazioni allergiche che da malattie del tratto gastrointestinale.

Sebbene l’uso dei probiotici non sia attualmente un presidio terapeutico regolamentato da precise linee guida, è sensato immaginare che lo sviluppo della ricerca possa continuare a suffragare questi risultati, specialmente in particolari quadri patologici ereditari.

 

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