Dott. Jack Kevorkian

“Sono un criminale? Il mondo sa che io non sono un criminale. Per cosa stanno cercando di mettermi in carcere? In questa società si è perso il senso comune a causa di fanatismi religiosi e dogma.”

Jacob “Jack” Kevorkian

Jacob “Jack” Kevorkian è stato un medico americano diplomatosi con lode a 17 anni, laureatosi all’università del Michigan con il massimo dei voti nel 1952, specializzatosi in anatomia patologica sempre negli USA.

Se non fosse per il suo soprannome di Dottor Morte, a prima vista, nessuno avrebbe mai potuto pensare che fosse un esperto di eutanasia e suicidio assistito.

Dott. Jack Kevorkian

Durante tutta la sua carriera di medico ha praticato 129 suicidi assistiti e una sola eutanasia (ndr. sempre su soggetti sani di mente e con malattie non curabili) ma nonostante ciò non ha mai perso i suoi valori morali e la sua etica che gli hanno permesso di trattare la morte “umanamente” senza dimenticare la sua missione di medico: curare le persone.

Egli infatti non era un semplice sostenitore del suicido assistito, ma credeva che chiunque fosse affetto da una patologia grave ed incurabile, nel pieno delle sue facoltà mentali, avesse il diritto di scegliere se continuare a vivere oppure no.

In pubblico era solito dire che – la morte non è un reato, ma è da sempre un semplice “trattamento medico” – e proprio a causa dei suoi “trattamenti” e delle sue affermazioni nel 1999 venne condannato a scontare 25 anni di carcere, ottenendo lo stesso trattamento giuridico di un serial killer.

Non riuscirà a scontare interamente la sua pena, anche a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute, e nel 2007 tornerà in liberà vigilata.

Jack morirà nel 2011, a causa di una trombo-embolia polmonare, dopo essersi candidato anche al Congresso americano come membro indipendente e senza avervi potuto prendere parte a causa della sua condanna. La sua maggiore eredità resta l’umanità con cui ha trattato tutti i suoi pazienti, filmandoli singolarmente prima di aiutarli nel loro percorso verso la morte assistita e rispettando le loro scelte qualora cambiassero idea durante le fasi iniziali della “terapia”.