Esempio di un robot-esoscheletro

Chi ha detto che un paraplegico non potrà muoversi mai più? Ecco la nuova tecnologia capace di far camminare chi le gambe non le controlla più.

Tutti (o quasi) abbiamo guardato i mondiali quest’estate. E tutti ricordiamo perfettamente la cerimonia di apertura: Pitbull vestito da tamarro, il suo risvolto al pantalone sopra la caviglia molto sobrio, o il sedere della Lopez. E l’allegria del popolo brasiliano. Già, tutto molto bello.

Quello che però è passato in secondo piano, è stato il calcio d’inizio della prima partita. Cosa c’è di speciale? Beh, è stato dato da un ragazzo paraplegico, Julian Pinto 29 anni, che, grazie ad un esoscheletro, ha potuto calciare il pallone, percependo ogni singolo movimento.

Questo esoscheletro, nato dal lavoro del neuroingegnere brasiliano Miguel Angelo Laporta Nicolelis e battezzato con il nome di “BRA – Santos Dumont” ha richiesto ben 17 mesi di lavoro: consiste essenzialmente in una tuta robotica e un casco pieno di elettrodi. Non un semplice ammasso di tubi e cavi: questo strumento ha permesso di rilevare i segnali provenienti dalla corteccia cerebrale del ragazzo e provocare i movimenti necessari negli arti inferiori.

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Campione paraplegico ai mondiali

Questo è solo un primo prototipo: Miguel Nicolelis stesso si augura che in futuro possano essere costruite molte più macchine come questa, più fini e sofisticate, basate sull’interfaccia cervello-macchina, che permetterà a molte più persone impossibilitate a muoversi di poter camminare.

Il tutto è basato su dei sensori, capaci di captare i segnali elettrici cerebrali, elaborarli e tradurli in movimenti digitali che controllano la tuta robotica in base alle indicazioni del cervello. L’innovazione, come spiega lo stesso neuroscienziato della Duke university, sta nel fatto che il paziente percepisce di compiere un movimento volontario, non è un semplice trasporto passivo. Hanno una sorta di “sensazione fantasma”.

La tecnologia di base è fondata su un ECG (elettroencefalogramma): il paziente pensa ad un movimento, lo programma e questo innesca un movimento dell’esoscheletro. C’è una simbiosi quasi perfetta tra le decisioni “superiori” prese dal cervello e la cinetica “inferiore” del robot. Il tutto unito dal fatto che il paziente sarà cosciente del movimento fatto.

Un lavoro che ha richiesto molta preparazione: sono stati selezioni otto pazienti nel più grande ospedale del Paese che si occupa di midollo spinale. Tutti giovani tra i 22 e i 38 anni, con masse corporee diverse e diversi gradi di allenamento, in modo da poter analizzare l’impatto di una tecnologia del genere su organismi diversi.

Molte sono state le critiche mosse a questo progetto, alcune provenienti da altri neuroscienziati, indignati dal fatto che soggetti disabili sarebbero stati utilizzati per un evento di portata mondiale. E le critiche sono giunte anche dai giornalisti, scandalizzati dal fatto che il governo di un Paese non tanto ricco avesse deciso di investire così tanti soldi in un progetto del genere. Ma questo non ha scoraggiato il nostro Julian che, nei suoi 12 secondi di gloria, ha dato speranza a tutti coloro che come lui hanno perso l’uso delle gambe e ha calciato quel pallone. Un sogno che fino a pochi anni prima sembrava irrealizzabile.

Nicolelis ha vinto: insomma, un grande passo nella tecnologia per il Brasile! Di sicuro, una invenzione che migliorerà decisamente la vita di persone costrette all’immobilità.

Fonte | (1) cienciasetecnologia.com; (2) www.lescienze.it