Pomezia diventa la nuova “patria” del progresso biotecnologico in campo medico: nei laboratori dello Irbm Science Park è stato progettato, testato e prodotto su larga scala il primo vaccino contro l’Ebola. L’OMS ha già chiesto diecimila dosi, l’efficacia sull’uomo verrà testata su un gruppo di volontari statunitensi.

Quando nessuno se lo aspettava, una nuova arma nella lotta contro l’Ebola arriva dall’Italia, più precisamente da Pomezia: il 7 settembre il prof. Riccardo Cortese, uno dei più brillanti esperti mondiali nel campo dell’immunizzazione, ha confermato che il suo team di ricercatori ha prodotto e sperimentato un vaccino contro il virus Ebola-Zaire (ndr. responsabile dell’attuale epidemia in Africa Occidentale) nei laboratori della Irbm Science Park.

La sperimentazione pre-clinica è avvenuta su alcuni primati evidenziando dei risultati che definire buoni è quasi pessimistico: la totalità dei macachi, che lo avevano ricevuto, sono risultati immuni a tutte le successive inoculazioni del virus Ebola per un periodo di dieci mesi (non è stato possibile valutare il vaccino più a lungo in quanto il virus Ebola-Zaire è stato isolato da meno di un anno).

Il meccanismo biologico sul quale si basa questo nuovo “farmaco” è concettualmente differente rispetto agli altri della sua stessa categoria: di solito un vaccino viene ottenuto inoculando nel soggetto molecole, strutture del microorganismo oppure il patogeno stesso in forma “inattivata”; in questo caso invece il team di esperti ha ottenuto questo effetto inoculando un adenovirus degli scimpanzé, nominato ChAd3, che negli uomini causa raffreddori e congiuntiviti.

Per motivi ancora non del tutto chiari, la somministrazione di ChAd3 nei macachi ha indotto le loro cellule immunitarie, in particolare i linfociti NK e CD8+ (ndr. detti citotossici), ad attivarsi, aumentare di numero e spostarsi dal midollo, dove risiedono “in attesa” dei segnali di pericolo, al sangue.

Se questo meccanismo venisse confermato anche dai risultati della sperimentazione umana (avviata in questi giorni su un gruppo di volontari di Washington) significherebbe che le cellule del nostro sistema immunitario invece di attendere l’ingresso del virus nell’organismo, in quanto una volta infettato l’individuo questo inizia a replicarsi velocemente danneggiando gli organi interni e causando la sua morte prima che le difese possano eliminarlo, sarebbero già attive e pronte a fronteggiare l’infezione durante le primissime fasi di contagio impedendo l’evoluzione naturale della malattia.

Fino ad ora non era stato sviluppato nessun vaccino che, invece di stimolare la produzione di anticorpi circolanti attivi contro un determinato bersaglio biologico, inducesse la proliferazione e l’attivazione della branca “aspecifica” delle cellule immunitarie già presenti nel soggetto, permettendone una loro rapida mobilitazione verso il torrente ematico in attesa che il virus penetri all’interno del paziente.

Le future applicazioni mediche di questo nuovo approccio di immunizzazione potrebbero essere molteplici, lo stesso prof. Cortese afferma che:

“Era il più difficile da realizzare: se avesse funzionato con Ebola, allora avremmo dimostrato che avrebbero funzionato con tutti gli altri” – Prof. Riccardo Cortese.

Prof. Riccardo cortese
Prof. Riccardo cortese

I numeri che girano intorno a questo piccolo, ma importante, trionfo tutto italiano sono molti: quattorci anni fa viene fondato lo Irbm Science Park a Pomezia; ventimila sono i metri quadri di terreno sui quali è stata costruita l’industria biotecnologia, perfettamente autosufficiente; 250 milioni di euro è il prezzo che, nel 2007, ha pagato la GlaxoSmithKline (ndr. grande multinazionale farmaceutica) per acquistare l’azienda che rischiava il fallimento e cinque sono gli anni di lavoro che sono stati necessari ai ricercatori per produrre questo nuovo vaccino.

I prossimi obiettivi del team di Pomezia sono chiari:

“È necessaria una strategia differente per trovare vaccini contro malattie ‘dimenticate’ o per le quali non ci sono terapie efficaci” – Prof. Riccardo Cortese.

Ci auguriamo che questo progetto, così ambizioso da poter essere partorito solamente da una geniale mente italiana, possa avere successo anche in futuro così da cambiare la vita a moltissime persone.

Amministratore | Frequento la Scuola di Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico". Sono interno in Chirurgia Generale, laparoscopica e mini-invasiva. Mi occupo di coordinare la redazione scientifica e dell'organizzazione di corsi ed eventi targati "La medicina in uno scatto".

9 COMMENTI

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