Ben dieci Stati federali americani sono stati già colpiti da un “nuovo” Enterovirus umano: a Kansas City sono quasi 500 i giovani pazienti contagiati, 60 dei quali in terapia intensiva. L’origine dell’infezione non è ancora nota, non esiste nessun vaccino e le terapie sono sintomatiche e scarsamente efficaci.

Quando sembrava che l’epidemia di Ebola in Africa occidentale fosse quasi sotto controllo, grazie anche al nuovo vaccino prodotto a Pomezia e in fase di sperimentazione clinica, dagli USA i Centri per il Controllo e la prevenzione delle malattie (ndr. CDC) lanciano un nuovo allarme: in dieci, dei cinquanta Stati federali americani, si sta diffondendo un nuovo virus che colpisce principalmente l’apparato respiratorio di neonati, bambini ed adolescenti causando gravi danni.

Il suo nome è Enterovirus D68 (ndr. abbreviato EVD68) e non è affatto sconosciuto agli infettivologi americani: la sua prima identificazione nella popolazione risale agli anni ’60 e, in mezzo secolo, aveva infettato “ufficialmente” soltanto 100 persone, tutte nella fascia d’età compresa tra i 2 e i 18 anni.

Proprio a causa della sua scarsa virulenza, EDV68 non era mai stato considerato un rischio dalla comunità medica mondiale; purtroppo il ceppo che si sta diffondendo in questi giorni negli USA, sembra essere una forma mutata dell’enterovirus isolato negli anni precedenti: a differenza della sua variante già nota, presenta una maggiore capacità di contagio ed è in grado di causare particolari danni al sistema respiratorio, che risultano gravi specialmente se i pazienti soffrono già di patologie respiratorie, come l’asma.

Gli epidemiologi del CDC non sono ancora riusciti a risalire all’epicentro dal quale si è diffuso questo nuovo virus che, prima di arrivare negli USA, sembra essere passato per Giappone, Filippine e Olanda, ma è probabile che la diffusione sia stata amplificata dall’apertura delle scuole (ndr. in America avviene durante l’ultima settimana di Agosto) che ha per permesso ai pazienti già contagiati di venire in contatto con nuovi individui sani e vulnerabili verso questo ceppo.

Attualmente l’epidemia si sta diffondendo a macchia d’olio in tutti gli stati centrali del Nord america: a Denver sono 900 i bambini contagiati, di questi 25 hanno avuto bisogno di essere trasferiti in terapia intensiva; stessa situazione a Kansas City che conta circa 500 giovani pazienti contagiati con 60 di loro in reparti speciali per cure avanzate.
La dottoressa Mary Anne Jackson, pediatra memorabile e direttrice del reparto di malattie infettive dell’ospedale Children’s Mercy di Kansas City afferma:

Questa è una crisi, potremmo parlare quasi di epidemia, senza precedenti. Lavoro come pediatra da 30 anni e non ho mai visto una situazione del genere” – Mary A. Jackson.

Allo stesso tempo neppure i CDC sottovalutano il nuovo agente virale, tanto che il direttore del CDC di Denver (ndr. Colorado), Mark Pallansch, nel comunicato stampa ripreso da più agenzie di stampa internazionali riferisce:

“È la peggior crisi che abbiamo visto nel nostro Stato. Stiamo studiando la situazione ma temiamo che il numero dei casi gravi registrati finora sia solamente la punta dell’iceberg” – Mark Pallansch.

I sintomi che si manifestano nei pazienti contagiati sono simili a quelli causati da una banale influenza: mal di gola, febbre (anche alta), stanchezza, tosse, raffreddore e dolori muscolari. I pazienti giovani sono maggiormente soggetti all’infezione in quanto non hanno memoria immunitaria né di EVD68 né di altri enterovirus simili; questo li rende non solo i bersagli principali, ma anche dei vettori di contagio attraverso i quali l’infezione può diffondersi.

Il virus non risparmia neppure gli adulti: nonostante sia molto rara la possibilità in questi soggetti di sviluppare i sintomi simil-influenzali, è possibile che la malattia evolva in maniera asintomatica. In questi casi non si è sempre esenti da problemi, infatti gli enterovirus, possono causare la produzione da parte dell’organismo di anticorpi che cross-reagiscono con alcune strutture come il cuore, il cervello o i muscoli, causando danni immunitari a questi organi che possono presentarsi sotto forma di miocardite, paralisi motoria o encefalite.

Le terapie attualmente messe in atto dai sanitari hanno solamente il compito di alleviare i sintomi e lasciar evolvere la patologia secondo il suo percorso naturale: normalmente l’infezione è autolimitante e, trascorsi 7-10 giorni, tende a regredire in maniera automatica con un netto miglioramento delle condizioni generali del paziente. Purtroppo, prima che questo accada, alcuni bambini, complice la co-presenza di fenomeni asmatici, devono essere trasferiti presso le unità di terapia intensiva in quanto necessitano di un monitoraggio costante della funzionalità respiratoria.

Vi terremo aggiornati sulla diffusione di EVD68.