Bufale riguardanti la medicina

Il web è strumento straordinario. Al suo interno possono trovarsi verità nascoste, consigli, guide, informazioni e ricerche. Ma anche fonti di divertimento, barzellette e bufale che, definirle di dimensioni bibliche è decisamente riduttivo, anche purtroppo in campo medico.

Mi trovavo sulla mia pagina Facebook quando una mia compagna di università – quindi non una persona che frequenta le elementari, che dovrebbe essere informata su certe cose visto il suo corso di studio in ambito scientifico – condivise un link nel quale si affermava che “la cura per il cancro esiste, ma le case farmaceutiche la tengono nascosta per speculare!”.

Vero o falso? In quel momento mi venne subito in mente Steve Jobs. Un uomo che aveva inventato molti apparecchi, creatore di una azienda di successo e di certo una delle persone più ricche sulla faccia della terra, morto per il cancro al pancreas. E, come lui, molti altri. Chi ricco e potente, chi un nostro familiare, uomo comune che ha dedicato la sua vita alla famiglia e agli affetti prima che gli cadesse addosso questa sventura. Se le persone come il CEO della Apple, aventi miliardi di dollari dalla loro parte e un potere politico/sociale non indifferente, non sono riusciti a pagarsi questa famigerata cura miracolosa, le possibilità sono due: o è troppo cara anche per loro oppure semplicemente non esiste.

Spulciando nel web successivamente, mi imbattei in decine e decine di siti di disinformazione in cui si affermava che “l’unica vera medicina che funziona è l’omeopatia”,“la cura per il cancro è il bicarbonato o il succo di limone, ma non te lo dicono” ed “è sbagliato nutrirsi di animali, sii vegano!”

A quelle parole rimasi sconvolto. Per me l’omeopatia era rimasta al “Conte di Montecristo” di Dumas, in cui ad una fanciulla veniva somministrata ad intervalli regolari una piccola dose di veleno via via sempre maggiore per abituare il suo corpo a sopportarlo e smaltirlo, in modo da aumentare la sua dose letale, affinchè possa sopravvivere e non morire al momento cui sarà realmente avvelenata. Strumento letterario o meno, aveva un certo fascino, e l’idea che “un poco di veleno non ha mai fatto male a nessuno”, alla base dell’omeopatia, evidentemente doveva avere un qualche dato concreto.

In effetti, ciò è verificabile osservando un fegato di una persona normale e quello di un alcolista. Nel secondo caso, oltre ad essere più grosso rispetto al normale, le cellule epatiche hanno un numero di enzimi responsabili della metabolizzazione dell’etanolo, il principale composto presente nelle bevande alcoliche, di molto superiore alla norma. Questo grazie all’adattamento che il nostro corpo esegue in automatico ogni giorno a seconda degli stimoli esterni ed ambientali, più o meno piacevoli che esso riceve.

Ma l’omeopatia attuale è qualcosa di estremamente diverso. In molti composti che vengono venduti nelle erboristerie e proposti come “medicina alternativa”, se si riesce a volte a trovare 1 ppm di principio attivo è già tanto. E non perché contengono una tossina talmente letale che potrebbe da sola uccidere un elefante, ma per il semplice fatto che in molti casi, alla fine, è solo acqua quella che ci viene venduta. E ciò è scritto spesso e volentieri sulla confezione, non servono studi scientifici che lo dimostrino!

Inoltre, l’omeopatia si basa su un principio logicamente alquanto strano: il rimedio appropriato per una determinata malattia sarebbe dato da quella sostanza che, in una persona sana, induce sintomi simili a quelli osservati nella persona malata. Questa sostanza viene quindi somministrata in forma molto diluita nel malato.

Quindi ad un uomo malato d’influenza gli somministriamo un altro ceppo del virus? E a chi ha una allergia al fieno, invece degli antistaminici gli diamo un piccolo fascio di gramigna?

Continuando a cercare in rete, poi, si trova anche questo:

“L’omeopatia si differenzia dalla medicina tradizionale anche per la natura dei rimedi. I rimedi omeopatici nella pratica utilizzano prodotti vegetali (piante, parti di piante, escrezioni di esse), prodotti animali (animali interi, parti di animali, escrezioni di esse) e minerali.”

Perché, la maggior parte dei farmaci, prima che venissero prodotti con la bioingegneria per averne quantità maggiori con maggior sicurezza, da dove provenivano? La penicillina, la digitale, I’insulina, i vaccini e molti altri farmaci, veleni come l’arsenico o il cianuro, non sono stati trovati nel mondo che ci circonda?

L’acido acetilsalicilico ad esempio: il componente dell’aspirina, non è stato trovato forse nella corteccia e nelle foglie del salice? Già Ippocrate, il greco padre della medicina moderna conosceva gli effetti di quest’albero e ne somministrava ai suoi pazienti per abbassarne la febbre.

Ma esistono studi a favore dell’omeopatia! Verissimo, su PubMed ce ne sono molti, ma non quanti quelli per tutte le altre tipologie di farmaci usate al posto di quel composto.  Inoltre vengono pubblicati, ovviamente, solo quelli che hanno avuto successo: per la legge dei grandi numeri, se faccio mille test con farmaci omeopatici, una di sicuro avrà qualche risultato, mentre degli altri 999 che hanno fallito è inutile parlare. Hanno la stessa efficacia dei placebo, ed è cosi che vengono considerati dalla comunità scientifica (Lancet, 2005).

Molto meglio affidarsi quindi ai classici rimedi della nonna, intrisi di una saggezza popolate e storica vecchia come il mondo. Se per oltre mille o duemila anni avranno fatto effetto, un perché ci sarà. E credo sia stata prima lei, la  nonna dei nostri avi a insegnare agli scienziati, in un mondo dove la scienza si limitava ancora a interrogarsi sul perché non ci stacchiamo da terra o si impegnava a dare nomi alle stelle, che se mangi l’amanita muscaria muori avvelenato o hai le allucinazioni.

Torniamo invece al bicarbonato, al limone e al loro ”miracoloso potere curativo”.

Leggendo il perché, si scopre che secondo questi “studiosi”, assumendo regolarmente il bicarbonato si abbassa il ph del sangue, mentre il limone al contrario, lo innalza. Ciò cambia il naturale equilibrio del corpo, e fa sì che le cellule cancerose muoiano, non trovandosi nel loro naturale ambiente di sviluppo e di riproduzione.

L’idea di fondo non sarebbe male, stupenda, se non per due motivi:

1) Chiunque abbia letto un qualche articolo scientifico serio o abbia delle conoscenze in materia sa che il corpo umano mantiene regolarmente a prescindere il suo ph sanguigno a 7,4 mediamente grazie ai sistemi tampone (un “sistema tampone” è un insieme di sostanze chimiche presenti in natura e anche nel nostro corpo capaci di rispondere automaticamente ai cambiamenti di acidità o basicità, portandolo ai livelli precedenti al cambiamento).

2) Il perché il sistema tampone è presente anche nel nostro corpo e nel nostro sangue è dovuto al fatto che se il ph si sposta da questi valori anche solo di poco, si rischiano due sindromi gravi letali: l’acidosi o l’alcalosi metabolica, che sono rispettivamente l’abbassamento e l’innalzamento dell’acidità del sangue. Ciò perché gli enzimi del corpo umano sono tarati per lavorare a specifici ph nei loro ambienti cellulari ed extracellulari. Se cambia la concentrazione acido-base nel sangue e non viene equilibrata, gli enzimi semplicemente smettono di funzionare, e le funzioni metaboliche di conseguenza si arrestano. Cosa porta ciò? La morte.

 Infine, la filosofia vegana. Uno stile di vita decisamente poco coerente diffuso anch’esso dalla rete. Ma vediamo il perché.

 “Vegano” è chi non utilizza o mangia niente di origine animale, e viene spesso confuso con i vegetariani, da cui si allontana in quanto la sua vita è molto ben diversa. O almeno dovrebbe esserlo. Tentano entrambe queste categorie di farci credere che uccidere animali per l’alimentazione è sbagliato perché sono esseri viventi come noi, che soffrono e che dobbiamo nutrirci solo dei prodotti della terra. Perché? Le piante forse non seguono anche loro il ciclo vitale? Non nascono, crescono, si riproducono e muoiono, come ci hanno insegnato fin da bambini? Le pietre non seguono questa legge, ma nessuno le mangia!

 “L’uomo in origine era un raccoglitore, e viveva meglio di adesso, immerso nella natura!”

Forse, ma quando trovava una carcassa di gazzella nella savana non si faceva troppi scrupoli: sulle ossa fossili di 3 milioni e mezzo di anni fa sono stati trovati segni sia di denti di grandi felini (quindi antenati di tigri e leoni) che dei nostri predecessori. E poi era relativamente più facile rubare il corpo di un animale morto che correrci dietro da vivo, meno stancante anche se meno onorevole, ma quando si tratta di sopravvivenza l’onore è una cosa che non conta molto.

Ma i vegani, oltre a ciò, dicono di ripudiare ogni prodotto di origine animale: quindi niente uova, latte, e persino la lana per l’abbigliamento.

Ma da dove proviene il poliestere per la microfibra, per i collant o le imbottiture per i cappotti, ad esempio? Non viene forse dal petrolio, ovvero animali morti? E il carburante della vostra auto? L’energia elettrica delle vostre abitazioni?

Fino ad ora non ho mai visto un vegano che vivesse rispettando appieno questo stile di vita: con pannelli solari propri per l’energia elettrica, che vada in giro con una bicicletta di legno da lui costruita e che si riscaldi con il fuoco del termocamino (cosa che faccio io, tra l’altro). E neanche un diabetico vegano che rifiutasse l’insulina o altre terapie, essendo derivati animali, stranamente.

Per chi mastica un po’ della lingua d’oltreoceano, ecco cosa intendo dire con una simpatica vignetta di Dilbert:

Vignetta satirica riguardo il veganismo.
Tutti i diritti riservati  

E i problemi legati alla salute?

Secondo coloro che propinano questi stili di vita, non ce ne sono: tutto è già presente in natura e contenuto nei vegetali e basta prendere ogni tanto qualche integratore.

Falso. Gli acidi grassi animali, gli amminoacidi, molti sali minerali, colesterolo e altri composti fondamentali per la vita in natura non si trovano se non nella carne animale e nel pesce.

E gli integratori di proteine? Da dove provengono se non dagli animali o comunque da colonie batteriche?

Coloro che si nutrono esclusivamente di vegetali hanno molti problemi di salute a lunghissimo tempo, e ciò è stato ampiamente dimostrato: si invecchia prima, la vita media si abbassa e si hanno numerosi problemi al sistema osteomuscolare. L’uomo è un onnivoro, nolente o volente, non un erbivoro come le mucche o gli agnelli tanto amati e difesi da alcuni.

Nel mondo che ci circonda l’uomo non è stato né il primo né l’unico allevatore. Le formiche in natura da sole conquistano e difendono con vere e proprie guerre intere colonie di afidi, piccoli acari infestanti di alcune piante, presenti anche nei nostri giardini. Gli afidi non vengono mangiati dalle formiche, mentre queste ultime le difendono avendo in cambio la soluzione zuccherina che gli afidi succhiano dalle piante e che usano per la loro alimentazione.

Bisogna sfatare poi il mito della carne dei poveri: i legumi. Essi contengono ferro. È un dato di fatto, ma non possono e non devono sostituire la carne. Ogni nutrizionista serio lo sa e lo dice a chiunque deve fare una dieta specifica, sia essa dimagrante, da sportivo o vegetariana. Perché? Perché il ferro in essi contenuti è in forma inorganica, ovvero minerale, e il corpo non riesce ad assorbirla con la stessa facilità con cui assorbe la forma organica contenuta nelle carni. L’intestino umano assorbe il 2-10% di ferro inorganico contenuto nei legumi e da altri vegetali ferrosi come gli spinaci, mentre dalla stessa quantità di carne ne riesce ad estrarre il 10-35%.

Quanti vegetariani, nonostante la dieta ricca di legumi che seguono per sopperire a questa carenza, comprano barrette proteiche ricche di ferro o direttamente farmaci?

Non prendiamo tutto ciò che circola nel web come oro colato. In molti, spesso, fanno della disinformazione la loro unica arma. Salvaguardiamoci leggendo un articolo, un testo, una rivista o un fumetto: anche loro a volte sono più seri di molti ciarlatani, per il semplice fatto che sappiamo a priori essere frutto della fantasia dell’uomo.

Se non riuscite a prendere sonno la sera, fatevi da voi una bella camomilla piuttosto che assumere qualsiasi altra cosa, che sia un farmaco o una pillola di zucchero presa in erboristeria e, se proprio non potete procurarvela naturalmente, compratela in un supermercato. Di sicuro avrà maggiori effetti.