Esempio di un preparato per vaccinazioni
Esempio di un preparato per vaccinazioni

Nonostante le evidenze scientifiche ancora oggi ci sono dubbi e controversie sull’utilizzo dei vaccini. Ma come funziona un vaccino? Grazie alla sua diffusione da cosa siamo riusciti a proteggerci e da cosa ci proteggeremo in futuro?

E’ noto ai più come una precedente risposta immune nei confronti di un agente infettante renda un individuo meno suscettibile o addirittura resistente ad una reinfezione. Grazie a questa osservazione sono cominciate intorno al 1700 tutta una serie di pratiche attraverso le quali si è cercato di conferire ad un individuo una protezione immunitaria nei confronti delle malattie infettive. Si definisce “vaccino” una preparazione farmacologica antigenica, questo una volta somministrato induce una reazione immunitaria specifica di tipo umorale e/o cellulo-medita che lo proteggerà, in futuro, dall’aggressione del patogeno nei confronti dei quali è stato vaccinato. Quindi parliamo a tutti gli effetti di una pratica profilattica per insegnare al nostro corpo a ricordare e a riconoscere un patogeno, in maniera tale che possa avere rapidamente i mezzi per poter sconfiggere un’eventuale infezione. Un vaccino per essere efficace deve mantenere le caratteristiche antigeniche del patogeno corrispondente, perdendo però tutti quegli attributi che consentono al microrganismo di danneggiare l’ospite.

La pratica dell’immunizzazione attiva ha cominciato ad avere una base scientifica intorno al 1796 grazie ad Edward Jenner che studiò attentamente il vaiolo. Va menzionato che precedentemente esisteva già una pratica in estremo Oriente definita “vaiolizzazione”, questa consisteva nell’inoculazione nel soggetto sano di materiale proveniente da pustole di soggetti affetti da un vaiolo leggero; ovviamente questa pratica era basata su osservazioni empiriche, ciononostante non era troppo lontana da quello che poi osservò Jenner secoli dopo. Egli cominciò a studiare il vaiolo bovino e dimostrò che inoculando materiale infetto, proveniente da lavoratori che lo avevano contratto, stando molto a contatto con gli animali, in soggetti sani questi non contraevano successivamente la malattia. E’ proprio da questo studio che deriva la parola “vaccino”. Circa 100 anni dopo Louis Pasteur dimostrò la possibilità di attenuare alcuni microrganismi patogeni per usarli in seguito come vaccini. L’uso dei vaccini nella terapia, invece, si deve a Wright.

Nonostante tutte le evidenze scientifiche a sostegno della tesi che l’introduzione della vaccinazione nella pratica clinica sia una rivoluzione nell’ambito della prevenzione di gravissime malattie infettive, questa ha incontrato non pochi problemi nella sua diffusione. Celebre fu il caso di Papa Leone XII che sembrò schierarsi contro la diffusione del vaccino antivaioloso, dichiarando il proprio dissenso in una lettera inviata ad un ambasciatore austriaco dell’epoca. La Chiesa sosteneva che un flagello come il vaiolo o ancora prima la peste non potevano che essere voluti da Dio come punizione per i peccati umani e che quindi un tentativo proveniente dagli stessi per cercare di evitare una punizione divina fosse decisamente anticlericale. Nonostante i suoi tentativi di scoraggiare il popolo a sottoporsi all’immunizzazione, il vaccino antivaioloso divenne obbligatorio nel 1859 nel Regno d’Italia, accompagnato da grandi campagne pubblicitarie. Purtroppo anche oggi nel XXI secolo assistiamo a movimenti antiprogressisti che sostengono che i vaccini siano solo una speculazione delle case farmaceutiche, oppure di genitori troppo apprensivi che preferiscono esporre i propri figli ad immensi rischi piuttosto che vaccinarli per paura degli effetti collaterali, che al giorno d’oggi sono ridotti ad una casistica il cui divisore è nell’ordine dei milioni. Purtroppo negli anni si sono diffuse anche false voci a tal proposito come la vicenda delle controversie del vaccino MPR (morbillo-parotite-rosolia), vivamente consigliato da fare nella prima infanzia, secondo cui era direttamente correlato ad alcune forme di autismo sviluppato da alcuni bambini che erano stati sottoposti all’immunizzazione. Successivamente è stata scientificamente provata l’inesistenza di questo collegamento.

Ma la crociata dei vaccini a cosa ci ha effettivamente portato? Quali sono stati i risultati di questa rivoluzione scientifica? Di quali malattie ci siamo definitivamente liberati? Da quali possiamo ancora liberarci grazie ai vaccini?

  • Poliomielite: Il virus responsabile è il Poliovirus, questo normalmente si localizza nei motoneuroni danneggiandoli. Le lesioni si accompagnano di solito a delle infiltrazioni cellulari che aggravano la situazione distruggendo i motoneuroni. Questo causa la paralisi flaccida dei muscoli innervati (quindi con sintomatologia differente a seconda del focolaio d’infezione). Spesso esita in guarigione spontanea ma con gravi menomazioni della funzionalità muscolare. Questa malattia raggiunse il suo picco nel 1952 in cui si registrarono più di 21.000 casi, grazie alla diffusione del vaccino l’ultimo caso registrato in Italia fu nel 1982, permettendoci di definire eradicata la malattia. L’OMS ha dichiarato recentemente di aver eradicato la malattia da più dell’80% del mondo.
  • Vaiolo: Causato dal virus Variola, questo attacca preferenzialmente le cellule della cute, causando le classiche lesioni associate alla malattia. Il rash si sviluppa 24-48 ore dopo la comparsa delle lesioni della mucosa, tipicamente in primo luogo alla fronte, per poi rapidamente localizzarsi a tutto il viso, agli arti e al tronco. L’intero processo dura non più di 24-36 ore. A questo punto la malattia può svilupparsi secondo diverse modalità, originando quattro diversi tipi di vaiolo: ordinario, modificato, maligno ed emorragico. Il vaiolo è caratterizzato da una mortalità del 30%, tuttavia le forme maligne ed emorragiche sono normalmente fatali. Ad oggi questa temibile malattia è scomparsa definitivamente, nel 1979 è stato ufficialmente eradicato dal pianeta. Viene conservato esclusivamente in laboratori ad alta sicurezza per averne disponibilità nel caso di un’improbabile diffusione del virus.
  • Meningite: E’ un affezione dei rivestimenti del SNC, può essere causata da numerosi patogeni, i più temibili dei quali, soprattutto per i neonati sono Hamophilus influenzae e Neisseria Meningitidis, nei confronti dei quali sono stati allestiti vaccini efficaci a cui molti scienziati stanno ancora lavorando per cercare di portare l’efficacia il più vicino possibile al 100%. Questo è reso complicato soprattutto nel caso di Neisserie per l’esistenza di ceppi scarsamente immunogeni che risultano molto difficili da trattare per l’allestimento di un vaccino in grado di provocare una risposta immunitaria adeguata nell’ospite. L’impegno di scienziati di tutto il mondo ha ridotto drasticamente la mortalità di neonati per quest’infezione drammatica che altrimenti porterebbe a morte entro poche ore i soggetti colpiti.
  • Difterite: Causata da Corynebacterium diphteriae. Questo provoca una pericolosa faringite caratterizzata dalla cosiddetta “cotenna difterica”, ossia un essudato grigiastro che ricopre la mucosa faringea causato dalla forte risposta infiammatoria dovuta al batterio ed alla diffusione della sua pericolosa tossina che rapidamente entra in circolo danneggiando miocardio, fegato, reni, nervi cranici e periferici.

Per completare la lista delle malattie di cui ci siamo liberati, o di cui almeno adesso possiamo controllare la diffusione, bisogna aggiungere: Morbillo, Parotite, Pertosse, Rosolia, Tetano, Epatite B . Non bisogna dimenticare i vaccini sviluppati per particolari categorie professionali a rischio come quelli contro Tifo, Rabbia, Varicella, Tubercolosi (grazie al bacillo di Calmette-Guerin), Pneumococcosi, Influenza (vaccino da ripetere ogni anno per l’estrema variabilità dei ceppi virali che causano le epidemie, consigliato ai bambini, ai soggetti debilitati ed agli anziani).

Negli ultimi anni è stato sviluppato un vaccino contro l’HPV (Human PapillomaVirus) responsabile di lesioni con tendenza all’evoluzione maligna a carico del collo dell’utero. I vaccini anti-HPV, somministrati prima dell’esposizione al virus, prevenendo le lesioni genitali precancerose (del collo dell’utero, della vulva e della vagina), di fatto riducono notevolmente la possibilità di sviluppo di neoplasia maligna. Inoltre, il vaccino quadrivalente, previene anche le lesioni condilomatose, benigne, in entrambi sessi e quindi riduce notevolmente la diffusione del virus.

La strada davanti ai ricercatori è ancora lunga e piena di difficoltà, basti pensare a quante volte negli ultimi mesi si sia affermata la necessità di sviluppare velocemente un vaccino contro il virus Ebola. Grazie all’impegno di questi supereroi in camice che lavorano dietro le quinte e che in pochi conoscono, possiamo vivere le nostre vite al sicuro, perché hanno insegnato al nostro corpo tutto quello che c’è da sapere sulle malattie più pericolose e gli hanno dato tutte le armi per difendersi. Per fortuna, il nostro corpo è un alunno che impara tutto e lo fa in fretta. Quello che possiamo fare per aiutarli è cercare di diffondere ancora di più la cultura dei vaccini, non permettere più che ci siano bambini privati del loro diritto alla vaccinazione e magari cercare di importare questa cultura anche nei paesi non industrializzati, per cercare di diminuire drasticamente la mortalità, soprattutto infantile, anche lì.

Fonte | Immagine in evidenza: http://en.wikipedia.org/wiki/Smallpox