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Necrofagia adoperata da un gatto nei confronti del padrone deceduto tra le mura domestiche

Esiste una vecchia storia di Edgar Allan Poe, chiamata ‘ Il gatto nero’ dove si narra la storia di un uomo e del suo rapporto difficile con un gatto domestico e di come quest’ultimo, irritato ed indispettito dagli atteggiamenti arroganti del padrone, lo abbia poi condotto alla sciagura ed alla rovina.

Quello che vado a raccontarvi oggi non è una pagina horror tratta da un romanzo ma una costante molto particolare che si verifica nei casi di decessi intramoenia e che vede protagonisti gli animali domestici. E’ infatti noto che spesso il rapporto uomo animale vada ben oltre un semplice rapporto di reciproco interesse o di reciproca compagnia instaurandosi al contrario una vera e sincera amicizia tra le due parti a volte davvero difficile da comprendere fino in fondo, soprattutto dal punto di vista dell’animale. Cani e gatti oggi sono parte integrante di molti nuclei familiari e, allo stesso modo, gli uomini diventano la loro famiglia. E come gli uni si occupano degli altri provvedendo ai loro bisogni così gli animali contraccambiano, ma non sempre con le coccole…

Le morti intramoenia sono molto più frequenti di quel che si pensi all’interno del mondo occidentale. Sono soprattutto legate a persone anziane e sole, spesso abbandonate dalle loro famiglie, che vivono con animali in casa e che generalmente non mantengono molti rapporti sociali. Questi uomini e queste donne che vivono all’ombra delle città soffrono spesso di patologie cronico degenerative tipiche della loro età ed avrebbero bisogno di assistenza, che spesso non ricevono.

Finiscono così per l’essere dimenticati da tutto e da tutti, fino a che qualcuno insospettito per un cattivo odore o per l’eccessivo stato di abbandono di un rudere non decide di chiamare la polizia per un sopralluogo.

Non raramente la polizia si trova a sfondare porte di appartamenti e ritrovare cadaveri riversi a terra, su un divano, sui letti, in cucina, appesi ad una corda (impiccagione), dissanguati, suicidi o omicidi morti da chissà quanto tempo. Accade talvolta che lo stato putrefattivo sia così avanzato che la casa sia del tutto inaccessibile se non attraverso dispositivi di protezione individuale che proteggano i forensi da contaminanti presenti nell’area. E talvolta fare sopralluoghi con la scientifica diventa impossibile, una specie di caccia all’ago nel pagliaio in mezzo a liquidi percolati, blatte, ratti, cadaveri di animali defunti e a loro volta in putrefazione.

Accade così che le morti intramoenia passino inosservate. Ma inosservate per gli uomini. I piccoli animali residenti nelle abitazioni o provenienti dall’esterno non sono mai indifferenti davanti ad un cadavere. Esistono vari livelli di necrofagia nel mondo animale. Alcuni sono veramente elementari e riguardano perlopiù l’aspetto commensale come accade per ratti o blatte. Altri sono invece del tutto slegati dalla componente alimentare ma connessa ad un vero e proprio rito. Succede quindi che cani e gatti che sono vissuti per anni con i loro padroni li accompagnino anche nella loro morte, non trasportandone il feretro ma mangiandone i tessuti molli di testa e braccia, caviglie, gambe, mani, collo, genitali.

Sia ben chiaro, nessun etologo sa perché gli animali domestici si comportino con esattezza in questo modo. Sicuramente in parte c’è una ragione fortemente empirica legata al gesto (cercare di rinsavire il padrone, cibarsene per evitare di morire di inedia e molto altro) ma d’altra parte non si può escludere né sottovalutare una vera e propria reazione emotiva al lutto.

Insomma gli animali sono dei veri amici, che aiutano sempre nel momento del bisogno, anche quando si tratta di accompagnarti alla morte o di omaggiarti con un ultimo “bacio”

FONTI | Immagine in evidenza: Atlas of forensic pathology, Joseph A Prahlow and Roger W. Byard, Springer, 2012

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Redazione | Nato a Torre del greco il 27/03/1992 5°anno facoltà di medicina e chirurgia Federico II Napoli Appassionato di molte discipline diverse la medicina rappresenta sicuramente la più importante. Non disdegno alcun settore ma le branche che più mi interessano sono quelle della diagnostica clinica, della dermatologia, della ricerca oncologica, della farmacologia, della pediatria e della medicina interna. La mia idea di medico è quella di un lavoro di gruppo che possa essere parte di un team multidisciplinare ben strutturato che garantisca ai pazienti un iter di cura completo ed efficace. Spero un giorno di poter fare esperienze anche in zone di guerra specialmente in medio oriente magari con MSF o Emergency