Il caffè, una delle bevande più consumate al mondo, è in grado di esercitare numerosi effetti (benefici e non solo) sul nostro organismo. Secondo i ricercatori della Harvard School of Public Health di Boston ciascuno potrebbe trarre il meglio dal consumo quotidiano di caffè. Ecco perché.

Affonda radici secolari quella della prima pianta di caffè. Presente in Cina da migliaia di anni, ma divenuta popolare solo nel XV secolo, si diffuse a partire dal Medio Oriente per arrivare in Europa circa un secolo dopo, candidandosi a diventare una vera e propria istituzione culturale in moltissimi paesi con culture anche profondamente diverse.

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Pianta di Caffea variante Arabica. Le bacche contenenti i chicchi sono in differenti fasi di maturazione.

Sebbene oggi i principali produttori mondiali siano paesi del Sud America, il caffè è di provenienza essenzialmente araba.

La bevanda, così come la conosciamo, proviene da chicchi della pianta Coffea che, una volta giunti a maturazione, subiscono un processo di tostatura e macinazione che ne consente la solubilizzazione in acqua.

Quello che da sempre è stato apprezzato, oltre al gusto inimitabile, sono le proprietà che il chicco di caffè possiede. Proprietà che derivano essenzialmente dal suo costituente principale: la caffeina.

La molecola: assorbimento e metabolismo

La caffeina, o 1,3,7-trimetilxantina, è un alcaloide presente in natura in diverse piante oltre a quella da caffè: té, cacao, cola, guaranà.

Viene assorbita dallo stomaco e dal primo intestino, giungendo alla massima concentrazione entro 60 minuti. Si distribuisce quindi a tutti i tessuti, in particolare al fegato dove viene metabolizzata in tre dimetilxantine: la paraxantina (84%) che ha effetti positivi sulla lipolisi e la liberazione di acidi grassi e glicerolo utilizzati successivamente dai muscoli; la teobromina (12%) che ha effetti vasodilatatori e agisce su cervello e muscoli aumentando l’afflusso di ossigeno e sul glomerulo, aumentando la filtrazione e quindi la diuresi; infine la teofillina (4%) che ha prevalentemente azione cronotropa e inotropa positiva nei confronti del cuore, aumentando frequenza e forza di contrazione.

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Gli effetti di questa molecola sono quindi tantissimi, sia positivi che negativi, e vengono esercitati essenzialmente a tre livelli: cardiocircolatorio, nervoso ed endocrino.

A livello cardiocircolatorio è in grado di aumentare il battito cardiaco e l’afflusso di sangue ai muscoli, grazie all’azione esercitata sul sistema nervoso simpatico dagli aumentati livelli di adrenalina e noradrenalina caffeina-indotti.

A livello nervoso è in grado di migliorare la concentrazione, i riflessi e il grado di attenzione, possedendo inoltre una modesta attività analgesica. Tutto ciò grazie alla sua conformazione liofila che permette alla molecola di oltrepassare la barriera emato-encefalica.

Infine a livello endocrino è in grado di stimolare la sintesi di acido gastrico e aumentare la diuresi.

Grazie a queste proprietà e al largo consumo mondiale quotidiano, la caffeina è considerata la sostanza psicoattiva più diffusa e utilizzata al mondo.

Ma quali sono gli effetti collaterali e come possono cambiare da soggetto a soggetto?

I principali effetti collaterali sono dovuti ad una introduzione eccessiva di caffeina nell’arco della giornata e tra i più comuni troviamo i classici “tremori da caffeina”, insieme a nervosismo, stati d’ansia, palpitazioni e irrequietezza.

Questi possono diventare man mano più gravi fino alla comparsa di stati maniacali, aritmie, gravi disturbi gastrointestinali e, addirittura, rabdomiolisi. Ma per fortuna si tratta di eventi rari, che si verificano dopo assunzioni massicce e continuative di caffeina (si parla di decine e decine di tazzine, ndr).

I sintomi più eclatanti, tuttavia, si manifestano sugli animali, cui la caffeina ha un potente effetto disorientante e addirittura insetticida.

Ragno prima e dopo somministrazione di caffeina: la capacità di tessere la tela secondo la classica conformazione geometrica è del tutto compromessa Fonte: Wikipedia
Ragno prima e dopo somministrazione di caffeina: la capacità di tessere la tela secondo la classica conformazione geometrica è del tutto compromessa
Fonte: Wikipedia

Nell’uomo, sebbene gli effetti siano sostanzialmente gli stessi, ciò che varia è la concentrazione di caffeina necessaria da raggiungere perché questi si manifestino.

Basandosi su questa premessa, i ricercatori della Harvard School of Public Health di Boston hanno studiato oltre 120.000 soggetti di origini Europee e Afro-Americane, consumatori abituali di caffè, per studiarne il profilo genetico e le potenziali interferenze tra esso e gli effetti della caffeina sull’organismo di ciascuno.

Ciò che è venuto fuori è la scoperta di sei nuovi loci genetici che si vanno a sommare a due già precedentemente conosciuti. Questo gruppo di geni avrebbe un ruolo chiave nel determinare la differente farmacodinamica (loci BDNF e SLC6A4) e farmacocinetica (loci ABCG2, AHR, POR e CYP1A2) della caffeina sull’organismo di ciascun individuo.

In particolare, polimorfismi a singolo nucleotide di GCKR, MLXIPL, BDNF e CYP1A2 sono stati riscontrati in soggetti che fanno maggiore consumo di caffè. Gli stessi loci erano già conosciuti per la maggiore predisposizione alla dipendenza da sigarette e all’accumulo di tessuto adiposo. Anche se, contestualmente avevano effetti benefici sulla pressione sanguigna e sui lipidi circolanti.

Sulla base di questi risultati ciò che più ha colpito i ricercatori è che, sebbene la caffeina abbia una costellazione di effetti potenzialmente uguali da individuo ad individuo, quello che cambia notevolmente è la sensibilità che ciascuno possiede nei confronti di questa molecola che, di conseguenza, possederebbe una certa variabilità interindividuale sia in termini di farmacodinamica che di impatto sulla salute.

Questo spianerebbe la strada alla modulazione della quantità di caffeina introdotta in base alle esigenze di ciascuno, cosicché possano essere sfruttate prevalentemente le potenzialità benefiche a discapito di quelle negative. Cosa non da poco.

Ricordiamo che ad oggi la dose quotidiana consigliata non dovrebbe superare i 300mg, pari a circa cinque tazzine di caffè. Tuttavia, a causa delle abitudini e anche della grande quantità di prodotti contenenti caffeina (energy drinks, cola, te, ecc) è molto facile arrivare a raggiungere e superare la soglia consigliata. Se è vero che gli effetti positivi sono tanti è anche bene considerare che l’eccesso, nella vita, non fa mai bene.

Ci auguriamo che in futuro, grazie a questa ricerca, ciascuno sarà in grado di modulare la dose di caffè per ottenere i benefici che desidera, senza quindi rinunciare ai piaceri di una delle bevande più buone e diffuse del mondo.

 

FontePubMed