Quando il computer diventa medico
Quando il computer diventa medico

Nell’era della comunicazione veloce, in quello spazio immaginario che per centinaia di anni è stata una vera e propria “zona franca” tra cultura del medico e “fisiologica ignoranza” del paziente, oggi si pone uno strumento infinitamente utile e allo stesso tempo potenzialmente dannoso: internet.

Dalla nascita del World Wide Web, nel “lontano” 1991, internet ha cambiato indubbiamente il modo di comunicare a livello globale. In maniera graduale, ma neanche troppo lenta, la rete e il digitale stanno soppiantando il cartaceo, punto di riferimento di intere generazioni per quanto riguarda l’informazione, la ricerca e lo studio.

Oltre all’informazione giornalistica, che certamente ha subito un feroce cambiamento rispetto al secolo scorso,  dallo sviluppo degli ultimi decenni ha preso una nuova “vera” vita l’informazione medico-scientifica.

Oggi il web viene ampiamente utilizzato nel mondo della sanità, sia dal medico che dal paziente.

Il medico ha a disposizione una infinita e crescente quantità di risorse scientifiche facilmente accessibili messe a disposizione da colleghi di tutto il mondo. Basti pensare ai database che raccolgono descrizioni, casistiche e caratteristiche delle migliaia di malattie rare scoperte finora; ai motori di ricerca in grado di scandagliare milioni di lavori scientifici aggiornati quotidianamente, permettendo di essere costantemente aggiornati; o ancora i network che permettono a medici di tutto il mondo di collaborare e creare gruppi di studio, lavorando e scambiandosi idee e risultati a distanza su ricerche scientifiche e nuove terapie; fino allo streaming live, nel corso di convegni e corsi di aggiornamento, che permettono di seguire a distanza operazioni difficili e uniche nel loro genere.

Non deve stupire che in futuro (neanche troppo lontano, ndr) sarà possibile addirittura operare a distanza tramite una console e una connessione internet, un paziente che si trova da un’altra parte del mondo, con l’ausilio di un robot, secondo il “Sistema Chirurgico da Vinci”, in onore dello scienziato del ‘400.

E il paziente?

Il paziente, dal suo canto, ha a disposizione una parte delle stesse risorse offerte al medico, a cui si aggiungono siti e forum, spesso gestiti dagli stessi professionisti o da semplici appassionati del settore.

Per chi ha bisogno di vederci più chiaro è oggi possibile comunicare facilmente con team di medici ed esperti, confrontarsi con utenti ed effettuare le proprie ricerche su argomenti che prima venivano affrontati e chiariti esclusivamente tra le mura degli ospedali insieme a medici e personale sanitario.

Se da un lato ciò ha permesso di accorciare quel “gap culturale” tra medico e paziente in termini di conoscenze di base, dall’altra ha creato e continua a creare dei problemi di comunicazione, talvolta anche piuttosto importanti.

Spesso, proprio facendo affidamento su ciò che si legge su internet, o confrontandosi con storie di patologie, apparentemente simili alle proprie, molta gente pensa di poter sostituire il proprio medico con il web.

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Molti si affidano a dr. Google per ricevere diagnosi o prescrizioni: peccato non abbia la laurea!

Nei casi peggiori si arriva a porsi (o ancora peggio a porre) vere e proprie autodiagnosi, ignorando del tutto alcuni principi base del funzionamento del organismo umano. Ciò può non solo allungare il tempo che intercorre tra l’insorgenza della patologia e la diagnosi da parte di uno specialista ma, addirittura, può influenzarne la prognosi e il decorso.

Quello che spesso si sottovaluta è il grande condizionamento che una notizia, un’esperienza esterna o una ricerca fatta sul web possano imprimere a una persona che pensa di essere malata o, ancora peggio, che cerca di convincersi del contrario.

Nel primo caso il “paziente ipocondriaco” arriverà dal medico con una mole di nuovi sintomi che prima di consultare il web non sapeva nemmeno di avere; nel secondo caso, molto peggio, si continuerà ad evitare la visita dal medico, posticipando la possibile diagnosi di qualcosa che, magari, cova indisturbato dentro di se’.

E allora come venirne fuori? 

Internet ha contribuito e contribuisce quotidianamente a diminuire il gap culturale tra medico e paziente. L’informazione accessibile ha permesso al medico di poter comunicare più facilmente, in termini scientifici, col paziente che ha di fronte; ma il rovescio della medaglia vede un progressivo allontanamento in termini emotivi e, soprattutto, di fiducia da parte del paziente nei confronti del proprio medico.

La figura del “guaritore” rischia così di essere messa in gioco da meccanismi di terrorismo psicologico messi spesso in atto dalla controinformazione. O, talvolta, è proprio il nostro cervello a metterci fuori strada, decidendo di porre la fiducia in qualcosa che ci accompagna quotidianamente e di cui non abbiamo paura (il web) piuttosto che in uno specialista.

Ricerca, informazione e sapere. Essere in grado di discernere il giusto dallo sbagliato e dal dannoso è sempre parecchio difficile per tutti, ma quando si parla di salute, c’è chi ha studiato una vita per mettere tutto se stesso nell’aiutare chi soffre e chi ha bisogno, e che mai potrà sostituirsi a una manciata di nozioni sparse per il web: questo è il medico.