Stipendi fermi, turni sempre più lunghi a causa del blocco delle nuove assunzioni e strutture ospedaliere nel caos a causa dei tagli di risorse. La storia dei medici italiani racconta di professionisti costretti a trovare ogni giorno soluzioni nuove a problemi che sono stati creati principalmente dalla politica. Nel frattempo la preoccupazione maggiore è diventata quella di evitare di incorrere nelle troppo frequenti denunce di malasanità.

La vita del medico, nell’Italia ormai stremata dalla crisi economica iniziata nel 2008, non è affatto come molti ci si aspetterebbero. Negli ultimi anni la sanità è stata ridotta all’osso dall’intervento dei vari governi che, di volta in volta, l’hanno usata come un bancomat da dove attingere per “tappare” i buchi di bilancio che si stavano creando con altre riforme improvvisate.

A fine settembre l’associazione Anaoo Assomed ha pubblicato gli (sconvolgenti) dati del sondaggio realizzato da SWG tra i medici italiani: a dispetto di quanto si possa immaginare, il mito del camice bianco benestante e senza preoccupazioni ha lasciato il posto ad una dura realtà caratterizzata dal 58% di professionisti economicamente scontenti, dal 48% di loro emotivamente sfinito e addirittura dal 68% che afferma di essere continuamente stanco del proprio lavoro e della propria vita.

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Risposte del sondaggio alla domanda quanto conta oggi la competenza professionale e la preparazione per fare carriera.

Nonostante ciò c’è unanimità tra gli addetti del settore sulle cause che hanno portato, una delle figure lavorative più invidiate d’Italia, in questa condizione così pietosa: per il 77% del campione analizzato la responsabilità, soprattutto per le mancate progressioni di carriera, è da attribursi al ruolo che la politica ha avuto (e sta continuando ad avere) nella sanità. Contano più gli agganci con il politico di turno che le competenze e il curriculum. 

Proprio per questo motivo il 97% dei medici intervistati chiede di avere più peso nelle scelte aziendali, mentre circa 2/3 di loro accusano le pretese che la politica ha avanzato sulla medicina (in particolare dal 1990 in poi) per l’attuale situazione economica in cui versa il nostro SSN (ndr. Sistema Sanitario Nazionale).

Il segretario nazionale di Anaoo, Costantino Troise, sottolinea questo aspetto spiegando come:

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Le cause della crisi del SSN viste attraverso le risposte date dai professionisti intervistati.

Le riforme del sistema sanitario del 1992 e del 1999 hanno fallito l’obiettivo di reclutare i medicina nella gestione degli ospedali. I dipartimenti e il collegio di direzione, anche se formalmente istituiti, non hanno avuto riconosciuto il ruolo di collaborazione nelle scelte di politica gestionale. Il governo clinico è stato un obiettivo mancato e la dirigenza medica è stata relegata in un ruolo subalterno, ridotta al rango di fattore produttivo da controllare, sebbene impegnata in una difesa di valori professionale sempre più minacciati dalla invadenza della politica” – dott. Costantino Troise.

Forti dello slogan “l’ospedale non è una fabbrica” i responsabili dell’associazione contestano come la mentalità “aziendalistica” applicata agli ospedali non funziona: a pagarne il prezzo maggiore sono, in ultima istanza, i medici che non riescano ad ottenere risultati migliori nella pratica quotidiana, anzi circa il 50% degli intervistati dichiara che è in atto un peggioramento della qualità dell’assistenza sanitaria ospedaliera nel nostro Paese.

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Cause del peggioramento delle condizioni generali degli ospedali secondo i medici intervistati.

Se questo non bastasse a far capire la quantità di stress che ogni giorno questi professionisti sono costretti a gestire per il bene dei loro pazienti, è di pochi giorni fa la notizia che in Francia una donna di 28 anni è morta di infarto durante il parto a causa della “malpratice” dell’anestesista che l’avrebbe dovuta assistere durante l’intervento.

La dottoressa in questione, quarantacinquenne di origini belga, dopo la sciagura è stata convocata nel commissariato di polizia dove si è presentata davanti agli agenti con un tasso alcolico di oltre 2 g/L. Nonostante alcuni dei testimoni (medici e infermieri della sala parto) si fossero accorti delle evidenti difficoltà della loro collega nell’esprimersi, nel comprendere e nel reagire, non l’hanno fermata.

Dalle prime indagini è stato accertato che lei, in quelle condizioni, non era né in grado di comprendere le indicazioni e le richieste dei chirurgi né di utilizzare la quantità corretta di prodotti anestetici; inoltre la metodica di respirazione artificiale non era conforme agli standard abituali.

Questa vicenda, in tutta la sua tragicità, ha comunque avuto un lieto fine in quanto il bimbo della donna è riuscito a sopravvivere e adesso sta bene ed è fuori pericolo.

Dobbiamo ritenerci fortunati a non aver dovuto scrivere anche noi di casi di simile “malasanità”, se così possiamo definirli. Di sicuro, quanto affermato dai rappresentanti della classe medica è più che corretto: cosa stiamo aspettando a lasciare ai medici, coloro ogni giorni si occupano della salute delle persone, la facoltà di gestire in maniera indipendente il loro settore senza che la politica ci metta più bocca?

Ah dimenticavo, siamo in Italia: l’unico paese europeo dove il Ministro della Salute non è un medico, non è un farmacista, non è un biologo, non è un’economista e non è neppure laureato…è un semplice politico. Nulla di personale Ministro, ma almeno si sforzi ad ascoltare le richieste di chi, in questo mare, ci naviga ogni giorno, sia con il bello che col cattivo tempo.

 

ApprofondimentiArticolo del Sole 24 ore – Sanità