Concepire – dal latino “concĭpĕre” –  letteralmente prendere insieme un nuovo individuo, accogliere in sé il germe di una nuova vita. Il concepimento rappresenta un meccanismo da sempre connaturato all’essere umano, insito nei primordiali istinti. Nonostante la tendenza alla riproduzione sia radicata nell’uomo come nella donna, non tutti hanno le qualità fisiche necessarie al concepimento. Problematiche a cui il trapianto d’utero, forse, porrà rimedio.

In Italia il tasso di donne affette da infertilità è pari al 35,5%. Ciò è causato da molteplici ragioni: malformazioni, anomalie cromosomiche e in generale patologie che compromettono il corretto funzionamento dell’apparato genitale. Pur essendo numerose le cause dell’infertilità, esse hanno tutte come unica conseguenza l’impossibilità della madre di concepire naturalmente. In base al tipo di patologia, si prospetta per il soggetto un numero variabile d’iter da percorrere. Nel caso in cui il soggetto sia affetto da sindromi gravi quali quella di “Rokitansky”, è difficile che la donna possa sperare in una gravidanza, essendo la sindrome caratterizzata da assenza congenita di utero e infertilità uterina assoluta, pari al 100%.

Questo è quello che si credeva fino a qualche giorno fa. Una donna svedese ha dato alla luce un bambino sano, pur essendo affetta dalla suddetta sindrome. Sorge spontaneo domandarsi: com’è possibile nonostante una sindrome tanto grave? A questo quesito risponde un articolo del giornale medico “The Lancet”, che il 6 Ottobre ha riportato la notizia, raccontando l’incredibile storia della trentacinquenne svedese. A quanto pare, il tutto si sarebbe potuto verificare in seguito a un trapianto d’utero, avvenuto nell’ospedale universitario di Sahlgrenska, a Gothenburg, Svezia. Donatrice è una donna di sessantuno anni, in menopausa. Il trapianto è stato preceduto da un trattamento atto a favorire la fertilità, sia nella donna ricevente l’utero, che nel suo compagno.  In seguito a tale trattamento si era riusciti a preservare undici embrioni attraverso crioconservazione. Al trapianto, risultato positivo, è conseguita la normale ripresa del ciclo mestruale della donna. Un anno dopo la gravidanza. Nonostante tre episodi di rigetto, risolti con immunosoppressori (corticosteroidi, tacrolimus e azatioprina), i parametri vitali e il flusso di sangue tra arterie uterine e cordone ombelicale si sono sempre mantenuti nella norma. La gravidanza si è conclusa con un parto cesareo alla trentunesima settimana, a causa di gestosi. Quest’ultima è frequente nelle donne che si sottopongono alla fecondazione in vitro, e dipende dalle condizioni di salute della futura madre.

Il bambino è in piena salute, aprendo così le porte a un nuovo possibile trattamento atto a contrastare l’infertilità assoluta: il trapianto d’utero.

 

Articolo di: Simona Potenza