Esempio di metastasi
Esempio di metastasi

Negli ultimi anni la ricerca contro il cancro sta vagliando tutte le alternative possibili al fine di creare una nuova “cura” che sia efficace non solo contro determinati tipi di tumore, ma che possa prevenire anche le metastasi, neoformazioni comuni a moltissimi carcinomi. Le novità in questo settore sono molto promettenti: due istituti di ricerca, in maniera indipedente, hanno condotti studi pionieristici su molecole in grado di bloccare la diffusione delle cellule tumorali all’interno dell’organismo.

Una delle caratteristiche più letali del cancro è sicuramente la sua possibilità di diffondere all’interno dell’organismo e generare delle neoformazioni tumorali anche in organi molto distanti dal sito principale: stiamo parlando del processo di metastatizzazione. Secondo nuove ricerche, le metatasi sarebbero responsabili del 90% delle morti per cancro e, bloccare il loro sviluppo, sarebbe davvero un importante passo avanti per la medicina.

Attualmente la ricerca contro il cancro si sta muovendo si varie strade: scoprire nuove molecole chemioterapiche che siano ancora più efficaci e meno dannose per il paziente; rendere le persone più attente alla prevenzione delle neoplasie, inducendole a modificare il loro stile di vita; ideare nuove tecniche di trattamento chirurgico di masse tumorali già sviluppate e, da quest’anno, anche prevenire la diffusione delle cellule “impazzite” all’interno del nostro corpo.

Prof. Pierre Sonveaux, direttore del gruppo di ricerca del UCL (Belgio).
Prof. Pierre Sonveaux, direttore del gruppo di ricerca del UCL (Belgio).

Ad inizio estate, un team di ricercatori dell’istituto belga UCL guidato dal professor Pierre Sonveaux, grazie anche al denaro raccolto dalle varie fondazioni internazionali per la ricerca, ha scoperto una molecola in grado di bloccare le metastasi.

Tutto è nato studiando la funzionalità e il ruolo dei mitocondri nelle cellule tumorali: questi organelli, che normalmente rappresentano la centrale energetica della cellula, quando funzionavano in maniera anomala potevano promuovere la migrazione cellulare.

Questo processo di “spostamento” delle cellule è molto dispendioso dal punto di vista energetico, così tanto che bisogna indurre una specie di “overclock” della funzionalità mitocondriale al fine di poter produrre più ATP (ndr. molecola che rappresenta l’energia della cellula); questa maggiore concentrazione di nucleotide trifosfato deve essere in grado di sostenere sia le funzioni vitali che le funzioni accessorie, come il movimento.

Così facendo, i mitocondri “eccitati”, oltre a produrre più energia, producono anche più ione superossido, un radicale libero paramagnetico, responsabile sia dell’aumento delle mutazioni nel DNA cellulare, sia della promozione la motilità della cellula stessa.

Proprio questo ione è il bersaglio della terapia proposta dal gruppo di lavoro belga: attraverso la somministrazione di molecole antiossidanti (già utilizzate per trattare il morbo di Parkinson o l’epatite C) si può prevenire, ridurre o addirittura bloccare il processo di formazione spontanea di metastasi tumorali.

Di pochi giorni fa è invece la scoperta di una nuova molecola che ha lo stesso obiettivo. Un gruppo di ricercatori di Stanford ha ideato una nuova proteina bio-ingegnerizzata che blocca i meccanismi molecolari (ndr. agisce quindi all’interno della cellula tumorale) che danno il via alla formazione delle metastasi.

I primi risultati di questa ricerca sono stati pubblicati su Nature Chemical Biology e, per adesso, è ancora in sperimentazione preclinica, ma il risultati sono eccezionali: negli animali sottoposti a terapia si sono sviluppati il 78% in meno di noduli metastatici in caso di tumore primario del seno, e il 90% in meno nel caso di tumore all’ovaio.

Per identificare questa proteina gli scienziati hanno utilizzato una tecnica chiamata “direct evolution”, che constiste nell’accelerare in laboratorio i processi che portano all’evoluzione delle proteine bersaglio (ndr. quindi al miglioramento delle stesse partendo da strutture iniziali grezze). Inizialmente hanno creato circa 10.000 sequenze di DNA che codificavano per altrettante proteine, successivamente hanno provato singolarmente tutte queste proteine “evolute” ottenute per verificare quale fosse più adatta al risultato che volevano ottenere.

Come agisce questa nuova molecola?

Esempio di funzionamento del recettore esca scoperto dal team di Stanford.
Esempio di funzionamento del recettore esca scoperto dal team di Stanford.

Sulla cellula tumorale è presente un recettore, chiamato Axl, che riconosce una proteina solubile di nome Gas6. Una volta che si verifica il legame tra queste due molecole viene trasdotto un segnale che induce la formazione della metastasi.

L’idea dei ricercatori è stato di trovare una terza proteina che, legandosi a Gas6 prima che questo interagisca con il recettore, lo sottragga dall’organismo e impedisce l’attivazione del pathway di migrazione cellulare. In medicina questo tipo di terapie, già utilizzate per trattare altri tipi di malattie, viene definito “decoy receptor”, ovvero recettori esca.

L’importanza di questo studio non va sottovalutata in quando si tratta di un’approccio completamente nuovo; Amato Garcia, direttore del Radiation Biology Program di Stanford ha infatti commentato così questa “rivoluzione”:

“Si tratta di una terapia che nei nostri studi preclinici si è dimostrata non tossica ed estremamente efficace. Potrebbe aprire la strada ad un approccio completamente nuovo per le terapie contro il cancro” – Amato Garcia, Stanford Cancer Center

Questo è un altro piccolo passo verso la nostra meta: una cura definitiva contro il cancro.