Le rivoluzioni scientifiche e industriali del ‘700, e principalmente dell’800 hanno completamente cambiato il nostro modo di vedere il mondo macro e microscopico. Sono cambiati, di conseguenza, anche le principali cause di morte nelle popolazioni ed andremo ad analizzarle alcune tra le più comuni.

Mangiare è un piacere e, in quanto tale, deve essere il più possibile privo di rischi. Per questo motivo ogni anno vengono effettuati numerosi studi in ogni angolo del mondo.

La sicurezza alimentare è una delle responsabilità statali più importanti in ogni paese, specialmente in quelli in cui l’alimentazione, oltre ad essere necessaria per la vita, è anche sinonimo di cultura e storia, come l’Italia. E, proprio nel nostro Bel Paese, esiste un corpo delle forze dell’ordine specializzato nel controllo dei prodotti alimentari, il Nucleo Antisofisticazioni e Sanità, istituiti nel lontano 1962.

Sotto il diretto comando del Ministero della Sanità, vigila e controlla le fasi della lavorazione di tutto ciò che mangiamo e la qualità di ogni prodotto importato, assicurandoci la massima sicurezza scoprendo ogni giorno una nuova frode alimentare o laboratori sudici in cui venivano preparati cibi che quotidianamente acquistiamo e consumiamo.

Ogni giorno è grazie a loro se possiamo mangiare, con bassissimi rischi per la nostra salute, quel che più ci aggrada.

Negli Stati Uniti, due sono le leggi che regolano la sicurezza alimentare, la Pure Food and Drug Act e il Meat Inspection Act, emanati nel 1906, e cercheremo di analizzare come in questo Paese si sia evoluta una forma mentis sulla sanità pubblica e la sicurezza alimentare dal secolo scorso ad oggi. Senza queste due leggi, oggi ogni anno morirebbero 2 milioni di cittadini statunitensi in più.

Lo stato di salute pubblica in una nazione è misurato dalla morbilità e dalla mortalità, ovvero dai tassi di malattia e di morte che si hanno in questa popolazione. Prima di queste due leggi, questi dati non erano attendibili, in quanto non vi era un censimento della popolazione efficiente e, per conoscere il numero di abitanti registrati come “esistenti” è necessario controllare i registri dei battesimali e delle sepolture delle chiese. I certificati di nascita e di morte sono comparsi nel modo poco prima della fine del XIX secolo.

Stesso vale per l’Europa: solo quando il potere religioso ha cominciato a perdere terreno in favore di quello statale, esso si è cominciato ad interessare di quante persone effettivamente pagassero le tasse, degli spostamenti della popolazione, della protezione dei suoi diritti e della sua salute.

Grazie a queste due leggi e ad un censimento concreto della popolazione, è stato possibile osservare come la salute pubblica sia aumentata notevolmente negli ultimi quattro secoli, e come la mortalità per singole malattie alimentari sia diminuita. Inoltre, con i dati raccolti, è stato possibile fare un confronto diretto con il passato: se nel 1600 nella città di Londra la mortalità infantile toccava il 60%, nel secolo successivo già si attestava al 50%, e nella metà dell’800 nel Massachusetts a stento giungeva al 30%. 

La principale riduzione della mortalità infantile secondo molti esperti è attribuibile ad un miglioramento delle condizioni igieniche alimentari con conseguente minore presenza di micotossine come l’ergot, causa dell’ergotismo e della caccia alle streghe di Salem del 1692. Va da sé che anche alcune epidemie come colera, tifo e salmonellosi lentamente cominciano a flagellare sempre meno le popolazioni.

Vanno considerati come fattori della salute pubblica, oltre all’alimentazione, anche la condizione economico-scientifica, l’igiene, i flussi migratori e la situazione politica di uno stato. I neri avevano un tasso di mortalità maggiore rispetto i bianchi. E, con la regressione economica dopo la Guerra Civile americana, le malattie enteriche hanno avuto una diffusione rapida ed inarrestabile, portando le morti infantili dallo 1,25% allo 1,75% nel 1855. Questo perché i soldati, inconsapevolmente infetti, tornavano a casa e diffondevano le malattie che avevano acquisito. Infatti i morti per malattia sono stati maggiori delle morti in battaglia. Ciò si è verificato anche per le epidemie di peste del ‘300: in 8 anni, si sono registrate all’incirca oltre 100 milioni di decessi, un terzo della popolazione europea. L’ultimo caso in cui questo stesso trend torna a manifestarsi nella storia recente è con l’influenza spagnola e la I Guerra Mondiale: 50 milioni di morti in Europa di malattia rispetto i 10 milioni di caduti in battaglia.

Sono molte le cause di morte legate a singoli fattori specifici. All’inizio del 1900, le morti per incidenti stradali non avevano un codice specifico nella ICD (International Classification of Diseases, una classificazione internazionale delle malattie e dei problemi ad esse correlati). Ben presto, con la maggior diffusione de veicoli a motore le morti sono aumentate ogni anno fino al razionamento del carburante durante la II Guerra Mondiale, durante la quale hanno cominciato a diminuire. Ma, alla fine della guerra, i decessi tornano ad aumentare, finchè non vengono imposti i limiti di velocità a causa dell’embargo petrolifero dei paesi arabi.

La cirrosi alcolica ha seguito un trend altalenante legato principalmente alle leggi e alla situazione politica americana: le morti, durante il Proibizionismo, sono calate drasticamente. Con la definitiva liberalizzazione, si è osservato un ritorno ai livelli antecedenti a questo periodo, ed un andamento variabile nella popolazione. I maggiori consumatori di alcolici e quindi i più esposti restano le fasce più povere della popolazione. Se consideriamo anche la virale, possiamo affermare che sono le principali cause di trapianto del fegato nel mondo occidentale.

L’indice principale del miglioramento della salute pubblica negli Stati Uniti è stato il declino rapido delle malattie infettive alimentari (come tifo e colera), assieme alle infettive aeree (come polmonite e influenza). Se confrontiamo queste due cause di morte, ad eccezione di determinati periodi (come il 1918-20, gli anni della spagnola), vi è stato una diminuzione continua e perenne anche della diffusione di queste malattie, specialmente quelle legate al cibo. C’è da menzionare il fatto che molte malattie sono ormai diventate rare o poco pericolose anche grazie all’uso massiccio dei vaccini e dei farmaci, che hanno aiutato non poco a incrementare la salute pubblica di tutto il mondo, non solo di determinate regioni del pianeta.

Gli elevati tassi di mortalità hanno avuto nel corso della storia ed anche tuttora, tra le varie componenti, anche la denutrizione. Il beriberi, la pellagra ed altre sindromi causate dalla carenza di determinati componenti nell’alimentazione ha portato più volte a vere e proprie catastrofi. In Irlanda è stato storicamente dimostrato cosa succede a coltivare pochissime varianti di ortaggi e verdure: le continue carestie irlandesi hanno impoverito drasticamente un paese già scarso di risorse, e ridotto alla fame milioni di uomini. In Italia, invece, la popolazione del nord a furia di mangiare quasi solo polenta, piatto poverissimo di vitamina B3, era regolarmente funestata dalla pellagra. Questo ha continuato ad accadere finchè il benessere economico non è giunto anche nel nostro paese dopo la II Guerra Mondiale, permettendo una dieta più variegata e ricca, con più prodotti e maggiori quantità di sostanze nutritive. Al Sud, invece, la Scuola Salernitana prima dell’Unità era tra le più avanzate: lo dimostra la mortalità infantile e per malattia, tra le più basse di tutta Europa.

Invitante? È un covo di sale, colesterolo e grassi. Peggio c’è solo il kebab venduto nelle nostre strade

Mentre la denutrizione tutt’ora in Africa e negli altri paesi del Terzo Mondo continua ad essere presente nonostante gli aiuti delle nazioni ricche (oltre il 50% dei carichi di cibo, acqua, medicinali, ecc. finisce nelle mani dei signori della guerra locale, che lo rivendono a carissimo prezzo, o peggio li tengono per aumentare il proprio potere politico alimentando le guerre in corso), si sta osservando un fenomeno evolutivo forzato. L’uomo di queste aree sta evolvendo il proprio metabolismo, che diventa più efficiente nell’assorbire e produrre più energia chimica dagli alimenti.

Inoltre, in altre aree del mondo, l’eccesso di cibo a basso costo sta rendendo l’obesità e le sue conseguenze (diabete, colesterolo alto, ecc.) la principale causa di morte nella popolazione: il film “Super Size Me” ha dimostrato sul corpo del protagonista quali cambiamenti subisce il corpo nel nutrirsi in maniera giornaliera nelle catene di fast food. Di contro, lo stato americano ha vietato alla popolazione di fare causa a queste società con il movente di “rovinare la salute del consumatore”.

L’uso intensivo di pesticidi, diserbanti, fertilizzanti ed altri prodotti chimici, volutamente utilizzati, sta lentamente causando un avvelenamento da metalli pesanti ed intossicazioni chimiche in ampie parti del mondo, aumentando anche l’insorgenza di neoplasie. Solo in Italia, lo scandalo del vino al metanolo nel 1986 ha reso cieche decine e decine di persone, ed uccise 23.

Nella provincia di Napoli e Caserta,  a causa dell’inquinamento di fondo dei terreni e delle falde dovuto agli sversamenti di materiale tossico proveniente da tutta Europa e anche dal Nord Italia, perpetuato nel corso dei decenni dalla Camorra con il silenzio dello stato italiano, il rischio di sviluppare un tumore è oltre il doppio della media italiana. Il 75% delle neoplasie cerebrali infantili di tutta Italia si concentra nella Terra dei Fuochi. Secondo il Ministro della Salute, le cause di questi dati allarmanti sono le cattive abitudini quali fumo, alcool ed errata alimentazione. Ma quando nell’acqua del rubinetto si trovano mercurio e diossina, poco ci si crede: specialmente quando è stato reso pubblico che ai militari americani di stanza in Campania viene ordinato di bere e lavarsi con l’acqua imbottigliata.

A Taranto, invece, la mortalità infantile per qualsiasi causa, è superiore del 21% rispetto la media regionale.

Grazie alla tutela dell’alimentazione e al miglioramento delle norme igieniche, non c’è dubbio che la salute pubblica ne abbia tratto enormi benefici. La mortalità per malattie infettive ed errata alimentazione è crollata ai minimi storici. Ma solo in determinate aree geografiche e in determinati contesti. Tutt’ora i problemi che qualcuno ha risolto, restano ancora priorità di molti altri e viceversa. Il 20% della popolazione mondiale ha problemi per il troppo cibo, il rimanente 80% per il troppo poco e per le troppe malattie. È necessario sviluppare un nuovo modello di sviluppo per i paesi poveri e migliorare quelli che attualmente riescono davvero a fare qualcosa. Finchè le grandi potenze non si interesseranno realmente di questo problema, sarà ogni giorno una tragedia.

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