Neuroni derivati da staminali - in rosso i processi; in blu i nuclei (1)

Quando il cervello viene colpito da lesioni o malattie neurodegenerative, le cellule nervose vanno incontro a morte. Fino a trenta anni fa era opinione comune che, una volta morti, i neuroni non potessero essere sostituiti. E’ stato il candidato al nobel Olle Lindvall a dimostrare come in realtà è possibile riparare il tessuto nervoso.

Il neurologo svedese – del Lund strategic research center for stem cell biology and cell therapy – ha passato la sua vita cercando di migliorare le condizioni dei pazienti colpiti dal Parkinson, una malattia neurodegenerativa che colpisce le cellule dopaminergiche della sostanza nera del mesencefalo e che si manifesta con svariati disturbi motori, il più caratteristico dei quali è l’ipocinesia, ossia un rallentamento/riduzione dei movimenti. I suoi primi studi clinici risalgono a tre decenni fa, quando iniziò a trattare gli affetti di Parkinson trapiantando nel cervello cellule endocrine prelevate dalla midollare del surrene dei pazienti stessi, ma visto l’insuccesso di questa terapia, decise di passare all’uso delle staminali.

Neuroni derivati da staminali - in rosso i processi; in blu i nuclei (1)
Neuroni derivati da staminali | In rosso i processi e in blu i nuclei (1)

Un breve ripasso sulle cellule staminali:
le cellule staminali sono cellule primitive non ancora differenziatesi, capaci cioè di maturare e trasformarsi nei diversi tipi di cellule dell’organismo, come ad esempio le cellule nervose del cervello. Esse possono essere prelevate da diverse fonti, come il cordone ombelicale, il sangue, il midollo osseo, ecc… La loro potenzialità differenziativa è ciò che le rende particolarmente importanti, perché a oggi possiamo prelevare queste cellule – con metodi tali da non danneggiare l’embrione – e trasformarle in qualsiasi tipo cellulare volessimo impiantare in un tessuto danneggiato, in modo da poterlo rigenerare. Le staminali potrebbero rivoluzionare la medicina rigenerativa.

Lindvall ha prelevato staminali da diverse fonti: dalla cute, dal mesencefalo di feti abortiti, da ovuli fecondati, neuroni secernenti dopamina ottenuti mediante riprogrammazione di fibroblasti umani. Dopo svariati insuccessi, è giunto alla conclusione che  le cellule staminali embrionali sembravano essere la fonte più promettente per la produzione di neuroni dopaminergici per il trapianto. Una volta inserite nel cervello dei pazienti, ha notato che queste cellule sopravvivevano – cosa mai dimostrata prima – formando connessioni con i neuroni contigui e soprattutto portavano a dei miglioramenti clinicamente misurabili: ad esempio, dopo sei anni, la velocità di movimento di un paziente era decisamente incrementata. E ovviamente più cellule venivano trapiantate, più netti erano i miglioramenti dei pazienti.

La dimostrazione che i neuroni possano essere effettivamente sostituiti è una delle scoperte più importanti nelle neuroscienze, che apre la via a possibili trattamenti di altre malattie neurodegenerative, quali l’Alzheimer o la sclerosi multipla. Certo, bisogna dedicare il tempo necessario affinché  tutti i meccanismi di sviluppo e differenziamento di queste cellule staminali vengano pienamente compresi; tuttavia secondo Lindvall ormai le basi di questa ricerca sono state poste e sappiamo che il cervello può essere riparato, manca solo il miglioramento progressivo delle tecniche e della terapia utilizzate.

 

Fonte | biozentrum.unibas.ch