The normal heart
The normal heart

“5 milioni di dollari non mi sembrano adeguati per oltre 2000 casi quando il governo ha speso 3 milioni per indagare su sette morti causati dal Tylenol, siamo ormai al terzo anno. […] Le voglio confessare un segreto, dottore: se la tenga questa malattia, non l’ho cercata io! Crede che sia un privilegio guardare dei giovani morire? Ma perchè parlo con lei? Lei non sarebbe nemmeno in grado di capire perchè l’acqua bolle. […] L’Istituto di Sanità ha ricevuto la mia prima richiesta di finanziamento due anni fa, ci avete messo un anno solamente per stampare i moduli […] e quest’elemosina, questa misera somma, che voi ci volete far accettare a fronte dei 4 miliardi di dollari, che regolarmente ricevete da governo ogni anno per proeteggere la salute di tutti gli americani, non potrà mai arrivare a nessuno prima di Dio solo sà quando […] mentre le frattempo qui il contagio sta provocando uno sterminio. Hanno trovato delle donne malate in Africa: il contagio si trasmette anche tra eterosessuali; è solo questione di tempo. Potremmo tutti essere morti prima di trovare la cura”

Dott.ssa Emma Brookner, discorso ai membri della commissione sanitaria governativa.

Ogni tanto Sky Cinema non ci regala solamente il solito cinepanettone trasmesso a ripetizione tutti i giorni e a tutte le ore della settimana: questo è il caso del film “The Normal Heart”, trasmesso in anteprima nazionale il 22 Settembre su Sky Cinema 1. Nonostante la HBO abbia deciso di produrlo solamente per il piccolo schermo, nel cast compaiono grandi nomi, ad iniziare dal protagonista Ned Weeks, famoso scrittore di New York dichiaratamente omosessuale, interpretato da Mark Ruffalo (ndr. che ha anche ricoperto il ruolo di Bruce Banner/Hulk negli ultimi film della Marvel). Al suo fianco troviamo Matt Bomer che interpreta il ruolo Felix Turner, giornalista gay del New York Times, e niente poco di meno che Julia Roberts nei panni della dottoressa Emma Brookner, impiegata di un’ospedale newyorkese e costretta sulla sedia a rotelle a causa della poliomielite contratta durante l’adolescenza.

Locandina pubblicitaria della HBO: è rappresentata Julia Roberts nei panni della dott.ssa Emma Brookner.
Locandina pubblicitaria della HBO: è rappresentata Julia Roberts nei panni della dott.ssa Emma Brookner.

Tutto ha inizio nel 1981: Ned Weeks, di ritorno da Fire Island Pine (ndr. famosa meta turistica gay dell’epoca), legge un articolo riguardo una particolare forma di cancro che aveva già colpito 41 omosessuali e decide di consultare la dottoressa Brookner che lavora a New York e aveva visitato la maggior parte di questi pazienti.
Nella prima parte viene mostrato allo spettatore uno spaccato della società omosessuale americana dell’epoca ricco di stereotipi e dalla grande libertà sessuale: scene di sesso di gruppo senza protezioni e ragazzi gay in atteggiamenti fin troppo femminili, tanto da sembrare delle “donne isteriche”, tendono a rendere poco credibili alcune situazioni e a distrarre il pubblico da quello che è il vero tema.

In questi anni, molti ragazzi forti ed apparentemente sani iniziarono a morire, tanto che Ned, che vede spegnersi uno dopo l’altro tutti i suoi amici più cari, decide di sensibilizzare l’opinione pubblica richiamando l’attenzione del Governo e delle stampa.

Al grido (ndr. vi posso assicurare che di grida che ne sono davvero tante durante i 120 minuti) di “Non lasciateci morire!”, lo scrittore gay inizia la sua campagna di sensibilizzazione della comunità LGBT della Grade Mela (ndr. Lesbo, Gay, Bisessuale e Transgender) verso questa nuova patologia, genericamente chiamata GRID (Gay-Related Immune Defiency), che distruggere le difese immunitarie dei soggetti colpliti e causa la formazione di lesioni delle pelle rosso/bluastre tipiche del sarcoma di Kaposi, una patologia tumorale su base virale molto rara nella popolazione immunocompetente.

In questi primi anni nessuno sta prendendo provvedimenti per informare la popolazione riguardo il rischio di contrarre questa nuova sindrome: il Governo e la quasi totalità degli enti sanitari sono convinti che solamente i soggetti omosessuali siano a rischio e le religioni la considerano una punizione divina verso coloro che praticano l’amore con individui dello stesso sesso; solamente la dottoressa Brookner sta “curando” molti ragazzi affetti da questo misterioso virus continuando a scoprire nuovi ed importanti particolari giorno dopo giorno e senza ricevere aiuti finanziari dalle istituzioni.

All’inizio perfino molti degli amici di Ned credono che si tratti solamente di una montantura governativa per limitare la loro libertà sessuale, seminando in loro il terrore che questa possa diffondersi attraverso il sesso; nonostante queste convizioni (errate), quelli più lungimiranti decidono di creare il Gay Men’s Health Crisis: un’organizzazione che cerca fondi per finanziare la ricerca su questa nuova patologia (ndr. che nel frattempo ha preso il nome di AIDS) e fornisce assistenza telefonica a chiunque ne avesse bisogno.

Con il passare del tempo al GMHC si unirà anche Felix Turner, che prima inizierà a frequentarsi con lo stesso Ned Weeks diventando il suo “compagno” ufficiale, e successivamente si scoprirà che in precedenza era sposato con una donna dalla quale aveva avuto anche un figlio che non gli era stato più permesso di vedere.

Il punto di svolta dell’interno film è quando Felix comunica a Ned di essere stato contagiato, in quanto mostra i primi sintomi del sarcoma di Kaposi: da questo momento in avanti, il giornalista, inizia a partecipare a programmi televisivi, incontrare le autorità governative e il suo atteggiamento diventa estremamente diretto, quasi verbalmente violento, tanto da essere controproducente ai fini della sua causa.

Felix Turner (Alias Matt Bomer): mostra i primi sintomi dell'AIDS.
Felix Turner (Alias Matt Bomer): mostra i primi sintomi dell’AIDS.

Il tema principale del film, oltre al racconto storico di come si è diffuso il virus dell’HIV e di come sia evoluta l’epidemia di AIDS, è l’amore: vedere ragazzi, che finalmente si amavano alla luce del sole, morire senza neppure sapere il perché è quasi stressante agli occhi dello spettatore; durante tutta la visione si creano e si perdono così tanti rapporti umani che è impossibile rimanere impassibili senza pensare a come fosse stato possibile tutto ciò neppure 40 anni fa.

Quello rappresentato dagli autori non è solamente l’amore omosessuale, ma anche quello per la conoscenza, per la ricerca e per la medicina che struggeva la dottoressa Emma Brookner quasi quanto faceva l’HIV con gli altri personaggi: la sua impossibilità di combattere la morte di questi ragazzi, la sua impotenza nell’arginare quella che poi diventerà “la peste del 2000” e l‘incapacità di spiegare ai membri della commissione sanitaria del Governo l’importanza di destinare più fondi alla sua ricerca, si capiscono bene attraverso le sue parole:

“Volete i miei risultati, le mie idee, i miei appunti? Prendeteveli, l’importante è che ci facciate qualcosa! Potreste avere ragione: io sarò anche vaga a confusa, ma voi siete degli idioti” – dott.ssa Emma Brookner

La forza più grande di questo film è quella di mostrare la cruda realtà e la spietatezza di questa patologia: durante le riprese lo stesso Bomer è dovuto dimagrire ben 14 kg al fine di rendere maggiormente l’impressione del deperimento fisico a cui il corpo va incontro a causa dalla proliferazione del virus.

L’unico aspetto che a mio avviso si poteva tranquillamente evitare è la parte in cui si pensa che l’HIV fosse un esperimento governativo volto ad eliminare definitivamente i gay dalla faccia della terra, in modo simile a quanto Hitler fece con gli ebrei: questo eccesso di complottismo e cinismo, tanto in voga oggi all’interno di vari settori della vita pubblica, stride particolarmente con i temi drammatici che vengono raccontanti.

La critica internazionale è rimasta letteralmente stregata da “The Normal Heart”, Mark Ruffalo ha ricevuto l’Emmy Award come migliore attore protagonista e Matt Bomer il Critics’ Choice Television Awards come migliore attore non protagonista; nonostante le tante recensioni che è possibile leggere in rete, il commento con cui voglio concludere è quello che Matt Zoller Seitz ha scritto su Vulture:

“Lo scopo del film è chiaro: indicere un – non dimenticare – nella psiche nazionale. Mettere la non-risposta del governo all’emergenza AIDS dei primi anni ’80 nella lista dei peggiori atti di negiglenza della storia della nostra nazione” – Matt Zoller Seitz, Vulture.