L’ allergia è una condizione patologica che comporta l’eccessiva reazione del sistema immunitario contro sostanze ritenute generalmente innocue, per esempio pollini, polvere o pelo di animali.

Il concetto di allergia è abbastanza giovane, il termine fu coniato circa un secolo fa da due pediatri viennesi, Clemens von Pirquet e Béla Schick che per primi notarono come il sistema immunitario potesse comportarsi da nemico del proprio corpo quando veniva in contatto con determinate sostanze. Pirquet e Schick chiamarono questo fenomeno “allergia, unendo i vocaboli greci ἄλλος, che vuole dire “altro”, ed ἔργον che significa “lavoro”.

Inizialmente venivano classificate come allergie tutte le forme di ipersensibilità e solo nel 1963 venne introdotto uno schema con riportati tutti i tipi di ipersensibilità divisi in quattro categorie, di cui solo la prima comprendeva le allergie.

Le allergie hanno un’origine poligenica multifattoriale, ciò significa che per sviluppare la condizione patologica deve esserci un’adeguata predisposizione genetica che viene a scontrarsi con fattori esterni tali da innescare la risposta.

Per quanto riguarda i fattori genetici, come già accennato precedentemente, sono molteplici e distribuiti su vari cromosomi. In generale bisogna fare attenzione al concetto che non si ereditano anticorpi IgE “difettosi”, bensì solo una generica predisposizione. Un genitore allergico ad esempio al polline potrà avere figli allergici agli acari e nipoti allergici al pelo animale: la probabilità di sviluppare un all’allergia per un bimbo figlio di genitori allergici è di circa 40-60%, percentuale che scende al 10% se il bimbo è figlio invece di soggetti non allergici.

Anche i fattori ambientali rivestono un ruolo fondamentale nell’insorgenza della malattia. Vi sono vari studi che suggeriscono come la vita in ambienti altamente igienizzati favorisca l’insorgere delle allergie mentre, al contrario, bambini che passano i primi due anni di vita in ambienti rurali, o che semplicemente hanno un gatto in casa vedono una significativa diminuzione del rischio di allergie.
Lo sviluppo delle allergie è inoltre connesso al mese di nascita, l’esposizione ai pollini primaverili o agli acari autunnali comporta infatti maggiori probabilità di essere immuni al problema. Da ultimo, anche una dieta a base di grassi polinsaturi, se paragonata ad un prolungato allattamento al seno, sembra essere immunizzante nei confronti dello sviluppo di allergie.

Oggi purtroppo non esiste ancora una cura definitiva. Sono stati elaborati vari trattamenti che tentano di lenire o eliminare i sintomi:  i vaccini desensibilizzanti, ad esempio, consistono nella somministrazione massiva dell’allergene, in modo da favorire lo sviluppo di molti anticorpi IgG che possano neutralizzare l’allergene stesso prima che entri in contatto con gli anticorpi IgE, causa della reazione allergica.
Sempre più diffuso è poi l’utilizzo di antistaminici, sostanze che vanno ad inibire i recettori per l’istamina, e di antinfiammatori, in particolare i cortisonici.
Un’ultima categoria di farmaci disponibili sono i cromoni, prodotti derivati da una pianta mediterranea con effetti benefici se applicati sulle zone interessate come occhi e naso.

L’ultimissima frontiera nel trattamento delle allergie è rappresentata dagli anticorpi anti-IgE. Questi anticorpi riconoscono le IgE come un bersaglio, si fissano su queste e ne neutralizzano l’effetto. Questo tipo di trattamento è stato già testato con successo per la cura dell’asma bronchiale allergica, nonostante i risultanti soddisfacenti questa tecnica è ancora fortemente limitata a causa dei costi elevati.

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