Anoressia e bulimia nervosa sono due disturbi che colpiscono prevalentemente la popolazione giovanile in età adolescenziale e, a partire dagli anni 70, la loro incidenza è aumentata in maniera vertiginosa. Questo aumento sembra correlato a molteplici fattori come la maggior sensibilità alla diagnosi, all’interesse rivolto da parte degli operatori del settore e all’insensato sensazionalismo che i mass-media hanno provocato intorno alle condotte alimentari.

Che cosa si intende per anoressia? E per bulimia? Perché mangiare può diventare improvvisamente un problema?
Anoressia significa letteralmente “mancanza di fame” e come si può facilmente intendere, il termine risulta alquanto improprio, poiché si tratta NON di una perdita di appetito, ma di un errato rapporto con il cibo e con il proprio corpo.
L’età media di insorgenza è tra i 15 e i 18 anni e il rapporto tra maschi e femmine è di 1:10, con una incidenza media di 8/100.000 per anno e una mortalità del 10%.
Si tratta spesso di ragazze timide, remissive, perfezioniste e competitive, che tengono ad ottenere (ed esigere) il massimo ad ogni prestazione.
Nell’anoressia nervosa possiamo distinguere tre forme:

  • Forma classica: alla progressiva riduzione dell’introito calorico si associa un tentativo morboso di aumentare il dispendio energetico;
  • Forma bulimica: a fasi anoressiche si alternano fasi bulimiche;
  • Forma ossessivo ipocondriaca: sono presenti sintomi ossessivi che portano all’assunzione di farmaci finalizzati all’eliminazione dei cibi assunti, come diuretici e lassativi.

La malattia esordisce in maniera graduale e insidiosa, prima con una dieta ipocalorica, magari iniziata per un leggero sovrappeso, che diventa con il tempo sempre più restrittiva a accompagnata da un intenso dispendio calorico. Non bisogna dimenticare però, che esiste anche una modalità di insorgenza definita acuta che si sussegue ad eventi significativi di sconfitta, insuccesso, che portano ad una importante insoddisfazione verso il proprio corpo tanto da intraprendere una rigida dieta restrittiva.
A questa fase, segue la “fase di stato”, cioè quel periodo in cui sono ormai conclamati i sintomi fisici e psichici della malattia, in cui il peso e il cibo diventano una vera e propria ossessione. Le diete diventano sempre più drastiche e rituali, si studia, si fa sport, tutto pur di bruciare le “maledette calorie”. Il peso viene costantemente misurato per paura di ingrassare e per queste ragazze, vedere l’ago della bilancia segnare due etti in meno può scatenare una gioia irrealistica, così come vedere due etti in più può scatenare crisi di panico e angoscia, fino alla depressione e all’apatia.

Caratteristica dell’anoressia è il disturbo dell’immagine corporea: la ragazza si percepisce pesante, informe, grassa e deforme quando invece è magra a tal punto da manifestare amenorrea (perdita del ciclo mestruale da almeno tre mesi), perdita dei caratteri sessuali secondari, disidratazione cutanea, perdita del pannicolo adiposo sottocutaneo e colorito giallastro della cute.
Nella forma maschile invece, non si ricerca tanto il fisico perfetto, ma il muscolo perfetto, ovvero c’è la tendenza ad abusare di una dieta squilibrata in senso iperproteico.
La guarigione avviene per difetto, ovvero nella maggior parte dei casi permangono alcuni sintomi come il patologico rapporto con il cibo, amenorrea, depressione, dipendenza e problematiche della sfera affettiva e sessuale.

Che cosa è invece la bulimia nervosa?
Letteralmente significa “fame da bue” ed è un disturbo che si caratterizza per la perdita del controllo sulla pulsione della fame, con l’insorgenza di abbuffate.
Sono presenti due sottotipi:

  • Con condotte di eliminazione (abuso di lassativi e vomito)
  • Senza condotte di eliminazione

Rispetto all’anoressia ha un esordio più tardivo, 20-24 anni, con un rapporto femmine: maschi di 1:30 e incidenza di 13:100.000 con mortalità nettamente inferiore all’anoressia.
Il rischio suicidario è nettamente inferiore ma è elevato il rischio di gesti di autolesionismo e tentativi di suicidio.
Si tratta spesso di ragazze che praticano danza, sport agonistico, appartenenti al mondo della moda e dello spettacolo.
Patognomoniche della malattia sono le crisi bulimiche caratterizzate da un’ingestione vorace di una grande quantità di cibo in un determinato periodo di tempo.
L’aspetto peculiare è la modalità di assunzione del cibo stesso in quanto l’ingestione è vorace, caotica, compulsiva, con scarsa attenzione al sapore e al gusto, uso delle mani, masticazione incompleta e mescolanza di cibi di diverso genere (dolci con salati ad esempio).
Le abbuffate avvengono di nascosto e sono solitarie, seguite da tipiche alterazioni dell’umore come senso di colpa e rabbia, e da una serie di comportamenti volti all’eliminazione del cibo ingerito mediante vomito autoindotto e mediante abuso di farmaci come lassativi, diuretici, emetici.

La crisi bulimica può essere scatenata da diversi motivi (ad es. dalla vista di cibi proibiti) e spesso è progettata e si conclude con la comparsa di un forte dolore dato dalla distensione addominale, oppure dall’esaurimento del cibo e dall’addormentamento.

Il Segno di Russell
Il Segno di Russell

Accanto ai sintomi psichici come rabbia, depressione e senso di colpa sono presenti importanti sintomi organici come la sialoadenopatia (ndr. congestione delle ghiandole parotidi), segno di Russell (ndr. callosità sul dorso della mano data dallo sfregamento sull’arcata dentaria per vomitare), carie dentarie e stomatiti, squilibri idro elettrolitici e complicanze gastroenterologiche come esofagiti, polmoniti ab ingestis (ndr. ingresso di cibo nell’albero bronchiale) e rottura esofagea.

Quindi, diversamente dall’anoressia in cui è presente un ipercontrollo del peso corporeo, nella bulimia è presente una mancanza di controllo dello stimolo della fame come serie di fallimenti continui.
L’andamento è cronico, con periodi di remissione della malattia alternati a periodi di riacutizzazione.

Perché ci si ammala di anoressia e bulimia?
La risposta è molto complessa, si tratta di una summa di più cause:

  • Teorie psicologiche: presenza di vissuti di inadeguatezza che portano le ragazze più fragili a tendere verso una perfezione irraggiungibile;
  • Teorie socio-culturali: mass-media che propongono quotidianamente canoni estetici irragiungibili e presenza di un modello familiare in cui la madre è una figura iperprotettiva e ipercritica verso la figlia, mentre il padre è spesso assente e freddo;
  • Teorie biologiche: alterazioni all’interno del nostro corpo di ormoni deputati al controllo della fame come GH, grelina, leptina, neurotrasmettitori come adrenalina e noradrenalina e serotonina, definita la molecola del “buon umore”.

Infine, come si curano questi disturbi?
Si tratta di terapie che richiedono la collaborazione di molti specialisti come lo psicoterapeuta, il ginecologo e il nutrizionista. È necessario improntare la relazione sull’alleanza terapeutica, cosa non molto semplice in quanto la paziente anoressica è generalmente una ragazza portata dal medico contro la sua volontà poiché considera la sua malattia come una soluzione e non come un problema.
Accanto alla riabilitazione nutrizionale sono poi necessarie terapie psicologiche e psicofarmacologiche basate su antidepressivi triciclici come l’amitriptilina, inibitori SSRI come la fluoxetina, antipsicotici atipici come l’olanzapina e cortisone.
Per la bulimia
invece, il trattamento è a base di farmaci stabiizzanti l’umore come l’acido valproico e topiramato.
Inoltre in alcuni casi, ma a seconda della gravità della patologia, può essere necessario un ricovero ospedaliero o comunitario.