È passato poco più di un mese dall’ultima sentenza del TAR che ha permesso l’immatricolazione alle facoltà di Medicina e Chirurgia di tutta Italia di un’altra quota di “ricorsisti”: aspiranti medici che per un errore commesso dal MIUR nel test dell’8 aprile posso partecipare alle lezioni in nome della violazione dell’anonimato. Adesso ci risiamo: questa volta a sbagliare è stato il CINECA, colpevole di aver invertito le domande del test di specializzazione svoltosi negli ultimi giorni di ottobre.

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Logo del comitato nazionale pro-riforma per l’ammissione alle Scuole di specializzazione.

Sarà che il Ministro Giannini porta sfiga di suo o saranno le “macumbe” dell’ex ministro Kyenge che, oltre a colpire Calderoli, si stanno abbattendo da inizio aprile sul Ministero di viale Trastevere? A queste domande noi non possiamo dare risposta, ci limiteremo semplicemente ad analizzare gli ultimi avvenimenti riguardanti il concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione medica.

Tutto ha inizio lo scorso anno quando l’allora capo del MIUR, Maria Chiara Carrozza, decise di dare un duro colpo alle baronie universitarie decretando la fine del “vecchio” concorso di attribuzione delle borse di specializzazione ai giovani medici (ndr. gestito direttamente dalla singole università) e proponendo un nuovo tipo di test con graduatoria nazionale.
Dopo anni ed anni di “governo dei figli di papà” finalmente qualcosa si era mosso e dal 2014 in poi si sarebbe istituita una selezione più giusta che tenesse davvero in considerazione il merito e la carriera universitaria pre-laurea piuttosto che le “conoscenze”.
Il nuovo quiz sarebbe stato composto da 110 quesiti totali, di cui:

  • 70 domande su argomenti di medicina generale,
  • 30 domande semi-specialistiche relative alla macro-area in cui afferisce la Scuola di Specializzazione prescelta,
  • e infine 10 domande specialistiche relative alla singola Scuola di Specializzazione scelta.

L’idillio amoroso tra i futuri specializzandi e la nuova tipologia di ammissione inizio a vacillare già ad inizio anno quando, insieme al Governo Letta, la Carrozza fu gentilmente accompagnata alla porta da Renzi e dalla sua sostituta: Stefania Giannini.
In questi mesi l’unica domanda che campeggiava (giustamente) tra i laureati in attesa di specializzarsi era: quanto ci sarà il concorso? Al nuovo ministro ci sono voluti alcuni mesi per definire una data definitiva nella quale svolgere che finalmente fu fissata per i giorni 28, 29 e 30 ottobre.

Nel frattempo gli studenti non erano rimasti con le mani in mano: tra tirocini post-laurea, possibilità di andare a frequentare una scuola di specializzazione all’estero e opportunità di lavoro senza l’ambita specializzazione, una volta chiuse le iscrizioni erano 12.168 i candidati pronti ad essere “testati”; di questi nessuno di loro si sarebbe aspettato di ricevere la notizia che si sono visti letteralmente esplodere in faccia attraverso i social network e gli altri mezzi di informazione: le domande erano state invertite, c’era la possibilità di dover rifare tutto daccapo!

I giorni seguenti a questi fatidica data sono stati così ricchi di comunicati stampa, interviste, ipotesi di ricorso e proposte di annullamento che neppure tutti i giornalisti e gli avvocati del nostro Paese riuscivano a stare dietro alle richieste degli studenti ormai allo sbando.

Ma nel dettaglio, cosa è successo?
All’inizio il MIUR si era semplicemente limitato a constatare che ci fosse stato uno scambio tra le 30 domande semi-specialistiche della macro-area clinica e gli altrettanti quesiti della macro-area dei servizi. In altre parole i candidati che avevano sostenuto il test per accedere alla scuola di specializzazione in Dermatologia ad esempio, si erano visti somministrare le domande che sarebbero dovute andare a coloro che sostenevano quello stesso test per accedere alla specializzazione in biochimica medica.
Ovviamente la replica del ministro Giannini è stata di piena assunzione delle proprie responsabilità:

“Questa è una ferita grave, ma il Ministero non ha colpe. L’errore è del Cineca, il Consorzio interuniversitario incaricato di gestire i test – Stefania Giannini, 31 ottobre 2014

Chissà come mai queste parole non sono né bastate né piaciute agli studenti, molti dei quali già in crisi al solo pensiero che le prove per le quali si erano preparati per mesi, potessero essere annullate da un momento all’altro. In pochissime ore dalla notizia molti di loro si sono riuniti per essere pronti ad intervenire, anche legalmente, al fine di evitare che la prova venisse annullata in toto oppure ci potesse essere, qualora fosse stata definita valida, lo spettro dei ricorsi, che avrebbero creato una situazione di sovraffollamento simile a quando sta succedendo per l’ammissione alla facoltà di Medicina e Chirurgia.

A chiarire tutta la situazione ci pensa un comunicato stampa diffuso dal MIUR poche ore fa:

Il Miur, preso atto di quanto accaduto ha stabilito di annullare e ripetere le prove oggetto dell’errore determinato dal Cineca, ovvero i 30 quiz comuni all’Area Medica e i 30 comuni all’area dei Servizi Clinici. […] Lunedì il ministro Stefania Giannini firmerà il decreto che dispone suddetto l’annullamento” – Comunicato stampa del MIUR, 01 novembre 2014.

Insomma, in fin del conti sono “solamente” 8.319 i candidati che hanno sostenuto le prove di tutte e due le aree “incriminate”, 2.125 hanno affrontato esclusivamente l’area medica e 798 solo quella dei servizi clinici: tutti coloro saranno chiamati a ripeterla il giorno 7 novembre.
Il CINECA inoltre, da pochissime ore, ha reso noto attraverso il proprio sito che “si assume la piena responsabilità per l’errore commesso e si farà carico di spese e eventuali danni procurati agli studenti per il rifacimento della prova” e, allo stesso momento, il responsabile del Consorzio universitario, Emilio Ferrari ha chiarito che:

“È un atto dovuto da parte mia portare a termine questa operazione. Dopo di che rimetterò il mio mandato – Emilio Ferrari, responsabile CINECA.

Per una volta quindi tutto bene ciò che finisce bene, o forse no: sembra che se davvero la prova venisse ripetuta il giorno 7 novembre, con così poco preavviso e senza rispettare il tempo minimo di legge, la possibilità che eventuali ricorsi al TAR, da parte degli esclusi, venissero accolti è molto alta. Anche una volta tanto lavoro per i giudici amministrativi, quasi quasi a coloro che si sono stufati di cotanta disorganizzazione verrebbe da consigliare la carriera legale!

 

Fonte video | video.repubblica.it