Dal latino naevus, “impronta materna”, i nevi costituiscono un segno distintivo e caratteristico per ognuno di noi. Nei secoli sono stati considerati sinonimo di bellezza, tanto da ricorrere all’applicazione di nevi posticci ed essere ai nostri giorni il simbolo di dive del passato. Nel Barocco le dame avevano addirittura eleaborato un linguaggio utilizzando i nevi, per comunicare determinate emozioni senza parlare in base a dove li collocavano sul viso. Gli astrologi ne associano tipi particolari ai vari segni zodiacali, i fisiognomici vi attribuiscono virtù e difetti caratteriali in base a forma e posizione. Cosa sono in realtà?

I nevi, più comunemente detti nei, sono delle comuni piccole macchie di color marrone che compaiono sulla pelle. Possono essere localizzati in qualsiasi parte del corpo: sulla cute, sulle semimucose e mucose di labbra e cavo orale, genitali esterni, regione perianale, sulla congiuntiva e sulla sclera.

Non si conosce con certezza cosa induce la formazione di un nevo. Le cause più probabili sono quelle di natura genetica: anormalità cromosomiali, geni mutanti, mosaicismo genetico, anomalie acquisite nella vita intrauterina a causa di infezioni, radiazioni ionizzanti, farmaci, alcol, carenza oppure eccesso di oligoelementi. I nevi sono spesso suscettibili di modificazioni in senso regressivo o proliferativo e, talvolta, di trasformazione maligna. Questi cambiamenti possono essere indotti da cause esogene come luce solare, traumi, o endogene come le variazioni ormonali che avvengono in pubertà, gravidanza, menopausa, andropausa.

Alcuni sono presenti sin dalla nascita, i più però compaiono entro i primi anni di vita e possono continuare ad apparirne di nuovi fin verso i 35 anni. Durante la crescita con noi, quindi non è un segnale di allarme l’aumento di dimensioni di un nevo nei bambini, purchè sia regolare in ogni direzione.

Il numero dei nevi dipende anch’esso da fattori ereditari sia dalle esposizioni alle radiazioni solari. Ogni individuo ne ha in media 20 – 30, e fino ad un numero di circa 50 rientrano nella norma.

Si presentano come macule piane o a rilievo rispetto alla superficie cutanea, di forma rotonda o ovale, dai contorni netti, di colore omogeneo a volte sfumato nella periferia, generalmente variabile dal marrone chiaro al marrone scuro, talvolta tendente al nerastro.

I nevi di una stessa persona tendono a essere simili tra loro, tanto da elaborare la teoria del “brutto anatroccolo”: se fosse presente un nevo molto diverso rispetto agli altri tanto da farsi notare, potrebbe essere segnale di allarme.

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Esempio di vari nevi: in alto a sx è fotografato un nevo dermico, in alto a dx due nevi vascolari e in basso un nevo melanocitico

Esistono diversi tipi di nevi:

  • melanocitici: i classici nei. All’interno di questa categoria rientrano tantissimi tipi di nevi, tra i più comuni le lentiggini, i nevi piani e quelli atipici. Inoltre si distinguono nevi congeniti, già presenti alla nascita e con dimensioni molto variabili da pochi millimetri fino a ricoprire vaste aree cutanee, e nevi acquisiti, ovvero tutti quelli che compaiono nel corso della vita.

  • vascolari: comprendono gli angiomi ed emangiomi, si presentano generalmente come macchie, papule o placche rilevate di colore rosso o violaceo dovuto alla presenza di sangue nelle proliferazioni vasali che li costituiscono.

  • dermici: sono lesioni cutanee complesse di tipo malformativo, che originano da cellule embrionali dell’ectoderma. Ne fanno parte i nevi sebacei, i nevi verrucosi, i nevi follicolari.

Nonostante questi ultimi due tipi siano i nevi dall’aspetto più strano e che più ci preoccupa, in realtà sono assolutamente tranquilli, possono solo dare eventuali problematiche dal punto di vista estetico. I nevi melanocitici, invece, possono avere evoluzione maligna in melanoma, tumore maligno della cute.

Va ricordato inoltre che i nevi sono solitamente del tutto asintomatici e cioè, in condizioni normali, non danno alcun segno della loro presenza. Tuttavia, i nevi peduncolati e/o rilevati possono essere oggetto di traumatismo ripetuto e possono produrre sanguinamento, prurito, edema, eritema croste ed ulcerazioni. Altro mito da sfatare riguarda i nevi presenti in sede di traumatismi ripetuti, esempio mani o pianta dei piedi: non è assolutamente necassaria l’asportazione, la probabilità di trasformazione maligna è pari a quella delle altri sedi.

Benigno vs maligno
Rappresentazione della regola ABCD e confronto tra benigno e maligno

Per l’individuazione di possibili melanomi, viene consigliato di utilizzare la cosiddetta regola ABCDE (non necessariamente tutte presenti):

  • Asimmetria: i melanomi sono di solito asimmetrici, con metà della macchia cutanea più grande dell’altra, è difficile dividerli in metà, hanno propaggini ramificate da un solo lato.
  • Bordi: i bordi del melanoma sono irregolari a carta geografica, al contrario di quelli dei nevi.
  • Colore: spesso il melanoma è policromo ovvero presenta colori diversi come nero, bruno, rosso e rosa.
  • Dimensione: una lesione cutanea sospetta, di diametro superiore ai 6 millimetri deve essere verificata da uno specialista.
  • Evoluzione: la lesione cutanea tende a modificare la propria forma, colore e superficie è da ritenersi sospetta e da verificare, così come se aumenta notevolmente di dimensioni in un tempo breve.

Il rischio di sviluppare melanoma è maggiore nei soggetti di pelle chiara; i raggi ultravioletti contribuiscono allo sviluppo del tumore, benché possa insorgere in qualunque distretto corporeo anche non irraggiato. Esiste anche una quota di melanomi familiari. Altri fattori di rischio sono l’immunosoppressione, l’uso di lampade a UV, la presenza di molteplici precedenti lesioni cutanee.

È fondamentale la prevenzione: quindi fotoprotezione ogni qualvolta ci si esponga al sole e sottoporsi ad accurati esami della cute, non solo da parte del dermatologo ma anche porre noi stessi attenzione ai nostri nevi e alle loro modificazioni.

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