Idiot savant, dal francese “idiota sapiente”, è colui che Darold Treffert definisce “spettacolari isole di talento o intelligenza che spiccano per il loro paradossale contrasto con la gravità dell’handicap”.

Si tratta di individui non capaci di svolgere semplici attività quotidiane in modo autonomo  ma mostrano capacità mnemoniche molto sviluppate in un ambito, però, limitato. E’  proprio da questa doppia natura che deriva la dicitura di idiot savant, un ossimoro che ci fa ricordare uno spettacolare Dustin Hoffman nella pellicola “Rain Man”, in cui veste i panni di Kim Peek, savant che conosceva a memoria 12.000 libri, in grado di leggere due pagine contemporaneamente, e che ricordava tutta la musica ascoltata anche solo una volta.

Il grado di espressione di questa disabilità è molto variabile: ci sono savant con gravi deficit mentali, e savant prodigio, che brillano in un determinato campo artistico, quale la musica o la pittura, o con una pazzesca capacità di eseguire algoritmi complicati.

Il termine fu introdotto da John Langdon Down, il quale associò questa sindrome all’autismo; in seguito, si scoprì che il legame con l’autismo non è sempre presente (il 50% dei savant non sono autistici) e, ad oggi, Treffert è uno degli studiosi di spicco.

A lungo sono state ricercate le cause, e diverse sono le teorie più accreditate. Si pensa che questa condizione sia dovuta ad una lesione dell’emisfero cerebrale sinistro, soprattutto di aree, come quella frontale, dedite all’elaborazione di schemi ripetitivi e che consentono di svolgere azioni semplici e ordinarie come allacciarsi le scarpe. Per sopperire a questa perdita parziale dell’attività cerebrale, l’emisfero destro si fa carico di alcune funzioni del sinistro. Se l’emisfero sinistro è deputato all’immagazzinamento ordinato e sequenziale delle informazioni, il destro, al contrario, è un po’ più “anarchico”, nel senso che raccoglie informazioni più libere e meno aderenti a schemi fissi. Questa lesione può essere sia di natura genetica (ad es. l’agenesia del corpo calloso) ma anche acquisita nella vita post natale. Sono stati documentati, infatti, casi di soggetti che, dopo danno cerebrale da ictus, hanno mostrato eccezionali doti nella pittura, nella musica e nella matematica.

Un’altra recente teoria, che spiegherebbe anche il maggior numero di savant maschi (sei volte più numerosi delle femmine), si riferisce all’eccesso di testosterone nella vita fetale, che limita lo sviluppo dell’emisfero sinistro favorendo la migrazione di neuroni da questo verso quello destro.

Se, però, le doti intellettive dei savant sono quasi leggendarie, comune è la scarsa capacità di interazione sociale di questi soggetti. La spiegazione biologica è soltanto un’ipotesi: come negli autistici, ci sarebbe una carenza dei neuroni “specchio”, cellule speciali che permettono un apprendimento per imitazione, e la conseguenza più diretta è la perdita della capacità di immedesimarsi nell’altro: il savant non è in grado di rispecchiarsi nell’altro, di socializzare. Ecco che sviluppa delle super abilità in campi determinati e circoscritti.

In ultimo, qualche esempio di savant, oltre al già citato Kim Peek:

  • Alonzo Clemons, in grado di plasmare con creta figure animali molto realistiche.
  • Leslie Lemke, non vedente e non deambulante, bravissimo nel riprodurre al pianoforte composizioni musicali complesse.
  • James Henry Pullen, con grande talento nell’ideare modellini di navi.
  • Daniel Paul Tammet, capace di imparare una lingua straniera in poco tempo e dotato di straordinarie abilità matematiche.