TAR, ricorso, medicina, test, ammissione

Quest’anno gli (aspiranti) studenti di medicina non si sono fatti mancare davvero nulla. A partire dal test di selezione, anticipatosi per la prima volta a livello nazionale l’8 Aprile, è successo davvero l’impensabile: la scomparsa di alcuni plichi contenenti le risposte dei candidati all’università di Bari, poi il Ministro Giannini che ha presentato la sua riforma di abolizione del discusso quiz e infine il maxi-ricorso al TAR vinto da circa 5000 candidati poiché è possibile che non sia stato garantito l’anonimato durante la correzione della prova.

Galeotto fu quel 8 Aprile 2014, quando per la prima volta dalla loro istituzione, si sono svolti in tutta Italia i “nuovi” test per l’ammissione alla facoltà a numero programmato di Medicina e Chirurgia. Di nuovo però, sia ben chiaro, avevano soltanto la data di esecuzione: per la prima volta infatti gli studenti erano chiamati a sostenere un test prima di aver conseguito l’esame di Maturità.
Quello di cui vi voglio parlare non riguarda questa scelta (ndr. a mio avviso scellerata quasi quanto quelle che seguiranno) ma di come sia cambiata nel tempo la modalità di ammissione alle suddette facoltà universitarie.

Tutto ebbe inizio nel 1986, quando le prime università italiane, consce del fatto che le iscrizioni agli indirizzi medici e sanitari erano inmedicina, TAR, ricorso, ammissione, protesta continuo aumento, decisero di limitare il numero degli studenti mediante decreto rettoriale. Ovviamente non era pensabile che ogni Ateneo potesse regolarsi in maniera autonoma, così il MIUR (ndr. che all’epoca già si chiamava così), presieduto da Ortensio Zecchino, decise di istituire il “numero chiuso” a livello nazionale. Iniziarono i primi ricorsi: non era possibile che un ministro qualunque limitasse il diritto allo studio di così tanti studenti volenterosi pronti a sacrificare anni dalla loro vita per diventare finalmente dei medici. Inutile dire che tutti quelli presentati al TAR (ndr. Tribunale Amministrativo Regionale) del Lazio in questi primi anni ebbero esito positivo in quanto i giudici ritenevano incostituzionale limitare l’accesso alla formazione universitaria tramite decreto ministeriale.

Fino al 1999 la situazione fu questa: c’era un test ma la sua valenza era per così dire “opzionale”. L’importante non era dare il maggior numero di risposte esatte e quindi piazzarsi bene in graduatoria, ma fare ricorso perché si sa, chi non fa ricorso nel nostro Paese ha torto a priori.
Il 2 Agosto dello stesso anno però cambiò tutto: arrivò l’Europa, questo splendido fantasma opalescente, invidioso del nostro sole, della nostra abbronzatura e del nostro cibo mediterraneo, che spesso e volentieri ci dice cosa fare e come farlo.
Zecchino era di nuovo a capo del MIUR e, forte delle direttive europee che imponevano (e impongono) una formazione di alto livello per i corsi di laurea in medicina, odontoiatria, veterinaria e architettura, decise di porre fine a questa situazione paradossale varando una nuova legge (264/99) che limitava il numero di studenti di tali facoltà. Finalmente le università potevano dormire sogni tranquilli: la “quantità” di futuri studenti sarebbe stata definita di anno in anno entro inizio Agosto direttamente dal MIUR e ci sarebbe stato un test uguale in tutti gli Atenei che avrebbe garantito l’accesso ai “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi” proprio come cita l’articolo 34 della nostra Costituzione.
Adesso era tutto in regola, i ricorsi però furono vinti ancora per un altro anno, fin quando la prova fu dichiarata costituzionale proprio perché un numero elevato di studenti lederebbe la capacità di apprendimento dei migliori.

Dal 2000 all’interno delle università italiane qualcosa si agitava e non c’entrava la contentezza per il Giubileo. Molte persone erano in agitazione come se avessero contratto una febbre quartana e il motivo era semplice: senza nessun meccanismo di selezione era più facile far studiare i propri figli, nipoti, fratelli, zii e nonni.
Iniziarono così tutta una serie di brogli, perpetuati ogni singolo anno in varie parti d’Italia, che visti da fuori potrebbero fare invidia alle perfettamente pilotate elezioni presidenziali russe.

Siamo arrivati (finalmente) al 2014, l’anno in cui il MIUR, il CINECA, gli Atenei e i candidati hanno dato il meglio di loro stessi.
Appena due giorni dopo il test, il 10 Aprile appare una notizia bomba su tutti i giorni: all’Università di Bari un plico, di quelli contenenti le domande, potrebbe essere stato manomesso in quanto le buste al suo interno sono solamente 49.
Dove sarà andata mai questa busta? Se lo chiedono i militari della DIGOS (ndr. una sorta di SWAT americana) che aprono un’indagine. Allo stesso tempo dal CINECA arriva la conferma che l’errore non è stato commesso da loro:

“Affidiamo i pacchi con le domande ai delegati delle università che vengono qui da noi a Bologna a prenderli solo dopo averli identificati. […] Controlliamo i plichi uno ad uno, li contiamo e solo quando tutte le verifiche hanno avuto esito positivo li consegniamo. Impossibile che esca un pacco con un plico in meno” – Ufficio stampa del CINECA, 12 Aprile 2014.

Ovviamente si sa come andrà a finire, d’altronde siamo in Italia: qualche giorno di tempo e tutti si dimenticheranno dell’accaduto; nel frattempo il Ministero si mette al sicuro e convalida la regolarità della prova. In fin dei conti mancava solamente una copia del test da al massimo quattro giorni, dove sarebbe potuto andare quando oggi, grazie alle nuove tecnologie, bastano 4 minuti per scanerizzare 20 fogli ed inviarli ad una mailing list?

A fine aprile il Ministro Giannini, per aiutare questo processo di crescita di fiducia nel sistema universitario, rilascia pubblicamente più dichiarazioni dove sostiene che questo sarà l’ultimo anno per il test di ammissione alla facoltà di medicina: dal 2015 modello francese per tutti (e per i primi 1000 iscritti anche una baguette e un biglietto per il Tour de France).
Le associazioni studentesche gridano al miracolo: finalmente dopo tanti anni una persona davvero competente al ministero di viale Trastevere, da oggi in poi gli studenti saranno di nuovo i legittimi proprietari del loro diritto alla studio.

Le sorprese non sono finite qui: a partire dal 18 luglio i giudici del TAR del Lazio, con varie ordinanze cautelari, hanno fatto a pezzi il numero chiuso ammettendo circa 5000 candidati (in più ondate) anche con un punteggio pari allo zero; il motivo è incredibile: violazione dell’anonimato.
Sulla scheda delle risposte, che per legge deve essere anonima in modo che nessuno possa risalire a quell’elaborato durante la fase di correzione, era presente accanto al codice a barre anche un codice di identificazione personale che avrebbe permesso (ndr. ad

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Campagna pubblicitaria del ricorso al test 2014 proposta dall’associazione studentesca UDU

un’impiegato corrotto) di agevolare determinati candidati.
Fa quasi ridire il fatto che già il 2 Aprile alcuni atenei avessero segnalato al responsabile del MIUR, un certo Daniele Livon, che si sarebbe potuto incorrere nel reato di violazione della privacy grazie a quel simpatico codice alfanumerico presente sulla scheda risposte.
Ovviamente il ministero ha deciso di tacere a riguardo e alcune università, come la Cattolica del Sacro cuore di Roma, hanno pensato bene di coprire la sigla incriminata con una polvere dorata, in stile Gratta&Vinci.
Dal prossimo anno, se il test dovesse ancora essere in vigore, se notate una banda colorata sulla vostra scheda risposte non azzardatevi a grattarla con una moneta! Non si tratta di un nuovo modo per assegnare l’ammissione al candidato fortunato in stile “Miliardario” ma semplicemente di un modo fai-da-te pensato affinché i soliti raccomandati non abbiamo poi la vita più facile del dovuto.

Poiché la legge di Murphy si applica a tutti gli ambiti e il ridico non ha mai fine:

  • dopo che sono stati ammessi più di 5000 studenti in tutta Italia (in nome della violazione dell’anonimato),
  • dopo che le aule di alcune università di medicina sono più piene dello stomaco di un americano durante il giorno del Ringraziamento,
  • dopo che i rettori hanno dovuto chiedere “in prestito” altre strutture al fine di poter garantire il normale svolgimento delle attività didattiche,

gli studenti di medicina attualmente iscritti agli anni superiori al primo, alcuni docenti e personalità di spicco nel panorama universitario italiano hanno deciso di aprire un “contro-ricorso” al TAR che escluda nuovamente coloro che si sono immatricolati grazie alla “sentenza” del 18 luglio (e successive).
Ma noi siamo italiani e, sempre per quel discorso che chi non fa ricorso ha torto a priori, la nostra voglia di lottare per i nostri diritti essenziali ha fatto sì che nascesse anche il ricorso al contro-ricorso.
Riassumendo questa situazione complicatissima, attualmente in Italia abbiamo:

  • un ricorso al test di ammissione dell’8 aprile: hanno partecipato circa 5000 esclusi a cui è stata data la possibilità di immatricolarsi a causa di un codice personale che non doveva essere riportato sulla scheda delle risposte,
  • un contro-ricorso: chiesto dagli studenti che si sono visti “rubare” la posizione in graduatoria dai ricorsisti e dagli studenti di medicina degli anni successivi al primo che lamentano molteplici disservizi a livello didattico,
  • un ricorso al contro-ricorso: i 5000 studenti immatricolati cercano di difendere la loro immatricolazione in modi, a mio parere, discutibili.

Ciliegina sulla torta, abbandonando il discorso test di ammissione ma rimanendo in ambito medico, il 31 ottobre 2014 il CINECA ha confermato lo scambio delle domande semi-specialistiche nei test per l’accesso alla scuola di specializzazione dell’area Clinica e dell’area Medica. Le 30 domande sono state “invertite” e quindi dovranno essere ri-somministrate il 7 novembre ai futuri specializzandi al fine di poter ricalcolare nuovamente il loro punteggio.

In tutto questo “ambarabà ciccì coccò” di concorsi, ricorsi al TAR, errori del CINECA, dichiarazioni del MIUR e di studenti volenterosi che sognano di diventare medici la mia proposta è di lasciar fare alla fortuna: istituiamo una volta l’anno gli Hunger Games della medicina così alla Giannini basterà solamente dire:

“Felici Hunger Games e possa la fortuna essere sempre a vostro favore!”

Amministratore | Frequento la Scuola di Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico". Sono interno in Chirurgia Generale, laparoscopica e mini-invasiva. Mi occupo di coordinare la redazione scientifica e dell'organizzazione di corsi ed eventi targati "La medicina in uno scatto".

11 COMMENTI

  1. I cinquemila entrati con l’ultimo ricorso sarà circa 5/6 giorni che alcuni stanno iniziando a seguire le lezioni, non capisco veramente che disservizi didattici lamentano gli studenti che frequentano gli anni successivi al primo. Ancora meno capisco la posizione di quelli che “si sono visti rubare la posizione in graduatoria dai ricorsisti”…. Ma di cosa parliamo? Ma chi sono? Ma lo sa lei e loro che i 5000 sono immatricolati in sovrannumero e non hanno rubato il posto in graduatoria a nessuno? Ma lei prima di scrivere le controlla attentamente le fonti? Credo proprio di no

    • Caro Alessandro,
      Io non voglio entrare nel merito delle tue competenze personali in materia, però ti posso garantire che prima di scrivere ciò che hai letto mi sono informato (e bene). Proprio per questo motivo mi vedo obbligatoriamente costretto a smentire alcune delle tue affermazioni al fine di garantire la correttezza di quanto scritto nell’articolo.
      Innanzitutto NON è assolutamente vero che i “ricorsisti” sono entrati tutti e 5000 insieme. L’avvocato Michele Bonetti, colui che ha seguito e sta seguendo legalmente questi studenti, fin dall’inizio ha tenuto a precisare alla stampa che le pratiche di ricordo presentate al TAR del Lazio sarebbero state divise in più scaglioni. Questo perché, qualora il ministero o le università avessero fatto ricorso alla decisione del tribunale amministrativo, sarebbero stati messi in discussione solamente una parte dei posti ottenuti e non tutti. Per approfondire questo argomento puoi leggere qui: http://www.studenti.it/universita/test-numero-chiuso/test-medicina-2014-sentenza-ricorso.php
      Tornando a noi posso affermare con assoluta certezza che, coloro che hanno partecipato al suddetto ricorso, sono stati ammessi in numero di 2000 il 17 luglio 2014, mentre altri 2500 sono stati ammessi ad inizio settembre. Il MIUR inizialmente si è opposto all’immatricolazione di questi ultimi 2500 studenti ma il provvedimento è stato ritirato dal ministro stesso e quindi le immatricolazioni sono potute avvenire senza problemi.
      Non mi sembra affatto serio invece il tuo comportamento di citare parti del mio articolo solo parzialmente e senza i dovuti segni sintattici. Quando ho parlato di studenti ricorsisti che “rubano” il posto a coloro che effettivamente non sono entrati, nonostante siano in lista per lo scorrimento, ho usato ed uso tuttora le virgolette. Credo che sia importante sottolineare che, grazie a questi provvedimenti di un tribunale amministrativo che non ha nulla a che vedere con la medicina, alcuni studenti hanno potuto immatricolarsi alla loro PRIMA sebbene abbiano ottenuto un punteggio di 0 o addirittura -2. Lungi da me affermare che questi ragazzi non sono degni di studiare medicina a causa dei loro risultati a questo test di ammissione, però è importante evidenziare che se a qualcuno, che ha totalizzato un punteggio del genere, è permesso immatricolarsi e partecipare alle lezioni, non vedo perché coloro che sono giustamente in attesa del consenso dell’Ateneo (perché appunto regolarmente prenotati per quel posto e in attesa degli “scorrimenti”) debbano rimanere in questo tremendo limbo.
      Concludendo, Alessandro, ti chiedo di rispettare le ragioni di tutti gli studenti di medicina, ricorsisti e non, proprio come ho fatto io nel presente articolo, mettendoti nei panni anche dei tantissimi studenti (che qualcuno potrebbe considerare “fessi”) che hanno deciso di non partecipare al ricorso e stanno aspettando pazientemente di conoscere il loro destino.

  2. Bellissimo articolo Gabriele. Mi chiedo come facciano quelle persone che entrano in medicina tramite vie legali ad avere il coraggio di presentarsi in aula. La triste realtà dell’italiano poltrone e nullafacente che aspira alle più alte cariche. Spero che purghino tutti i ricorrenti fuori dalle università italiane

  3. Sul numero degli ingressi mi sono espresso male e accetto le sue puntualizzazioni anche se le ritengo inutili riguardo le osservazionu che le avevo fatto. Virgolettare la parola “rubato” fa comunque passare un messaggio sbagliato perchè ribadisco nessuno ha rubato nulla a nessuno, non è stato rubato neanche un posto in graduatoria perchè le immatricolazioni sono in sovrannumero. Gli studenti che sono in graduatoria e in attesa non credo che sia verso chi è entrato col ricorso che devono manifestare il loro disappunto ma sicuramente verso l’incompetenza dello Stato, del Ministro e del Miur. Mi spieghi come possono essere danneggiati i ragazzi degli anni successivi al primo, nella didattica, dall’ingresso dei ragazzi ricorsisti. Mi spieghi anche come si fa un contro ricorso ad una ordinanza cautelare del Tar oppure se lo faccia spiegare da chi pensa che l’abbia promossa, magari gli ricordi che l’unico che si poteva opporre era il Miur e non l’ha fatto. Dopo che avrà chiarito questi punti potrei pure pensare che un po’ si è documentato ma per adesso rimango della mia opinione. Sono dell’Unione degli Universitari e sono dalla parte di tutti gli studenti da anni, specialmente di quelli di medicina anche se seguo i problemi di ogni facoltà. I ragazzi li seguo da prima del test, quando a migliaia ci contattano e ci chiedono aiuto, li seguo durante il corso di studi e in parte anche quando sono già laureati. Per dovere la informo che molti di quelli che sono in graduatoria, centinaia secondo gli ultimi conteggi, ci stanno contattando per chiederci se è ancora possibile partecipare al ricorso e alla domanda sul perchè non hanno partecipato nei tempi ci rispondono: se pensavamo che si entrava con voi lo avremmo fatto da subito. Non li riteniamo dei fessi piuttosto studenti che hanno semplicemente scelto una via diversa magari confidando su un sistema che fa ormai acqua da tutte le parti.

    • Mi ero riproposto di non rispondere ad ulteriori commenti in quanto credo che il “vecchio” dibattito pro e contro i ricorsisti sia qualcosa di sterile a cui io NON voglio uniformarmi. Quello che in realtà non riesco a tollerare, dalla pseudo-politica che caratterizza il nostro tempo (non mi riferisco a te, Alessandro) è la ricchezza di contraddizioni insite e di ottimi ideali che, una volta messi in atto, perdono tutto quello che avevano di ottimo.
      Io non so, Alessandro, dove tu svolgi il tuo ruolo di rappresentante (o in qualunque altro modo si chiami) per l’UDU e con chi hai avuto occasione di parlare. Voglio credere alle tue parole, voglio credere al fatto che tu segui, moltissimi studenti dalla loro prima immatricolazione al master post laurea, voglio credere che i ragazzi che non riescono ad entrare “normalmente” vi stanno contattando per partecipare ai nuovi ricorsi.
      Quello però che voglio DIMOSTRARE è che la realtà delle mie affermazioni precedenti. Se volessi linkare tutti gli articoli di giornale, dichiarazione dei rettori dei vari Atenei d’Italia e commenti di quei docenti che nelle nostre università insegnano ci vorrebbero più di 200 link, e non scherzo.
      Farò quindi quello che so fare meglio, analizzarti brevemente le situazione in alcune Università di cui mi sono informato. Non parliamo di sentito dire, ho articoli, commenti di studenti, fotografie e sentenze dei vari tribunali autonomi che lo dimostrano e, a questo materiale, chiunque può accedere perché è pubblico e può essere recuperato attraverso Google.
      Forse tu non lo sai, io sono quasi sei anni ormai che studio alla Federico II che gode di uno dei campus universitari (il Secondo Policlinico di Napoli) più grandi di tutto il meridione d’Italia. Abbiamo 22 edifici, di questi (quasi) tutti ospitano almeno un’aula magna da 300 posti e varie aule più piccole che possono ospitare fino a 150 persone (alcune max 60). Ogni anno il I anno di corso ha sempre seguito in una sola aula magna, quella dell’edificio 6. Nonostante la capienza non fosse sufficiente (neppure ai miei tempi visto che ne eravamo 350) si riusciva a trovare sempre posto in quanto non tutti gli studenti frequentavano oppure ci si sedeva sulle scale, ignorando completamente le norme di sicurezza.
      Attualmente invece abbiamo un primo anno diviso in due canali e “splittato” nelle due aule grandi dell’ed.2 e ed.1. Un canale segue la lezione che si tiene nell’altra aula attraverso “videoconferenza” perché nessuno si è preoccupato di far presente a chi di dovere che se giustamente il numero di studenti era aumentato a causa dei ricorsi, bisogna anche organizzare diversamente le lezioni, garantendo a TUTTI la presenza del docente in aula, DAL VIVO.
      Andiamo avanti, sempre alla Federico II il neo-rettore ha chiesto ed ottenuto in “prestito” alcune aule della facoltà adiacente di biotecnologie; questo non solo perché il primo anno ha “richiesto” due aule magne, ma anche perché altre 2 strutture del genere del policlinico sono in ristrutturazione. Molti studenti del 4°, 5° e 6° anno sono costretti a seguire le lezioni alla facoltà di biotecnologie e spostarsi nel policlinico per frequentare i tirocini.
      A Catania la situazione è ancora peggiore: a causa delle continue modifiche dell’orario e della disposizione delle aule per gli studenti del 1° anno in sovrannumero, la segreteria didattica ha “perso” tempo senza riuscire ad organizzare le ADF (attività didattiche professionalizzanti – tirocini) per gli studenti degli ultimi anni. A
      A Bari le lezioni per gli studenti appena iscritti NON sono neppure iniziare perché l’Università sta ancora pensando dove mettere questi futuri medici.
      A Bologna una parte degli studente segue le prime lezioni mentre una seconda parte, coloro che si sono appena immatricolati, non hanno ancora un luogo materiale dove seguire. In questo caso proprio voi dell’UDU avete rilasciato un’intervista (nell’articolo in fondo potrai leggerla) dicendo che andrete a parlare con il Preside di Facoltà per sistemare la faccenda.
      A Salerno hanno sospeso le lezioni perché non c’erano abbastanza posti. A Roma, il professor Andrea Bellelli si chiede quale legge bisogna infrangere per continuare ad insegnare (altro articolo che mi farebbe piacere che tu legga).
      Insomma caro Alessandro, io non sono un responsabile delle università, un esperto di diritto civile, un docente di Medicina, un membro del MIUR, un giudice del TAR, un rappresentante degli studenti. Non sono e non voglio essere nulla di tutto questo: sono uno studente di Medicina libero che esprime la propria idea attraverso il web in maniera scevra, considerando i FATTI e la propria esperienza personale. Non sono neppure un barone del numero chiuso, come tu mi hai rapidamente “etichettato”, ma rimango fermamente convinto che mettere in crisi un sistema come quello delle Università, già così precario a causa di tutte le riforme degli ultimi anni, sia qualcosa di MOSTRUOSO. 
      Non sono qui a negare il diritto allo studio a NESSUNO. Approvo anche l’idea di togliere il test ed effettuare una selezione in itinere a fine del primo anno (modello francese), ma solamente se si attui bene e non come questo nuovo test nazionale per l’ammissione alla scuola di specializzazione.
      Questo secondo me è il problema: noi giovani vogliamo stravolgere un sistema che ormai è troppo vecchio ed impantanato per poter cambiare in tempi brevi: o lo demoliamo completamente o capiamo che ci vorranno anni di piccoli e modesti cambianti prima di ottenere davvero un sistema perfetto e meritocratico al quale TUTTI (me compreso) aspirano.

      http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/29/test-ingresso-medicina-per-insegnare-bisogna-commettere-reato/1177640/
      http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2014/3-novembre-2014/sono-entrata-medicina-grazie-tar-ho-paura-aula-mi-odiano-230462971618.shtml
      http://www.lastampa.it/2014/11/01/cronaca/ressa-nelle-aule-di-medicina-tutta-colpa-dei-ricorsisti-atXVzR3scyYeDt8ipOsWsM/pagina.html

  4. Carissimo Gabriele.
    Seguo sempre la medicina in uno scatto su facebook e qui, nel sito.
    Sono una delle ricorsiste del 18 luglio, e penso che sia un mio dovere difendere la mia posizione, in maniera civile e col semplice fine di contribuire alla discussione.
    Salto tutta la tiritera del fatto che sogno di essere medico da quando sono piccola, che il mio desiderio è lavorare per Medici Senza Frontiere da sempre e che l’idea di salvare vite mi ha sempre affascinato, tanto che sono perfino volontaria del 118 (e non ho nemmeno paura del sangue!).
    Ho provato il test per la prima volta nel 2013, l’anno famoso per il bonus maturità: ecco, per me le prese in giro sono iniziate quando mi sono iscritta al test. Ho conseguito la maturità classica con un voto pari a 96/100 ma poiché in classe eravamo pochi, pochissimi sopravvissuti ai cinque anni, due 100 dei miei compagni “hanno impedito” che a me venisse assegnato questo bonus per via del percentile.
    Oltre a ciò, il giorno del test i posti ci erano stati assegnati (il che vuol dire che si sapeva perfettamente dove fosse seduto ogni singolo candidato), il documento d’identità era sul banco e non c’erano controlli.
    Non sono riuscita a superare il test, ma non mi sono certo arresa: ho seguito lezioni all’università e un corso AlphaTest propedeutico ai test, in vista di quello di Aprile. Per giocarmi il tutto e per tutto poi, ho fatto domanda anche in Inghilterra, mi sono informata sulla Romania, e ho fatto il Test di Medicina in Inglese, il Test del San Raffaele e il test della Cattolica (per inciso, il gratta-e-vinci nascondeva un codice che però era perfettamente visibile anche senza grattarlo poiché in rilievo).
    Arriva poi il famigerato giorno del famigerato test: l’8 Aprile. Premetto che ho sempre fatto un punteggio prossimo al 30 e che quindi ero in graduatoria. Detto ciò, mi sento in dovere di specificare che anche quest’anno i posti nella mia sede erano assegnati ma soprattutto che al termine dei 100 minuti solo io e altri pochi candidati abbiamo consegnato, gli altri invece erano ancora comodamente seduti a ricopiare le risposte. Ovviamente la maggior parte di loro si sono vicendevolmente aiutati (per non dire che hanno copiato) e nonostante le segnalazioni i professori addetti alla supervisione non se ne sono minimamente preoccupati. Per non parlare poi delle quattro domande errate. E il vergognoso plico scomparso (con tutto il rispetto per i baresi ma avevano sempre fatto punteggi bassissimi, improvvisamente invece tutti illuminati? Coincidenze?).
    Stanca, stufa, umiliata, per di più dopo aver sentito le confessioni di chi, orgoglioso, mi ha detto tranquillamente “Ahhh io sono entrato/a ma perché ho copiato, ahahah!”, ho sentito della possibilità di fare il ricorso. Non volevo perdere un altro anno, soprattutto perché ho ritenuto (e forse per qualcuno posso anche essere stata presuntuosa, chissà) di essere già stata abbondantemente presa in giro da un sistema che non è imparziale, corretto e giusto. E mi chiedo: ma se qualcuno dei fortunati (perché molto spesso la bravura, la determinazione e l’attitudine contano poco) che è entrato in medicina superando il test, si fosse ritrovato al mio posto, cosa avrebbe fatto? Avrebbe scelto di perdere ancora anni? Avrebbe continuato a guardare chi ce la faceva in modo disonesto? Forse sì ma non credo. Anche perché ormai sembra quasi che chi si fa giustizia in modo corretto stia commettendo qualcosa di immorale e di illegale, quando in realtà dovremmo domandarci come sia possibile che chi faccia le leggi sia tra i primi ad infrangerle, creando i presupposti, come per esempio in questo caso, di compromettere il numero chiuso (che, tra parentesi, a parer mio DEVE esserci).
    Detto ciò, mi scuso per essermi dilungata e spero leggerete e capirete il mio pensiero.
    Buona serata

  5. Ciao Gabriele, sono una studentessa entrata regolarmente con parecchi ricorsisti nella sua sede. Sono alla ricerca di informazioni sul controricorso, ti va di dirmi quello che sai/le tue fonti? Anche per email,
    Grazie
    Tartaruga
    Ps complimenti per l’articolo!

    • Cara Tartaruga,
      maggiori informazioni riguardo al controricorso puoi trovarle nel link che ti lascio in fondo al commento. Purtroppo in questi casi sembra che queste “petizioni” non abbiamo un grande valore legale, ma servono sicuramente a smuovere gli animi di coloro che invece POSSONO agire.
      Da pochi giorni inoltre, i rettori delle facoltà di medicina e chirurgia di tutta Italia hanno minacciato di autosospendersi (o autodimettersi) al fine di sollecitare il MIUR alla risoluzione della questione.
      Sfrutto il tuo commento per lanciare un messaggio solidale: in questi giorni moltissimi giornali nazionali stanno riportando notizie di scontri all’interno delle facoltà tra ricorsisti e testisti. Vorrei ricordare a tutti che l’Università, e in particolare i policlinici universitari, non sono un campo di battaglia dove spargere il sangue di una guerra fraticida, ma sono dei luoghi dove dovrebbe vigere prima di tutto il rispetto per i pazienti e per i colleghi, e in secondo luogo la tolleranza reciproca.
      Attendiamo giorni migliori.

      https://secure.avaaz.org/it/petition/Ministero_Istruzione_Universita_Ricerca_Controricorso_avverso_la_sospensiva_del_TAR/?pv=1

      • sì la petizione la conoscevo..quindi purtroppo non c’è nessuna azione più seria al momento che tu sappia. Speriamo che non gli diano ragione in appello.
        Sai purtroppo è difficile rimanere calmi quando non ti riesci a sedere in aula perché al tuo posto c’é gente che ha fatto meno di 20 punti entrata per “l’anonimato” !
        Ciao, grazie

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