TAR, ricorso, medicina, test, ammissione

Quest’anno gli (aspiranti) studenti di medicina non si sono fatti mancare davvero nulla. A partire dal test di selezione, anticipatosi per la prima volta a livello nazionale l’8 Aprile, è successo davvero l’impensabile: la scomparsa di alcuni plichi contenenti le risposte dei candidati all’università di Bari, poi il Ministro Giannini che ha presentato la sua riforma di abolizione del discusso quiz e infine il maxi-ricorso al TAR vinto da circa 5000 candidati poiché è possibile che non sia stato garantito l’anonimato durante la correzione della prova.

Galeotto fu quel 8 Aprile 2014, quando per la prima volta dalla loro istituzione, si sono svolti in tutta Italia i “nuovi” test per l’ammissione alla facoltà a numero programmato di Medicina e Chirurgia. Di nuovo però, sia ben chiaro, avevano soltanto la data di esecuzione: per la prima volta infatti gli studenti erano chiamati a sostenere un test prima di aver conseguito l’esame di Maturità.
Quello di cui vi voglio parlare non riguarda questa scelta (ndr. a mio avviso scellerata quasi quanto quelle che seguiranno) ma di come sia cambiata nel tempo la modalità di ammissione alle suddette facoltà universitarie.

Tutto ebbe inizio nel 1986, quando le prime università italiane, consce del fatto che le iscrizioni agli indirizzi medici e sanitari erano inmedicina, TAR, ricorso, ammissione, protesta continuo aumento, decisero di limitare il numero degli studenti mediante decreto rettoriale. Ovviamente non era pensabile che ogni Ateneo potesse regolarsi in maniera autonoma, così il MIUR (ndr. che all’epoca già si chiamava così), presieduto da Ortensio Zecchino, decise di istituire il “numero chiuso” a livello nazionale. Iniziarono i primi ricorsi: non era possibile che un ministro qualunque limitasse il diritto allo studio di così tanti studenti volenterosi pronti a sacrificare anni dalla loro vita per diventare finalmente dei medici. Inutile dire che tutti quelli presentati al TAR (ndr. Tribunale Amministrativo Regionale) del Lazio in questi primi anni ebbero esito positivo in quanto i giudici ritenevano incostituzionale limitare l’accesso alla formazione universitaria tramite decreto ministeriale.

Fino al 1999 la situazione fu questa: c’era un test ma la sua valenza era per così dire “opzionale”. L’importante non era dare il maggior numero di risposte esatte e quindi piazzarsi bene in graduatoria, ma fare ricorso perché si sa, chi non fa ricorso nel nostro Paese ha torto a priori.
Il 2 Agosto dello stesso anno però cambiò tutto: arrivò l’Europa, questo splendido fantasma opalescente, invidioso del nostro sole, della nostra abbronzatura e del nostro cibo mediterraneo, che spesso e volentieri ci dice cosa fare e come farlo.
Zecchino era di nuovo a capo del MIUR e, forte delle direttive europee che imponevano (e impongono) una formazione di alto livello per i corsi di laurea in medicina, odontoiatria, veterinaria e architettura, decise di porre fine a questa situazione paradossale varando una nuova legge (264/99) che limitava il numero di studenti di tali facoltà. Finalmente le università potevano dormire sogni tranquilli: la “quantità” di futuri studenti sarebbe stata definita di anno in anno entro inizio Agosto direttamente dal MIUR e ci sarebbe stato un test uguale in tutti gli Atenei che avrebbe garantito l’accesso ai “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi” proprio come cita l’articolo 34 della nostra Costituzione.
Adesso era tutto in regola, i ricorsi però furono vinti ancora per un altro anno, fin quando la prova fu dichiarata costituzionale proprio perché un numero elevato di studenti lederebbe la capacità di apprendimento dei migliori.

Dal 2000 all’interno delle università italiane qualcosa si agitava e non c’entrava la contentezza per il Giubileo. Molte persone erano in agitazione come se avessero contratto una febbre quartana e il motivo era semplice: senza nessun meccanismo di selezione era più facile far studiare i propri figli, nipoti, fratelli, zii e nonni.
Iniziarono così tutta una serie di brogli, perpetuati ogni singolo anno in varie parti d’Italia, che visti da fuori potrebbero fare invidia alle perfettamente pilotate elezioni presidenziali russe.

Siamo arrivati (finalmente) al 2014, l’anno in cui il MIUR, il CINECA, gli Atenei e i candidati hanno dato il meglio di loro stessi.
Appena due giorni dopo il test, il 10 Aprile appare una notizia bomba su tutti i giorni: all’Università di Bari un plico, di quelli contenenti le domande, potrebbe essere stato manomesso in quanto le buste al suo interno sono solamente 49.
Dove sarà andata mai questa busta? Se lo chiedono i militari della DIGOS (ndr. una sorta di SWAT americana) che aprono un’indagine. Allo stesso tempo dal CINECA arriva la conferma che l’errore non è stato commesso da loro:

“Affidiamo i pacchi con le domande ai delegati delle università che vengono qui da noi a Bologna a prenderli solo dopo averli identificati. […] Controlliamo i plichi uno ad uno, li contiamo e solo quando tutte le verifiche hanno avuto esito positivo li consegniamo. Impossibile che esca un pacco con un plico in meno” – Ufficio stampa del CINECA, 12 Aprile 2014.

Ovviamente si sa come andrà a finire, d’altronde siamo in Italia: qualche giorno di tempo e tutti si dimenticheranno dell’accaduto; nel frattempo il Ministero si mette al sicuro e convalida la regolarità della prova. In fin dei conti mancava solamente una copia del test da al massimo quattro giorni, dove sarebbe potuto andare quando oggi, grazie alle nuove tecnologie, bastano 4 minuti per scanerizzare 20 fogli ed inviarli ad una mailing list?

A fine aprile il Ministro Giannini, per aiutare questo processo di crescita di fiducia nel sistema universitario, rilascia pubblicamente più dichiarazioni dove sostiene che questo sarà l’ultimo anno per il test di ammissione alla facoltà di medicina: dal 2015 modello francese per tutti (e per i primi 1000 iscritti anche una baguette e un biglietto per il Tour de France).
Le associazioni studentesche gridano al miracolo: finalmente dopo tanti anni una persona davvero competente al ministero di viale Trastevere, da oggi in poi gli studenti saranno di nuovo i legittimi proprietari del loro diritto alla studio.

Le sorprese non sono finite qui: a partire dal 18 luglio i giudici del TAR del Lazio, con varie ordinanze cautelari, hanno fatto a pezzi il numero chiuso ammettendo circa 5000 candidati (in più ondate) anche con un punteggio pari allo zero; il motivo è incredibile: violazione dell’anonimato.
Sulla scheda delle risposte, che per legge deve essere anonima in modo che nessuno possa risalire a quell’elaborato durante la fase di correzione, era presente accanto al codice a barre anche un codice di identificazione personale che avrebbe permesso (ndr. ad

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Campagna pubblicitaria del ricorso al test 2014 proposta dall’associazione studentesca UDU

un’impiegato corrotto) di agevolare determinati candidati.
Fa quasi ridire il fatto che già il 2 Aprile alcuni atenei avessero segnalato al responsabile del MIUR, un certo Daniele Livon, che si sarebbe potuto incorrere nel reato di violazione della privacy grazie a quel simpatico codice alfanumerico presente sulla scheda risposte.
Ovviamente il ministero ha deciso di tacere a riguardo e alcune università, come la Cattolica del Sacro cuore di Roma, hanno pensato bene di coprire la sigla incriminata con una polvere dorata, in stile Gratta&Vinci.
Dal prossimo anno, se il test dovesse ancora essere in vigore, se notate una banda colorata sulla vostra scheda risposte non azzardatevi a grattarla con una moneta! Non si tratta di un nuovo modo per assegnare l’ammissione al candidato fortunato in stile “Miliardario” ma semplicemente di un modo fai-da-te pensato affinché i soliti raccomandati non abbiamo poi la vita più facile del dovuto.

Poiché la legge di Murphy si applica a tutti gli ambiti e il ridico non ha mai fine:

  • dopo che sono stati ammessi più di 5000 studenti in tutta Italia (in nome della violazione dell’anonimato),
  • dopo che le aule di alcune università di medicina sono più piene dello stomaco di un americano durante il giorno del Ringraziamento,
  • dopo che i rettori hanno dovuto chiedere “in prestito” altre strutture al fine di poter garantire il normale svolgimento delle attività didattiche,

gli studenti di medicina attualmente iscritti agli anni superiori al primo, alcuni docenti e personalità di spicco nel panorama universitario italiano hanno deciso di aprire un “contro-ricorso” al TAR che escluda nuovamente coloro che si sono immatricolati grazie alla “sentenza” del 18 luglio (e successive).
Ma noi siamo italiani e, sempre per quel discorso che chi non fa ricorso ha torto a priori, la nostra voglia di lottare per i nostri diritti essenziali ha fatto sì che nascesse anche il ricorso al contro-ricorso.
Riassumendo questa situazione complicatissima, attualmente in Italia abbiamo:

  • un ricorso al test di ammissione dell’8 aprile: hanno partecipato circa 5000 esclusi a cui è stata data la possibilità di immatricolarsi a causa di un codice personale che non doveva essere riportato sulla scheda delle risposte,
  • un contro-ricorso: chiesto dagli studenti che si sono visti “rubare” la posizione in graduatoria dai ricorsisti e dagli studenti di medicina degli anni successivi al primo che lamentano molteplici disservizi a livello didattico,
  • un ricorso al contro-ricorso: i 5000 studenti immatricolati cercano di difendere la loro immatricolazione in modi, a mio parere, discutibili.

Ciliegina sulla torta, abbandonando il discorso test di ammissione ma rimanendo in ambito medico, il 31 ottobre 2014 il CINECA ha confermato lo scambio delle domande semi-specialistiche nei test per l’accesso alla scuola di specializzazione dell’area Clinica e dell’area Medica. Le 30 domande sono state “invertite” e quindi dovranno essere ri-somministrate il 7 novembre ai futuri specializzandi al fine di poter ricalcolare nuovamente il loro punteggio.

In tutto questo “ambarabà ciccì coccò” di concorsi, ricorsi al TAR, errori del CINECA, dichiarazioni del MIUR e di studenti volenterosi che sognano di diventare medici la mia proposta è di lasciar fare alla fortuna: istituiamo una volta l’anno gli Hunger Games della medicina così alla Giannini basterà solamente dire:

“Felici Hunger Games e possa la fortuna essere sempre a vostro favore!”