Sia qualora ci troviamo di fronte ad un paziente sintomatico che quando ci si approccia ad un soggetto che crede di essersi infettato (poiché ha tenuto comportamenti a rischio), il processo diagnostico è uno dei più delicati ed importanti.

Cenni legali

Innanzitutto bisogna porre l’accento sulla possibilità di eseguire qualsiasi test diagnostico in maniera completamente anonima; ma anche qualora non fosse scelta questa strada dell’anonimato, il risultato potrà essere comunicato solamente al diretto interessato.
Attualmente inoltre la legge italiana non impone l’obbligo, né al paziente che si è scoperto sieropositivo né al medico, di informare i conviventi, i partner o i familiari del proprio stato sierologico. Allo stesso modo qualora il soggetto sa di essere HIV+ e infetta, CON o SENZA il suo consenso, una seconda persona può essere perseguito penalmente.

Indagini sierologiche

Grazie ai passi avanti degli ultimi anni nel campo della medicina di laboratorio è stato possibile ridurre notevolmente il periodo finestra: quel lasso di tempo durante il quale, nonostante il paziente fosse infetto, i test sierologici risultavano comunque negativi.
Fino a pochi anni fa si cercavano anticorpi aspecifici contro l’HIV e, considerando che il nostro organismo impiega circa 3-4 settimana per produrre qualsiasi risposta anticorpale, sembra scontato che prima di un mese dal contagio era impossibile avere la certezza dello stesso.

Negli ultimi anni invece grazie ai test di ELISA di IV generazione e alla ricerca precoce degli antigeni p24 è possibile ridurre il tempo ed ottenere una diagnosi già dopo 2 settimane.
Spesso in questi “test combinati” di ultima generazione viene eseguita anche la PCR quantitativa che ha il compito di amplificare, e quindi rendere possibile facilmente l’identificazione, del genoma dell’HIV anche quando sono presenti pochissime copie all’interno del sangue del soggetto.
In ogni caso però l’iter diagnostico deve rispettare due livelli separati prima che possa essere confermato l’esito al paziente:

  • Valutazione della presenza di anticorpi generici anti-HIV con test ELISA di IV generazione a cui può essere aggiunta anche la ricerca dell’antigene virale p24 e la PCR quantitativa.
  • Qualora i test di primo livello risultassero positivi è necessario praticare, sugli stessi campioni, il Wester Blot (WB): una tipologia di analisi che cerca nello specifico la presenza degli anticorpi per ciascun antigene virale.

Solamente quando anche il Western Blot è positivo sarà possibile comunicare al soggetto che si è sottoposto ai test l’esito del risultato.
Qualora invece gli esami di primo livello siano positivi, ma il WB fosse negativo, dobbiamo ipotizzare ad un caso di falso positivo, ma comunque consigliare al paziente di ripetere nuovamente il test tra circa 3 mesi.

Rappresentazione temporale degli elementi che vengono attualmente ricercati nel sangue del paziente per effettuare diagnosi di infezione da HIV
Rappresentazione temporale degli elementi che vengono attualmente ricercati nel sangue del paziente per effettuare diagnosi di infezione da HIV

Monitoraggio dei pazienti sieropositivi

Nel campo del controllo dell’efficacia della terapia o semplicemente dell’evoluzione della patologia stessa, le diagnostiche sierologiche si sono perfezionate concentrandosi sempre sulla misurazione di due endpoints primari:

  1. il numero di linfociti CD4 presenti nel sangue del paziente,
  2. la carica virale: rappresentata dal numero di copie del materiale genetico del virus presente in circolo.

È molto importante la valutazione di questi due parametri sia quando il paziente è sotto trattamento, sia quanto è ancora asintomatico e non assume ancora farmaci antivirali.
A seconda della numero di CD4 di ciascun paziente, l’OMS classifica l’evoluzione della patologia in vari stadi:

  • Infezione da HIV primaria: il soggetto può essere asintomatico o presentare sindrome retrovirale (simil-influenzale).
  • Stadio 1: CD4> 500/µL e possibile ingrossamento generalizzato dei linfonodi.
  • Stadio 2: CD4< 500/µL. Manifestazioni muco-cutanee e infezioni ricorrenti delle vie respiratorie.
  • Stadio 3: CD4< 350/µL. Diarrea cronica inspiegabile (per più di un mese) e comparsa di gravi infezioni batteriche (es. tubercolosi polmonare).
  • Stadio 4: CD4< 200µ/L. Candidosi sistemica, toxoplasmosi celebrale e sarcoma di Kaposi. A questo punto si diagnostica il passaggio dall’infezione da HIV ad AIDS.

Grazie alle attuali terapie farmacologiche il tempo che intercorre tra l’avanzamento da uno stadio all’altro può essere molto lungo, ma nonostante ciò è importante che il paziente faccia attenzione alla possibilità di contrarre altre infezioni.
Se la terapia prescritta è efficace e il soggetto è molto aderente alla stessa (ha una buona compliance) allora è possibile che la viremia si abbassi al tal punto da non essere più rilevabile dai normali strumenti di misurazione: in questi casi è come se il virus fosse virtualmente assente all’interno del sangue. Nonostante ciò è importante sottolineare che il paziente è ancora infetto ed è in grado di infettare nonostante le possibilità siano comunque inferiori rispetto a quanto la carica virale è elevata.

Terapia HAART – Un cocktail farmacologico che dà speranza. | http://wp.me/p50yx2-NX

Dati Epidemiologici – I numeri sull’HIV ed i gruppi più esposti. | http://wp.me/p50yx2-NK

Decalogo sulla prevenzione – E’ semplice, proteggiti. | http://wp.me/p50yx2-NR