Fa e farà discutere la sentenza della corte d’appello britannica che pochi giorni fa ha dichiarato non colpevole una donna che ha danneggiato irreversibile la figlia a causa della sua assidua consumazione di alcool durante la gravidanza.

Quando un feto può essere davvero considerato un “essere vivente”? I giudici della corte dell’appello inglese non hanno dubbi: fino alla nascita un bimbo non può essere considerato ancora un individuo nel vero senso della parola, e per questo non può essere giuridicamente tutelato dal diritto civile come qualsiasi altra persona.
Partiamo dall’inizio: nel 2011 un tribunale locale di una cittadina inglese vicino Manchester stabilì che il precario stato di salute, di una bimba nata nel 2007, era dovuto “a un crimine violento” da parte della madre. La donna infatti era accusata di aver assunto in gravidanza, nonostante il parere contrario dei medici e gli avvertimenti degli operatori sanitari che la seguivano, dalle 40 alle 60 unità alcoliche al giorno; mentre in gravidanza è consigliato non superare il limite del 7 unità alcoliche.
Nel dicembre del 2013 la decisione era stata ribaltata da un tribunale amministrativo (ndr. una sorta di TAR), che decise che la bambina, attualmente sotto la custodia del comune e dei servizi sociali, non potesse essere ricompensata dalla donna “in quanto un feto non è una persona e quindi non si può parlare di crimine contro la persona”.

Si sà, gli la legge anglosassone è molto specifica e non lascia nulla al caso. Proprio per questo motivo il “Offences against the person Act”, redatto ed in vigore del 1861, che ha il compito di tutelare e punire coloro che somministrano (ndr. senza consenso) ad un individuo sostanze pericolose potenzialmente in grado di causare danni reversibili o irreversibili, non può essere applicato a tutela del nascituro. Non esistono possibili interpretazioni e infatti la corte dall’appello britannica, che era stata chiamata ad inizio anno a risolvere una volta per tutte le questione, è stata più chiara e fiscale: il feto non è considerato un’individuo e non è tutelato dal suddetto atto legislativo.
E pensare che fino a qualche tempo fa gli opinionisti inglesi che tenevano sott’occhio la faccenda ipotizzavano addirittura che nel Regno Unito, proprio a causa di questa sentenza, venisse promulgata una nuova legge che vietava categoricamente alle donne in dolce attesa l’assunzione di qualunque quantità di bevande alcoliche.
Purtroppo così non è stato, ma se fosse accaduto si sarebbe creato un “pericoloso” precedente tale da poter ipoteticamente impedire alle “quasi mamme” qualsiasi comportamento che avrebbe potuto danneggiare lo stato di salute dei nascituri: mangiare uova poco cotte, bere un bicchiere di buon vino o perfino assumere molti grassi o zuccheri attraverso la dieta.

Mentre le associazioni femministe esultano in quanto, provvedimenti del genere, avrebbero aperto la strada a sentenze punitive nei confronti di tantissime donne che in realtà saranno delle ottime madri, c’è anche da dire che la donna in questione beveva abitualmente circa 8 lattine di birra e mezza bottiglia di vodka al giorno.
Secondo i medici (ndr. ma anche secondo chiunque abbia un minimo di buon senso) è stato proprio questo comportamento particolarmente irresponsabile della madre a causare alla bimba la sindrome alcolica fetale.

Ma cos’è la sindrome alcolica fetale (FAS)?

In realtà la sindrome alcolica fetale è l’espressione più grave di un disturbo “simile” chiamato Disturbo dello Spettro Fetale Alcolico (in inglese FASD). Il neonato che presenta la FAS

Neonato affetto dalla sindrome alcolica fetale (FAS). Notare la facies caratteristica
Neonato affetto dalla sindrome alcolica fetale (FAS). Notare la facies caratteristica

manifesta alterazioni fisiche e mentali che possono andare da anomalie cranio-facciali e microcefalia a disfunzioni del sistema nervoso centrale come iperattività, deficit di attenzioneritardo mentale e disfunzioni dell’apprendimento fino ad un vero e proprio rallentamento della crescita.
Allo stesso tempo invece, il FASD raggruppa in sé uno spettro di diverse disabilità che possono distinguersi in primarie e secondarie: tra i danni primari troviamo le alterazioni mentali (danni cognitivi, difficoltà di apprendimento e memorizzazione, difficoltà di linguaggio e comprensione, incapacità di giudizio e disagio sociale). Di solito questi “sintomi” compaiono durante l’infanzia o l’adolescenza e spesso non vengono identificati come conseguenza dell’esposizione all’alcol.
Danni secondari, nei pazienti con FASD, vengono considerati quelli che compaiono nel corso della vita: problemi scolastici e familiari, disoccupazione, alterazione dei comportamenti sessuali, dipendenza da sostanze psicoattive, problemi giudiziari.
Ovviamente, come si può ben immaginare, la possibilità che il feto possa avere dei danni, e l’entità di questi, è in relazione alla quantità di alcol consumata, al periodo della gravidanza e all’interazione con altri fattori di rischio, come l’uso concomitante di tabacco o droghe.

Cosa succede quando una donna incinta beve degli alcolici?

L’etanolo è una sostanza teratogena capace di modificare lo sviluppo del feto fino a determinare alterazioni cellulari importanti che possono coinvolgere vari organi. Dopo aver attraversato la barriera placentare, questa sostanza, raggiunge il sangue dell’embrione dove può raggiungere una concentrazione simile a quella materna.
I danni principali si rilevano a livello del sistema nervoso centrale e sono più gravi qualora la donna assuma elevate quantità, cioè più di 7 unità alcoliche (ndr. 1 U.A. corrisponde a circa 12 grammi di alcol, contenuti in un bicchiere di vino da 125 ml, in un bicchiere di birra da 330 ml o in un superalcolico da 40 ml) in un periodo di tempo breve.

Attualmente purtroppo non siamo in grado di intervenire, né farmacologicamente né in altri modi, sui pazienti che mostrano la FAS o il FASD, proprio per questo motivi i danni sono considerati irreversibili. 
Oggi a causa della sempre minore età della prima gravidanza e dei comportamenti sociali molto diffusi tra i giovani, come il binge drinking (ndr. l’assunzione di una grande quantità di alcool nel minore tempo possibile al fine di aumentare la velocità di comparsa degli effetti), anche la vita dei piccoli feti è messa al rischio da donna che troppo spesso non hanno la maturità necessaria a prendersi cura neppure di loro stesse, figurarsi di un bambino.

Campagna inglese di sensibilizzazione sui danni del fumo durante la gravidanza.
Campagna inglese di sensibilizzazione sui danni del fumo durante la gravidanza.