Il team de “La Medicina in uno Scatto” ha intervistato l’amministratrice di “Tette Per la Scienza”, un ambizioso progetto nato dall’estro e dalla voglia di trovare un nuovo modo capace di rendere più incisiva la divulgazione di delicate tematiche scientifiche. Il notevole impatto mediatico ed il successo riscosso su tutte le piattaforme social hanno reso un riscontro altamente positivo. Il fine giustifica i mezzi? Seppur all’inizio increduli, le parole dell’amministratrice e i feedback degli utenti ci hanno fatto ricredere. Complimenti “Tette Per la Scienza”!

1.      Cosa vi spinge a perseguire la strada della divulgazione scientifica in un mondo “social” in cui pregiudizi, “arti alternative” ed empirismo, purtroppo, padroneggiano?

Perché nel mondo dell’informazione scientifica servono nuove idee, serve sperimentare, serve allargare le proprie vedute. I Social sono un vettore padroneggiato da chi propaga disinformazione, odio per la Scienza e per la razionalità ed è il medium che più ci è accessibile, quindi era più che naturale partire da lì.

2.      Perché utilizzare il corpo delle donne come mezzo per raggiungere il vostro scopo?

Perché, per contingenze culturali, oggi è un metodo efficace per veicolare messaggi. Fermo restando che l’associazione di idee che mi ha portata a creare il blog è stata abbastanza improvvisa e non ho mai pensato di usare il nudo come “specchietto per le allodole”. Mi sembrava semplicemente un’idea originale.

3.      Il nudo proposto nelle foto non rischia di far passare in secondo piano i concetti che vi proponete di diffondere?

Paradossalmente il nudo in quanto tale su Internet non vale nulla. L’offerta è immensa e non avrebbe senso che qualcuno ci seguisse solo per il nudo. Poi chiaramente tra i nostri lettori, almeno dai commenti, è evidente come ci siano persone che badino solo al nudo e altre a cui invece il messaggio arriva. Le prime sono un effetto ineliminabile ma finché ci sono quelli che capiscono, interagiscono e discutono, o comunque diffondono il contenuto per le affermazioni scientifiche, per noi rimane una scelta efficace.

4.      Seppure con un nobile fine, non rischiate di sfociare in una velata mercificazione del corpo femminile e della visione di esso come mero mezzo attraverso cui trarre beneficio?

Una mercificazione, per definizione, implica una dimensione economica del processo, che qui non c’è. Le nostre ragazze e i nostri ragazzi mettono liberamente a disposizione il loro corpo per una causa, con la giustificazione di difendere alcuni valori. Noi crediamo che uno possa fare del proprio corpo ciò che vuole. Il resto sono critiche moraliste sulla soglia dell’anacronismo.

5.      La scienza intesa come pratica e tecnica scientifica è da sempre avvolta da un alone di mistero e fascino che, in un perfetto sodalizio, convivono con l’intrinseca nobiltà di un’arte sviluppata fra le mura delle Università nonché dei centri di ricerca. Quanto pensate si sposi bene la convivenza fra questa atavica e nobile arte con la “necessità” di essere divulgata tramite tale metodologia?

Tette o non tette, la divulgazione è comunque una cosa utile e necessaria, partendo dal presupposto di cui parli tu non andrebbe divulgata neanche con i metodi tradizionali. Spesso ci siamo sentiti dire “non è necessario o possibile che tutti capiscano la Scienza” e siamo d’accordo. La funzione della divulgazione è didattica o per chi già si interessa ed è curioso di sapere. Il punto però è che oggi la Scienza e la razionalità per molti stanno diventando un nemico da abbattere, col rischio che la “Torre D’Avorio” in cui buona parte della Scienza si vuole arroccare venga distrutta. Di continuo sentiamo di aggressioni e vandalismi ai danni dei ricercatori: queste sono le prime ripercussioni di un cambiamento culturale molto pericoloso che andrà a peggiorare. Quindi serve qualcosa di diverso, di nuovo, per veicolare non solo la Scienza come insieme di nozioni ma il rispetto per la Scienza, per la Razionalità, per lo scetticismo, per il pensiero critico. Sempre che non sia troppo tardi…

6.       Gli scatti da voi proposti raffigurano maggiormente corpi femminile piuttosto che maschili. Accettate di buon grado, quindi, che una buona fetta del vostro pubblico sia costituito da “marpioni” a cui di scienza, effettivamente, non importa poi molto?

Niente più che un effetto collaterale tollerabile. Soprattutto nei post che trattano temi attuali e controversi la qualità del dibattito è molto alta e le tette passano decisamente in secondo piano, come se neanche le avessero viste.

7.      Il fatto di aver impostato questa vostra campagna pro-scienza sulla pubblicazione di corpi femminili seminudi significa che mirate a diffondere questi concetti principalmente nel pubblico maschile perché lo ritenete più “ignorante” o più capace di interessarsi a questi argomenti?

La scelta di partire con corpi femminili è dettato semplicemente da questioni pratiche. Comunque sin da subito avevamo in progetto di integrare con corpi di ogni tipo.

8.      Leggendo i commenti che hanno ricevuto quelle (poche) foto in cui sono gli uomini a mettersi a disposizione della scienza, si può vedere come il vostro pubblico, che è costituito principalmente da uomini, non sia estremamente contento di questi contenuti.  Credete che avrebbe avuto lo stesso impatto una campagna simile interpretata al maschile?

È abbastanza facile rispondere che no, non avrebbe avuto lo stesso effetto. Alcuni hanno usato questa argomentazione come una critica al progetto quando al più potrebbe essere un’argomentazione contro il sessismo presente nella nostra società. C’è comunque da dire che anche in questo caso i commenti negativi o comunque superficiali sono la minima parte del totale e che col passare dei giorni questi individui si stanno auto-filtrando. Probabilmente fanno parte di quella fascia di pubblico che ci seguiva solo per il nudo e che siamo contenti di aver perso.

9.      In virtù di quanto detto, perché non cambiare nome in “nudi per la scienza”?

Perché cambiare il nome di un prodotto vuol dire quasi sempre farlo perdere di riconoscibilità e identità. “Tette” vale come sineddoche.

10.  Se il vostro obiettivo iniziale era quello di divulgare i contenuti scientifici fra i “non addetti” credete di esserci riuscite?

Il nostro obiettivo non era soltanto quello ma era anche attirare l’attenzione su alcuni fenomeni degenerativi della società italiana. Nel nostro piccolo comunque crediamo di esserci riusciti: basta guardare i commenti e le ricondivisioni dei nostri contenuti per vedere tante persone che sono state esposte a nozioni o concetti che altrimenti non avrebbero mai conosciuto e questo per noi conta. Poi siamo anche contenti di aver ravvivato il dibattito interno al mondo della divulgazione sulla necessità di un approccio radicale e sulla necessità di un rinnovamento.

11.  In riferimento alla domanda precedente, credete davvero che il vostro attuale pubblico di Facebook coincida con il target della vostra mission?

Il nostro target coinvolge persone diverse in modo diverso. Spesso ci viene sottolineato come ci sia tanta gente che ci segue che già si interessava di Scienza. Noi non troviamo che questo sia un male perché oltre a comunicare a questi come a tutti gli altri, gli forniamo degli strumenti diversi con cui diffondere cose che magari già sapevano. Se hai un amico che si cura con l’omeopatia o che pensa che gli OGM facciano venire il cancro e gli hai linkato dozzine di articoli senza riuscire a stimolarlo, se segue il nostro blog avrà accesso a contenuti semplici ed utili da sottoporre al suo amico, che sarebbe idealmente il destinatario del messaggio che vogliamo veicolare.

12.  Se la conoscenza scientifica attraverso un buon canale mediatico è il vostro scopo, la domanda pare quindi ovvia:  quanto oltre, in un futuro prossimo, sarete disposti a trattare di scienza senza necessariamente accostarla al corpo femminile o, quanto oltre sareste disposti ad andare nel momenti in cui vi trovasse ad affrontare un lento, ma inesorabile declino?

Tette per la Scienza per sua natura non è destinato a durare in eterno. Vogliamo ancora lavorarci ma stiamo già pensando a crescere in altre direzioni.

13.   Mi rivelereste un’anticipazione di un vostro progetto futuro?

Ci piacerebbe fare una raccolta di fondi per la ricerca utilizzando sempre la nostra formula classica. È già stato fatto e ha avuto i suoi risultati. Tuttavia è abbastanza complicato ma ci stiamo lavorando. Inoltre è in lavorazione un progetto segreto, molto più ambizioso. Con Tette per la Scienza siamo entrati in contatto stretto con tantissimi divulgatori, blogger, entusiasti e siamo entrati in una rete di conoscenze che unita alle nostre competenze in ambito di web, marketing e comunicazione ci ha permesso di formulare un concetto estremamente interessante per una nuova piattaforma legata all’informazione scientifica. Per  il momento però non possiamo dire di più.