L’artrite reumatoide è una malattia autoimmunitaria su base infiammatoria cronica che coinvolge in particolar modo le articolazioni, ma anche altri organi, tra cui muscoli, cute, cuore, occhi e polmoni, motivo per il quale è definita anche sistemica.

Il termine è stato coniato nel 1859, tuttavia esistono prove certe che la malattia sia molto più antica di quanto si possa pensare. Colpisce più le donne, in una fascia d’età compresa tra i 40 e i 70 anni.

Il tessuto interessato da un’intensa risposta infiammatoria è rappresentato dalla membrana sinoviale delle articolazioni, la quale diventa fortemente ispessita per via dell’introito di liquidi (edema). La membrana sinoviale è un elemento prezioso nell’ambito dei tessuti articolari in quanto produce il liquido sinoviale, una sostanza filante che lubrifica e riduce l’attrito tra i capi ossei di un’articolazione e nutre la cartilagine stessa. La membrana edematosa produce più liquido articolare, per cui si nota una tumefazione articolare, specie al polso e alla mano. Col passare del tempo, comincia la formazione del panno sinoviale (insieme di cellule infiammatorie, fibroblasti sinoviali e tessuto di granulazione), che erode la cartilagine articolare per poi intaccare le strutture ossee, legamenti e tendini.

Da cosa dipende il processo infiammatorio? La risposta al quesito non è ancora certa, nonostante molte ricerche siano state condotte, restano ancora poco chiari alcuni aspetti relativi al modo in cui la malattia insorga. Sappiamo che si tratta di una malattia multifattoriale, dovuta, cioè, all’interazione di più concause, che spaziano dalla predisposizione genetica alla componente antigenica ambientale: un batterio, un virus, forse un Mycoplasma presente nella gola, diversi sono stati gli agenti esogeni candidati a questo ruolo. L’infiammazione insorge, dunque, in seguito alla formazione di anticorpi che riconoscono come estranee alcune molecole normalmente presenti nelle nostre strutture articolari, ed è proprio questa reazione autoimmune responsabile della cronicizzazione del danno tissutale.

L’esordio è lento ed insidioso, e i primi sintomi sono la diretta conseguenza di tutte la alterazioni delle articolazioni: debolezza muscolare e scheletrica e affaticamento. Le articolazioni, colpite in modo simmetrico, sono gonfie, dolenti e calde alla palpazione. Altro classico sintomo è la rigidità articolare, specie al mattino o dopo inattività. Sono colpite inizialmente le articolazioni piccole della mano e dei piedi, a seguire quelle più grandi degli arti. Il paziente ha difficoltà a flettere ed estendere le dita, con scarso raggio di movimento per via di queste deformazioni ossee.

Una diagnosi precoce risulta fondamentale per iniziare la cura: gli esami di laboratorio richiesti sono il valore della VES e della proteina C reattiva nel sangue, per accertare l’infiammazione, e la ricerca di anticorpi specifici e del fattore reumatoide (non presente in tutti i soggetti affetti) per accertare l’autoimmunità.

Purtroppo, ad oggi, non esiste una cura definitiva. Il trattamento farmacologico ha come fine quello di alleviare il dolore e l’infiammazione per rallentare la degenerazione articolare. Pertanto, il medico somministra corticosteroidi o FANS per trattare il dolore e, soprattutto, farmaci biologici per rallentarne il decorso, come gli antagonisti del TNF, che combattono gli effetti di questo potente mediatore dell’infiammazione.