La prima definizione di temperamento la troviamo nel Corpus Ippocraticum (400 A.C.), dove Galeno definì quattro umori principali: flemmatico, sanguigno, bilioso e melanconico. Dopo Galeno, l’interesse verso i disturbi della personalità è cresciuto sempre più e sono stati davvero molti gli psichiatri che hanno cercato di indagarli sempre più a fondo. Ma la domanda che tutti ci poniamo è: quando una personalità può definirsi realmente patologica? Cerchiamo di capirlo insieme.

Per semplificare il concetto, è necessario chiarire dei termini che secondo l’opinione comune potrebbero essere sinonimi, ma che nella realtà non lo sono: si tratta della definizione di “temperamento”, “carattere” e “personalità”.

Pensavate fossero la stessa cosa, vero? Invece no!

Inizia a chiarire cosa intendiamo per temperamento.

Il termine temperamento deriva dal latino “mescolare” ed fa riferimento a qualcosa di biologico che noi ereditiamo, è scritto nei nostri geni e dipende fattori somatico-costituzionali.
Possiamo identificarne 4 tipi, intesi come caratteristiche che ognuno di noi ha in modo innato:

  • Temperamento depressivo: è un temperamento dominato da tristezza, negatività, pessimismo. L’individuo è incapace di gioire, privo di humour, passivo, riflessivo, indeciso, chiuso e introverso. Quando le cose non vanno secondo le sue aspettative diventa lamentoso, ipercritico, si auto-rimprovera e si svaluta;
  • Temperamento ipertimico: è un temperamento dominato da esuberanza, ottimismo, allegria e talvolta irritabilità. Il soggetto è spesso superficiale, presuntuoso, vanaglorioso, ampolloso, sicuro di della propria immunità verso le malattia mentali. E’ pieno di progetti, impulsivo, sintonico, cordiale, entrante , indiscreto, prepotente, disinibito, in cerca di emozioni e alla ricerca della novità;
  • Temperamento ciclotimico: è dominato da apatia alternata ad euforia. E’ frequente il pessimismo e la tendenza a rimuginare, alternati da ottimismo e spensieratezza. L’autostima è variabile tra scarsa o sproporzionale fiducia in se stessi, ci sono periodi di introversione alternati da periodi in cui prevale la ricerca di compagnia e spesso è presente un pianto immotivato alternato ad una eccessiva scherzosità e giochi di parole;
  • Temperamento irritabile: il soggetto è collerico, con tendenza a rimuginare, ipercritico, invadente, impulsivo, disforico, buono con se stesso ma impulsivo e disforico.

In quale di questi temperamenti vi riconoscete?
E’ importante sottolineare che nessuno di questi è un temperamento patologico, sono semplicemente definizioni che permettono di chiarire quale sentimenti prevalgono dentro di noi.

Una volta chiarito il concetto di temperamento, cosa si intende per “carattere”?

Per carattere si intende l’insieme delle qualità personali che permettono l’aderenza dell’individuo ai valori e ai costumi della società e rappresentano gli attributi acquisiti, che traggono la loro origine dall’esperienza dell’età evolutiva nell’ambito del contesto socio-familiare. In altre parole esso è quindi il nostro nucleo di relazioni, quei fattori ambientali che ci hanno condizionato dai primi anni di vita.

Ma allora che cosa è la “personalità”?

Il concetto di personalità racchiude in sé i concetti da carattere e temperamento ed è l’aspetto tra i tre, più complesso. Nasce dall’interazione tra fattori acquisiti e tratti stabili tipici di un individuo riconosciuti sin dall’infanzia. È quindi una somma tra fattore genetico e fattore acquisito che è stabile dopo la crescita, in genere intorno ai 18 anni. La personalità è qualcosa di normale che può scontrarsi con la realtà diventando un disturbo su cui si inseriscono le malattie psichiche.

Il DSM-IV (ndr. manuale statistico e diagnostico dei disturbi di personalità) classifica i disturbi di personalità secondo dei “cluster” cioè dei raggruppamenti che raccolgono, secondo criteri descrittivi, diversi disturbi di personalità sulla base delle osservazioni cliniche.

I tre gruppi sono:

  • Cluster A: comportamento bizzarro ed eccentrico. Sono:

Tratto paranoide: vede gli altri in modo malevolo e può presentare delirio di persecuzione. È una persona sfiduciata e sospettosa per cui le motivazioni degli altri sono interpretate come malevole;

Tratto schizoide: colui che non riesce a sentire delle emozioni, soprattutto relazionali, e presenta una ristretta gamma di espressività emotiva;

Tratto schizotipico: oltre al precedente è pure bizzarro ed eccentrico e ha un disagio acuto nelle relazioni strette;

  • Cluster B: imprevedibili, impulsivi e possono farsi del male.

Tratto borderline: instabilità delle relazioni personali, di sé (per parlare con gli altri deve cambiare sempre personalità) e degli affetti e marcata impulsività. Non tollerano le frustrazioni con acting out, si tagliano, si feriscono, vanno in autostrada in contromano;

Tratto narcisistico: grandiosità, necessità di ammirazione e mancanza di empatia. Ama se stesso, altro non c’è e serve solo come uno specchio che rimanda immagine di se stesso (ad esempio Fabrizio Corona);

Tratto istrionico: colui o colei caratterizzato da ricerca di attenzione ed emotività eccessiva;

  • Cluster C: ansia e insicurezza.

Tratto evitante: inibizione, inadeguatezza e ipersensibilità ai giudizi negativi;

Tratto dipendente: comportamento sottomesso e adesivo con bisogno di essere accuditi. Spesso attratto da un paranoide o narcisista;

Tratto ossessivo compulsivo: preoccupazione per ordine, perfezionismo ed esigenze di controllo;

Se vi siete ritrovati in uno dei cluster presentati appena presentati, avrete magari pensato di avere un disturbo di personalità. Non è affatto così!
Solo se le nostre caratteristiche non si adattano all’ambiente la nostra personalità diventa qualcosa di molto rigido e disadattato facendo emergere un disturbo di personalità.

Rappresentazione dei livelli di priorità dei disturbi secondo Gunderson
Rappresentazione dei livelli di priorità dei disturbi secondo Gunderson

In altre parole ho un disturbo di personalità solo se i miei tratti sono così rigidi che mi creano una sofferenza soggettiva tale da impedirmi di vivere normalmente. Chiariamo con degli esempi: posso essere una persona con dei tratti un poco ossessivi, puntiglioso e ordinatissimo, ma non per questo ho un disturbo di personalità. Se però il solo fatto di vedere un libro fuori posto in casa mi crea un malessere tale da impedirmi le mie quotidiane attività, allora ho un disturbo di personalità.

Tra i disturbi di personalità uno dei più interessanti è sicuramente il “disturbo borderline”.

Si tratta di soggetti in cui prevalgono sentimenti di rabbia ed impulsività. Hanno un io fragile, in cui la pulsione trova un soddisfacimento infantile e con difficoltà a stabilire relazioni interpersonali.

In generale, caratteristica è la tendenza all’acting out, dove l’individuo affronta conflitti emotivi e fonti interne-esterne di stress agendo senza riflettere o senza preoccuparsi delle possibili conseguenze negative. L’acting out è una via che permette al malato di agire senza riflettere, in modo da evitare la consapevolezza. Non è sinonimo di cattivo comportamento (sebbene l’acting out implichi spesso un comportamento dannoso o distruttivo), ma i comportamenti normalmente associati all’acting out, come gli scontri fisici o l’abuso di farmaci, possono essere considerati espressione di questo meccanismo di difesa solo quando sono in rapporto con emozioni e impulsi che la persona non può tollerare.

Esiste una cura?

Sì, ma si tratta di patologie molto difficili da curare che richiedono l’intervento di uno specialista, perché spesso oltre al disturbo di personalità si associano la dipendenza da alcol o farmaci e i disturbi alimentari.

“Se si fanno scorrere innanzi ai propri occhi le varie caratteriologie si ha l’impressione dell’infinito” – (Jaspers)