Durante ogni pasto il cibo segue un preciso percorso: bocca, esofago, stomaco e intestino. È importante che ogni comparto mantenga la propria individualità e le proprie caratteristiche, quando questo non avviene la situazione può diventare patologica.

A dividere esofago e stomaco abbiamo lo sfintere esofageo inferiore che ha il preciso compito di impedire che il cibo ormai arrivato nello stomaco e acidificato dai succhi gastrici torni indietro. L’importanza di questa separazione è dovuta al fatto che le pareti dell’esofago non sono predisposte per proteggersi dall’acidità e ogni volta che vengono a contatto con gli acidi si danneggiano.

Con reflusso gastroesofageo intendiamo quindi la risalita anomala di cibo lungo le pareti dell’esofago, questo può rimanere un evento occasionale o diventare una vera e propria patologia.

Quando lo sfintere non funziona correttamente e la risalita di materiale diventa un evento ripetuto si può parlare di malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE). I sintomi più diffusi sono bruciore e sensazione di acidità a livello retro-sternale.

Gastroscopia in paziente con malattia da reflusso gastroesofageo
Gastroscopia in paziente con malattia da reflusso gastroesofageo

Il primo accorgimento da prendere è cercare di mantenere uno stile di vita sano. L’alimentazione prima di tutto incide fortemente sulla patologia: pasti troppo abbondanti e troppo grassi inducono lo stomaco a creare un ambiente molto acido e lo costringono a trattenere il cibo per tempi lunghi. Più il cibo rimane all’interno dello stomaco più si alza la probabilità che questo risalga insieme ai succhi gastrici. Anche le bibite gassate sono categoricamente da evitare in quanto gonfiano lo stomaco aumentandone la pressione interna e facilitando l’effettiva risalita lungo l’esofago. Un ultimo accorgimento sull’alimentazione è quello di evitare cibi troppo acidi o irritanti (come il caffè) che rendono il pH dello stomaco ancora più basso peggiorando le conseguenze di un’eventuale reflusso.

Oltre all’alimentazione un ruolo fondamentale nella cura del reflusso è anche evitare il fumo, questo agisce direttamente sullo sfintere compromettendone la funzionalità e predisponendo quindi il fumatore all’insorgenza della malattia vera e propria.

Ad oggi gli interventi chirurgici sono ancora poco utilizzati e spesso inefficaci, dalla malattia di reflusso gastroesofageo NON si guarisce in quanto è una vera e propria disfunzionalità anatomica, tuttavia le terapie sintomatiche garantiscono ormai ottimi risultati sulla maggioranza dei casi trattati.

I farmaci procinetici, per esempio, accelerano il tempo di svuotamento dello stomaco evitando che il cibo rimanga troppo tempo nello stomaco. I protettori della mucosa esofagea proteggono direttamente la parete dell’esofago dall’attacco degli acidi. Gli inibitori della pompa protonica (PPI) riducono l’acidità dello stomaco limitando i danni a livello esofageo.

Se il reflusso viene sottovalutato e non si adotta uno stile di vita sano le cellule dell’esofago incominciano a riorganizzarsi per tutelarsi dall’acidità e assumono un aspetto simile alle cellule dello stomaco. Questa condizione, definita esofago di Barrett può complicarsi ulteriormente con l’insorgenza di ulcere, stenosi, displasie e adenocarcinoma. Nell’immagine in evidenza lo sviluppo di un adenocarcinoma.