Secondo una ricerca condotta nell’Università Federale di Pelotas in Brasile e pubblicata recentemente su Lancet Global Healt, i bambini che vengono allattati al seno materno per più tempo sono destinati a crescere più sani e più intelligenti.

Tutti sappiamo che il latte materno rappresenta il miglior alimento per i neonati, perché fornisce tutti i nutrienti di cui hanno bisogno nella prima fase della loro vita in modo che crescano forti e sani. Esso si forma grazie alla prolattina e sgorga per azione dell’ossitocina, un altro ormone.

Riguardo la prolattina, la sua produzione durante la gravidanza viene frenata dal PIF (fattore inibente la prolattina) ma subito dopo l’espulsione della placenta, entra in circolo non appena il neonato viene attaccato al seno materno: più il neonato è attaccato, maggiori saranno le terminazioni nervose che arriveranno al cervello, stimolando la produzione di prolattina, attraverso quello che viene chiamato Riflesso della Suzione.

L’ossitocina, anch’esso secreto dall’ipofisi anteriore e stimolato dalla suzione, agisce invece favorendo la contrazione della muscolatura liscia della mammella e dell’utero. Il suo rilascio, tuttavia, non dipende solamente da fattori meccanici – come la suzione – ma anche da stimoli psicologici, come il pensare al proprio piccolo o sentirne il pianto.

Perché è così importante allattare il proprio neonato?

Il latte materno contiene acidi grassi polinsaturi, proteine, ferro assimilabile, sostanze bioattive e immunologiche che non si trovano nei sostituti artificiali e che invece sono fondamentali sia per proteggere il bambino da eventuali infezioni batteriche e virali, sia per favorire lo sviluppo intestinale.

Per questi motivi infatti, secondo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, dell’Unicef e dell’Unione Europea, recepite anche dal nostro ministero della Salute, l’allattamento al seno dovrebbe poi continuare per due anni e oltre, secondo il desiderio della mamma e del bambino.

“ Se tutti i bambini fossero allattati esclusivamente nei primi sei mesi di vita, si stima che circa 1,5 milioni di morti infantili sarebbero evitate e la salute e lo sviluppo di milioni di altri bambini sarebbe notevolmente migliore” –afferma l’Unicef

Schema che illustra il Riflesso della suzione
Schema che illustra il Riflesso della suzione

Fin qui nulla di nuovo. La scoperta rivoluzionaria invece, giunge proprio dal Brasile dove, in seguito ad una ricerca condotta su 6000 bambini brasiliani di diversa estrazione socio-economica, a partire dal 1982, si è giunti alla conclusione che oltre ai vantaggi sopra citati, più lungo sarà l’allattamento al seno, più alto sarà il quoziente intellettivo (QI) del bimbo, inteso come capacità di afferrare gli oggetti e nell’articolare le sillabe.

Lo studio ha inoltre evidenziato che bambini continuano ad avere vantaggi anche nella vita adulta, con miglioramento del loro livello di scolarizzazione del loro reddito. I dati in questione sono molto precisi: un allattamento di 12 mesi corrisponde a 4 punti in più di QI, 0,9 anni in più di scolarizzazione, 98 euro circa in più di reddito mensile (pari a un terzo del reddito medio in Brasile) rispetto a un allattamento breve di un solo mese. Il latte materno, sarebbe insomma una vera e propria assicurazione per il futuro del bebè.

Come è possibile tutto questo?

La risposta sembrerebbe essere nella presenza di alcuni acidi grassi saturi a catena lunga (DHAs) contenuti nel latte materno, essenziali per lo sviluppo cerebrale nel bambino.

Insomma, non ci resta che a incoraggiare l’allattamento al seno il più a lungo possibile e a sostenere le mamme in questa importante attività!