Uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association punta tutto sulle staminali per invertire gli esiti progressivamente fatali della Sclerosi Multipla. Terapia immunosoppressiva e infusione di cellule staminali autologhe sono la base. Quali le evidenze attuali e quali le prospettive per il futuro?

La Sclerosi Multipla (SM) è una patologia cronica autoimmune inesorabilmente progressiva, che costringe più di tre milioni e mezzo di persone sulla sedia a rotelle. Sebbene, attualmente, le cause non siano del tutto chiarite, alla base di questo fenomeno autoimmune vi sarebbe una abnorme attivazione delle cellule immunitarie residenti nel SNC che, riconoscendo alcune componenti della mielina come “non-self”, le attaccano portando i neuroni verso una progressiva degenerazione.

Le cellule staminali, che da anni sono al centro delle ricerche per la cura delle principali malattie croniche, sono divenute campo di interesse anche per il trattamento di questa patologia neurodegenerativa.

In cosa consiste il trattamento e quali sono le prospettive di applicazione a soggetti malati di SM?

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L’approccio è stato mutuato dalla terapia delle malattie del sangue (come la leucemia, ndr) e consiste in un autotrapianto di midollo osseo:  si prelevano le cellule staminali ematopoietiche del paziente (le stesse da cui derivano tutte le cellule del nostro sangue, tra cui anche quelle immunitarie); si tratta il paziente con un ciclo di chemioterapici e immunosoppressori per ridurre e azzerare la abnorme risposta delle cellule immunitarie; dunque si innestano le staminali coltivate in laboratorio al fine di “riprogrammare” il sistema immunitario.

I risultati ottenuti sono stati definiti in Gran Bretagna “miracolosi”: alcuni pazienti hanno ripreso l’uso delle gambe, ma, soprattutto, è stato riscontrato un minor numero di lesioni cerebrali pericolose per la progressione verso deficit neurologici nefasti.

Anche il Prof. Mancardi, Ordinario di Neuroloaggia all’Università di Genova, ha pubblicato recentemente i risultati di una ricerca condotta su due gruppi di pazienti: al primo gruppo è stato somministrato il mitoxantrone, farmaco immunosopressore impiegato largamente nel trattamento della sclerosi multipla; al secondo gruppo è stato praticato il trattamento con cellule staminali con risultati sovrapponibili a quelli ottenuti in Gran Bretagna.

Sebbene i ricercatori del Royal Hallamshire Hospital di Sheffield e del Kings College Hospital di Londra, si siano sbilanciati positivamente a proposito dello studio, come in ogni novità in campo medico-scientifico andare coi piedi di piombo può essere la strada più prudente per non creare false aspettative.

Questo tipo di trattamento, infatti, non è scevro da limiti e controindicazioni: non può essere prescritto, ad esempio, a tutti i malati di sclerosi multipla, ma soltanto ai casi più gravi. L’aggressività della terapia e la massiccia dose di immunosoppressori che il paziente deve subire richiede del tempo per riprendersi dagli effetti negativi della chemioterapia.

Questo approccio, tuttavia, rappresenta forse uno dei più grossi passi avanti per il trattamento di questa malattia che, allo stato attuale, non ha cura. In Italia è già in fase di sperimentazione clinica e viene offerto da qualche tempo da alcuni centri di riferimento, tra cui il Centro Trapianti di Midollo Osseo dell’Azienda Ospedaliera Careggi di Firenze.

Le prospettive per il futuro sono incoraggianti ma c’è bisogno ancora di tempo e, soprattutto, la giusta dose di prudenza.