Torino - Ospedale Molinette - il neurochirurgo Sergio Canavero, primo ad esser riuscito attraverso una sollecitazionestimolazione elettrica a far emergere da uno stato comatoso profondo una sua paziente

Negli ultimi anni i progressi fatti nel mondo della chirurgia sono stati così stupefacenti da infondere nelle persone un profondo ottimismo: nessuna frontiera sembra più essere irraggiungibile.
In questo discorso rientra perfettamente lo straordinario intervento di sostituzione di bacino tenutosi lo scorso 25 Febbraio a Torino, e grazie al quale è stata salvata la vita di un giovane paziente malato di tumore alle ossa. Questo è il risultato di una ricerca seria, fatta di studio, applicazione metodica e risultati graduali, in grado di dare ai pazienti delle “certezze” piuttosto che false speranze.

Niente di questa magica straordinarietà sembra essere propria della proposta choc del neurochirurgo torinese Sergio Canavero: un trapianto di testa da un corpo di “donatore” entro due anni. A dire il vero tale provocazione risale addirittura al 2013, quando Canavero dichiarò con decisione che un intervento del genere avrebbe migliorato la qualità di vita delle persone il cui corpo fosse affetto da paralisi, malattie neurodegenerative, atrofie muscolari e tumori di varia natura. Già all’epoca le sue parole avevano un qualcosa di grossolanamente utopistico e, a dire il vero, le cose non sono cambiate negli ultimi due anni.
Nonostante le critiche ricevute a causa del suo ambizioso progetto, il 3 febbraio scorso, il dottor Canavero si è rifatto vivo pubblicando sulla rivista indiana “Surgical Neurology International” un editoriale in cui propone passo passo la procedura che intende seguire nel corso dell’intervento.

Si dovrebbe partire con il raffreddamento della testa da trapiantare e del corpo del donatore, per aumentare il tempo di sopravvivenza delle cellule. Dopodiché, continua il dottore, si seziona il tessuto intorno al collo (sia di donatore che di ricevente) e si collegano i principali vasi sanguigni mediante delle anastomosi vascolari.
A questo punto la testa del ricevente viene spostata sul corpo del donatore per il collegamento del midollo da effettuare utilizzando il glicole polietilenico: una sostanza che dovrebbe innescare l’adesione delle membrane cellulari di donatore e ricevente. Tutto il procedimento di trapianto si dovrebbe concludere con la micro-sutura del tessuto nervoso (oltre naturalmente a quella di muscoli, di altri piccoli vasi sanguigni e della pelle).
Il paziente dovrà poi essere tenuto in coma farmacologico per un mese, durante il quale sarà sottoposto a stimolazione elettrica del midollo spinale: una tecnica che stimola e rinforza le nuove connessioni nervose.
Al risveglio lo aspetta una vita nuova. Questo potrebbe essere il realizzarsi di un sogno soprattutto per quei paraplegici che attendono buone notizie in materia da oramai molti anni.

Riuscire in un operazione del genere sarebbe un traguardo epocale per la scienza. Allora perché non sperare? Perché non credere ad un neurochirurgo celebre per aver “ risvegliato” nel 2008 una ventenne in stato vegetativo permanente da due anni attraverso l’elettrostimolazione?

Un problema di “scientificità”…

Il più grande limite della proposta di Canavero sembra essere la totale assenza di solide basi scientifiche: nella neurochirurgia, come nelle altre branche della medicina, tutte le proposte devono essere considerate, senza pregiudizi o preclusioni a patto che si parli di proposte con basi scientifiche.
Il problema è che il neurochirurgo in questione, oltre a non essere membro della Società Italiana di Neurochirurgia, basa la sua pratica di trapianto sui fallimentari esperimenti del 1970 del dr. Robert White, la cui scimmia “rigettò” la testa trapiantata, ma soprattutto non mostrò alcuna ripresa motoria o sensitiva.
E se è vero che a distanza di 45 anni i progressi dell’immunosoppressione hanno fatto grandi passi, ben poco è stato ottenuto nel campo della rigenerazione nervosa. In altre parole il midollo spinale sezionato nel 2015 non riacquista la sua funzionalità, neppure con l’uso di trattamenti sperimentali o grazie alle “nanotecnologie”.
Ad avvalorare le fallacie di questo progetto ci sono anche le parole di Alberto Delitala, presidente della Società italiana di Neurochirurgia:

Al momento, la scienza medica non è in grado di ricollegare con successo due tronconi di midollo, non importa quanto precisamente siano stati tagliati. Sono stati fatti dei tentativi usando innesti di cellule staminali e stimolazione di rigenerazione nervosa tramite growing factor, che hanno dato qualche timido successo negli animali ma nessuno sull’uomo” – dott. Alberto Delitala

…e di eticità!

Già, l’etica. Fino a che punto la scienza ha diritto di spingersi? E la società quanto è capace di accettare? Sopratutto può un uomo accettare di risvegliarsi in un corpo che non gli appartiene?
In realtà quest’ultimo non sembra rappresentare un problema per Canavero che parla addirittura di 50-60 persone, tra tetraplegici e transessuali, pronti a fare da cavie per il bene della “scienza”.
A questo punto una domanda sorge spontanea: come si può approfittare delle speranze e del dolore delle persone? Il problema è che purtroppo ci troviamo di fronte ancora una volta ad un professionista che ha fatto propria una modalità inappropriata di fare scienza e di diffondere progettualità eticamente discutibili.
Il vero metodo scientifico richiede una sperimentazione per gradi, documentata e standardizzata, ben lontana da manie di protagonismo che non mirano al miglioramento della salute e delle prospettive dei pazienti.

Il dottor Canavero mentre spiega la sua tecnica di trapianto attraverso una banana e qualche spaghetto
Il dottor Canavero mentre spiega la sua tecnica di trapianto attraverso una banana e qualche spaghetto