Da secoli e in infiniti modi l’essere umano sfida se stesso e gli altri cercando di entrare nella mente dei suoi pari, comprenderne i pensieri più segreti ma soprattutto, estrapolarne i ricordi. Sembra che le memorie dei nostri simili rappresentino per noi una fonte inesauribile di interesse e che la capacità di possederli possa assicurarci un controllo totale sulla mente dell’altro. Se fino ad oggi questo desiderio nascosto di ciascuno di noi è stato illuso e poi deluso da sedicenti maghi e fattucchieri di ogni sorta, oggi le neuroscienze ci dimostrano che forse non è proprio magia e che magari un domani sarà davvero possibile conosce ciò che si nasconde nel cervello degli altriUn chilo e mezzo di cellule nervose, 4 miliardi d’anni di evoluzione. Il nostro cervello, proiettato nel futuro dell’elettronica, porta ancora stratificata dentro di sé la storia della vita. Un chilo e mezzo di cellule nervose, 4 miliardi d’anni di evoluzione. Il nostro cervello, proiettato nel futuro dell’elettronica, porta ancora stratificata dentro di sé la storia della vita. Un chilo e mezzo di cellule nervose, 4 miliardi d’anni di evoluzione. Il nostro cervello, proiettato nel futuro dell’elettronica, porta ancora stratificata dentro di sé la storia della vita.

Come sappiamo il sistema nervoso umano è costituito da un Sistema Nervoso Centrale e da un insieme di nervi che servono per mettere in comunicazione questo con le periferie, ovvero con tutte le parti del nostro corpo. In generale la funzione del sistema nervoso centrale è quella di raccogliere informazioni di varia natura che giungono dalle periferie, elaborarle adeguatamente e fornire delle risposte coerenti. Uno dei più grandi problemi a cui deve far fronte, quindi, è imparare a stabilire quale sia la risposta adeguata a ciascuno stimolo. Questi meccanismi non sono ancora ben conosciuti, soprattutto perché nell’uomo sono influenzati da numerosissimi fattori quali la motivazione, le regole sociali, gli stati emotivi del soggetto e molti altri.

Numerosi ricercatori sono attualmente a lavoro per cercare di comprendere le basi anatomiche, biochimiche e fisiologiche di questi meccanismi. Di base resta l’assunzione che l’associazione di uno stimolo ad una ricompensa porta il sistema nervoso a rispondere ad esso in modo da ottenere una ricompensa. Inoltre è certo che la ripetizione di uno schema motorio e, quindi, la memoria di questo, ne migliora la fluidità, la velocità e la correttezza di esecuzione.

Nell’ambito di uno di questi studi si è andato (quasi accidentalmente) molto oltre questi propositi, già di per sé ambiziosissimi: una squadra di ricercatori ha sottoposto due gruppi indipendenti di cavie allo stesso stimolo sonoro (una campanella) ponendo però la ricompensa ( il pasto) in un caso a destra e nell’altro a sinistra. Si è osservato come, con la ripetizione dell’esperimento le cavie acquisivano la tendenza riflessa a voltare la testa verso la giusta direzione.

Ovviamente i neuroscienziati non si sono limitati ad osservare il comportamento dei topolini (saremmo fermi a Pavlov), ma hanno osservato il potenziamento delle connessioni corticostriatali tra la corteccia uditiva e lo striato sia in vivo, durante il corso dell’esperimento, che in vitro, su reperti anatomici dei topolini. Le connessioni contricostriatali sono importanti in questo tipo di fenomeno poiché mettono in comunicazione l’area del cervello deputata a ricevere ed interpretare le informazioni sonore e lo striato, un’insieme di formazioni che intervengono nella modulazione e nel controllo dei movimenti volontari.

La ragione per cui questo studio è finito su Nature è ancora più interessante: quando i ricercatori si accingevano ad analizzare fettine di cervello della cavia post mortem hanno provato ad indovinare a quale dei due gruppi il topo in questione era stato assegnato e meravigliosamente hanno notato che tutte le inferenze sono risultate corrette e che, quindi, i ricercatori sono stati in grado di leggere il cervello delle cavie!

Studi come questo dimostrano che l’evoluzione delle neuroscienze può portare, anche involontariamente, a scoperte straordinarie, capaci di cambiare sia la storia della scienza che la visione che l’uomo ha di se stesso. Certo il piccolo risultato su gruppi omogenei di cavie nate e cresciute nelle medesime condizioni è ben lontano dal sogno millenario di leggere la mente di un altro uomo, ma sono questi piccoli passi che aprono nuove strade e offrono nuove prospettive alla ricerca, così da reinterpretare ogni volta la scienza e la conoscenza e rimetterle ancora in discussione.

Fonte | Articolo integrale di Nature