Forse con troppo ottimismo nei primi anni ’90 abbiamo considerato l’eroina un problema superato. Piaga sociale degli anni ’80, non solo per gli effetti psicotropi diretti ma anche per l’imponente contributo nella diffusione dell’AIDS per via della somministrazione endovena con aghi infetti, è diventata “passato” non appena il fenomeno si è placato agli inizi degli anni ’90.

L’eroina è un derivato della morfina, anticamente utilizzata in clinica, ma immediatamente rimosso alla scoperta degli innumerevoli pericoli legati al suo consumo. Oltre ad un’incredibile velocità nell’instaurarsi della dipendenza va ricordato che la dose letale (quella che porta ad overdose) è davvero irrisoria.
Gli effetti psicotropi sono potenti e contrastanti: ad una prima fase in cui, per azione della morfina (liberata dall’eroina per deacetilazione subito dopo aver superato la BEE) sul centro respiratorio del tronco encefalico, il soggetto prova una fortissima sensazione di piacere assimilabile all’orgasmo che si diffonde per tutto il corpo, segue una sensazione di pace mentale e di esaltazione.
La dipendenza, però, determina ben presto il verificarsi di importanti crisi di astinenza che contemplano sintomi importanti quali vomito, febbre, tremore, irritabilità, dolore, fino all’isolamento e all’emarginazione. Non vanno poi trascurati gli effetti a lungo termine, tra cui annoveriamo perdita dei denti, disfunzione erettile, perdita della libido, apatia e depressione, tutti sintomi che allontanano il soggetto dalla comunità e instaurano un circolo vizioso dal quale è quasi impossibile uscire.

Nell’universo delle “nuove droghe” che si fa sempre più spazio nelle nostre città non riusciamo a riconoscere un pericolo paragonabile a quello che fu percepito all’epoca del boom dell’eroina, periodo in cui per overdose ancor prima che per AIDS una quantità spaventosa di giovani si è spenta sotto gli occhi consapevoli ma inermi dell’intera società. Se nei paesi anglofoni la droga si diffuse principalmente nei sobborghi, tra i giovani disoccupati e soli, in Italia il fenomeno si ribaltò, dilagando tra i figli della buona società. Importanti campagne di sensibilizzazione mirate a debellare al contempo l’AIDS e la droga, che hanno coinvolto oltre alle politiche sociali anche tutte le forme di arte e cultura, si sono rivelate una giusta arma per arrestare la diffusione del fenomeno e, alla morte della “generazione scomparsa”, sembrava che più nessuno (o quasi) avrebbe subito il fascino dell’eroina.

Un importante successo che ha dato i suoi frutti per circa 20 anni, prima che abbassassimo la guardia. Sì perché nel marzo 2015 il National Center of Health Statistics pubblica un agghiacciante studio retrospettivo sui dati di mortalità per uso di eroina negli USA, dal quale si evince che negli ultimi anni (i dati sono relativi agli anni 2000-2013) il numero di persone che muoiono per uso di eroina si è quadruplicato. Se analizziamo i dati ottenuti suddividendo gli individui per sesso, razza (in epidemiologia questo termine è ampiamente utilizzato) e fasce d’età, ci rendiamo conto che se nella popolazione nera a morire sono principalmente uomini dai 45 ai 64 anni (che presumibilmente hanno conosciuto la droga negli anni del boom), tra i bianchi non ispanici la fascia d’età più colpita è quella che va dai 18 ai 44 anni! Parliamo quindi di giovani e giovanissimi che si avvicinano all’uso di questo stupefacente oggi per la prima volta, e in maniera piuttosto importante: in questa categoria abbiamo una mortalità aumentata di 7 volte dal 2000 ad oggi.

Queste statistiche hanno un obiettivo fondamentale, che è quello di tenere a mente la possibilità di una nuova importante ondata di tossicodipendenza legata al consumo di eroina, a mio avviso non meno pericolosa della precedente per via della riduzione dell’attenzione alla diffusione del virus dell’HIV (ricordiamo che anche i casi di AIDS hanno ripreso ad aumentare). Individuare le categorie a rischio e mobilitarsi ancor prima che il fenomeno si evolva è compito di una società che è stata scossa dalla morte di tantissimi giovani.

Perché puntare il dito contro l’eroina, in un’epoca in cui si scopre una nuova droga ogni giorno? Sicuramente centinaia di sostanze sono più pericolose, facili da reperire e diffuse, ma la sensibilizzazione che la gente comune ha nei confronti dell’eroina non ha pari: a prescindere da età, educazione, condizione sociale ed economica, chiunque ne conosce gli effetti disastrosi; in tantissimi hanno potuto osservarli con i propri occhi o addirittura viverli in famiglia. Se un pericolo è noto è più facile da combattere: chiediamo ai nostri genitori e nonni di aiutarci a sconfiggere l’eroina, loro hanno già le armi.

“Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?” – Trainspotting

Fonte | http://www.cdc.gov/nchs/data/databriefs/db190.pdf

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