Per la prima volta in Italia è stato effettuato un trapianto da donatore samaritano: è successo a Milano, dove un paziente ha ricevuto un rene da un donatore “sconosciuto” che l’ha donato alla comunità. Questo ha dato inizio ad un effetto domino che ha consentito a cinque coppie, incompatibili tra di loro, di ricevere reni perfettamente funzionanti e compatibili. Ma vediamo insieme in cosa è consistito questo enorme passo.

Il nove aprile di questo mese, a Milano, è avvenuto il primo trapianto italiano da donatore “samaritano”. Nella comunità scientifica questo termine definisce una persona vivente che offre l’organo alla collettività, e non ad uno specifico ricevente, senza alcun tipo di remunerazione o contraccambio. A prima vista può sembrare una cosa banale, non lontana dalla donazione di sangue a cui siamo ormai abituati. L’aspetto interessante di questa vicenda è l’effetto domino che è scaturito da questo primo trapianto, grazie al protocollo cross-over: ma di cosa si tratta? Il protocollo cross-over è un opzione di trapianto che si realizza tra donatore e ricevente non consanguinei né emozionalmente legati. Lo si attua quando una coppia affettiva (consanguinea o

Modello di protocollo cross-over
Modello di protocollo cross-over

emozionalmente legata) si riveli biologicamente incompatibile a eseguire la procedura di trapianto standard; in presenza di almeno un’altra, o più coppie, che presentino un problema analogo, i donatori e i riceventi delle singole coppie si incrociano in base a criteri di compatibilità biologica in modo da superare il problema originario che ostacolava il trapianto. Grazie ad un complicato schema di donazioni e a questo salvatore “samaritano” è stato possibile effettuare altri cinque trapianti tra coppie non immunologicamente compatibili, garantendo una prognosi di gran lunga più favorevole, in tutto, a sei esseri umani. La mastodontica operazione ha visto coinvolti 150 operatori di 11 équipes diverse, lavorare in un perfetto sincronismo e con un’organizzazione eccellente, come la più armonica delle danze, per ben 72 ore.

Ma come funziona un trapianto di rene? Cosa significa essere compatibili?

Il nostro organismo è stato programmato per combattere qualsiasi “intruso”: ogni cellula del nostro corpo esprime le molecole MHC, che, come fossero una bandiera, assicurano alle cellule immunocompetenti l’assenza di qualsivoglia tipo di pericolo. L’introduzione nell’organismo di un organo, donato da terzi, comporta l’introduzione di cellule con una molecola MHC diversa, rispetto a quella che il nostro organismo riconosce come self, e di conseguenza causa l’attivazione delle cellule immunitarie, con aggressione da parte di queste dell’organo, e conseguente rigetto del trapianto. Non esiste un modo per azzerare il rischio di rigetto; dopo un trapianto, però esistono dei metodi per cercare di ridurre al minimo la possibilità che questo avvenga, si cerca quindi di ridurre al minimo le differenze antigeniche tra donatore e ricevente. Queste metodiche includono: la tipizzazione del gruppo sanguigno AB0, la determinazione degli alleli HLA (ossia gli alleli che codificano per le molecole MHC), la ricerca di anticorpi preformati che riconoscono l’HLA e altri antigeni rappresentativi della popolazione del donatore e la ricerca di anticorpi preformati che si legano ad antigeni leucocitari del donatore. Per evitare il rigetto iperacuto, si selezionano gli antigeni di gruppo sanguigno AB0 del donatore in modo che siano identici a quelli del ricevente. In particolare nel trapianto di rene, maggiore è il numero di alleli HLA compatibili tra donatore e ricevente, migliore è la sopravvivenza del trapianto, soprattutto nel primo anno (particolarmente importanti sono HLA-A, HLA-B, HLA-DR). A tutte queste tecniche di prevenzione, si assocerà una terapia immunosoppressiva ad vitam.

In Italia fu sollevata la questione dei trapianti da donatore “samaritano” nei primi anni del 2000 quando ci furono tre donazioni “samaritane” nell’arco di pochi mesi in tre centri specialistici diversi. E’ solo nel 2010 che è stata data l’approvazione alla donazione “samaritana”, a seguito dei pareri favorevoli del Consiglio superiore di sanità e del Comitato nazionale di bioetica, fermo restando la valutazione psicologica e psichiatrica del donatori, il rispetto della privacy e l’assenza di contatti tra donatore e ricevente. Nonostante le iniziali problematiche logistiche ed etiche nei confronti di questa innovazione del mondo dei trapianti, questo mese abbiamo assistito ad un passo importantissimo nel campo medico.

Grazie a questo primo trapianto si metterà in moto una complessa macchina organizzativa che amplierà non di poco la possibilità di persone, gravemente malate, di avere una vita normale. Ovviamente condizione “sine qua non” affinchè questo sia possibile è la presenza di numerosi donatori “samaritani” che salveranno vite, dietro il sipario dell’anonimato, senza un grazie, né un compenso, facendo, in questo modo, gli eroi all’ombra.