Uno dei pensieri fissi di noi studenti, soprattutto nella sessione d’esame, è quello di cercare il maggior numero di soluzioni facili, veloci ed efficaci a disposizione per potenziare la capacità di attenzione e memoria in modo da garantirci il massimo delle possibilità di successo sia durante lo studio che al momento dell’esame. Tecniche di concentrazione si sprecano e, addirittura, alcuni fanno ricorso a sostanze nootrope di ogni sorta. Ma come spesso accade la soluzione è molto più semplice e piacevole di quanto ci aspettiamo!

Che lo si chiami sonnellino, pisolino o siesta, il riposino pomeridiano è un’abitudine spesso contrastata, difficile da accettare per i patiti dell’efficienza e al contempo irrinunciabile per le popolazioni mediterranee e latinoamericane. Se non un sollievo per l’animo e un ristoro per il corpo, è stato da molti considerato da sempre un sollazzo destinato a pochi fortunati e magari anche un po’ pigri. Oggi si rivela paradossalmente un validissimo strumento a servizio di quella efficienza che in molti, sbagliando, associano alla capacità di sfruttare a pieno il massimo del tempo possibile.

Se è ormai consolidato che durante il riposo vengono potenziati, a livello dell’ippocampo, i processi di apprendimento acquisiti prima di addormentarsi, oggi si scopre che tali fenomeni si svolgono nelle fasi del sonno che si verificano preferenzialmente durante la siesta e che un riposino dai 45 ai 60 minuti può incrementare le prestazioni mnemoniche del soggetto fino a 5 volte.

Per dimostrare ciò un gruppo di ricercatori della Saarland University ha sottoposto 41 volontari adulti all’apprendimento di 90 parole singole e 120 parole accoppiate, con la particolarità che le parole accoppiate non fossero in alcun modo associabili tra loro e che, quindi, gli esaminati non potessero essere aiutati nella memorizzazione da meccanismi di familiarità (un esempio di coppia associata è milk-taxy). Dopo aver sottoposto tutti i soggetti ad un test di verifica, essi sono stati suddivisi in due gruppi: al primo gruppo è stato chiesto di visionare un DVD e al secondo gruppo di dormire per un massimo di 90 minuti. Il sonno degli appartenenti al secondo gruppo è stato monitorato tramite EEG per valutare i “Fusi del sonno”, treni di onde ad alta frequenza visibili nell’EEG durante il sonno non-REM dei quali si vuole valutare la correlazione con i processi di consolidamento della memoria.

Alla fine dell’esperimento tutti gli esaminati sono stati nuovamente sottoposti al test di controllo e si è rilevato che la memoria delle parole imparate era stata mantenuta circa 5 volte meglio nei soggetti che avevano dormito rispetto a quelli che avevano visionato il film. In particolare coloro che avevano goduto del pisolino rispondevano al test in maniera paragonabile rispetto alle risposte date subito dopo l’apprendimento, a differenza dei loro compagni che avevano perso informazioni. Al contempo il test è riuscito a dimostrare una correlazione tra memoria e fusi del sonno, evidenziando che il ricordo è tanto più forte quanto maggiore è il numero di fusi del sonno che appaiono nell’EEG.

Questo studio, pubblicato nel marzo 2015 sulla rivista Neurobiology of Learning and Memory, dimostra quanto importante sia il riposo siano importanti in un mondo come il nostro, in cui le performaces cognitive e intellettuali sono di importanza cruciale. La chiave del successo non è, quindi, essere instancabili e riuscire a mantenersi attivi per il maggior numero di ore al giorno, ma al contrario mantenere dei ritmi sani, concedendosi dei giusti momenti di riposo, magari scelti in modo strategico. Anche un riposino di breve durata può in maniera importante contribuire a mantenere informazioni assimilate dal nostro cervello con grande dispendio di energia e lo studente può presentarsi all’esame relativamente tranquillo se si è concesso un certo periodo di tempo per l’apprendimento delle informazioni seguito da una bella dormita ristoratrice: è tutto ciò che serve!

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