Da una parte il poliovirus, patogeno responsabile della poliomielite, dall’altra il glioblastoma, tra i tumori più comuni e maligni che possono colpire la glia. La relazione tra questi due? Si chiama PVS-RIPO ed è una versione geneticamente modificata del poliovirus che si è rivelata efficace nella lotta contro il tumore.

Il glioblastoma rappresenta il tumore maligno tra i più temibili e frequenti del SNC, con una bassa sopravvivenza a lungo termine e un’altissima percentuale di recidiva nonostante gli approcci chirurgico, chemio e radioterapico.

Negli ultimi anni la ricerca si è spostato verso un approccio terapeutico “alternativo” che coinvolge il poliovirus, microorganismo tra i più semplici in grado di provocare una patologia.

Sfruttando la semplicità genomica e la sua simmetria, i ricercatori sono stati in grado di modificarne la struttura, integrarvi una porzione del rhinovirus (virus che causa i comuni raffreddori e le sinusiti, ndr) e modificare quindi le sue cellule bersaglio. Mentre il poliovirus attacca preferibilmente i motoneuroni, infatti, il suo derivato PVS-RIPO è specifico per le cellule tumorali.

La terapia in corso di sperimentazione prevede infusione, tramite catetere, di PVS-RIPO direttamente nel tessuto cerebrale così da facilitare l’attacco del virus al tumore. Una volta all’interno della cellula il microorganismo modificato si replica fino a provocare la morte dell’intero tessuto neoplasico. Oltre a questa azione diretta, il sistema immunitario dell’ospite riconosce il virus e innesca la risposta immunitaria amplificando così gli effetti distruttivi nei confronti del tumore.

I risultati sono monitorabili tramite risonanza magnetica e non sono necessari altri interventi invasivi che comprometterebbero ulteriormente lo stato di salute del paziente.

Una ragazza ha ricevuto la terapia nel 2012 ed oggi, a tre anni di distanza, la sua risonanza magnetica non mostra alcun segno di glioblastoma attivo. Ma non è tutto oro quello che luccica: al momento, infatti, 11 dei 22 pazienti che si sono sottoposti al trattamento sono deceduti, senza trarre beneficio dalla terapia sperimentale. L’esatta dose utile-necessaria non è ancora totalmente definita e come qualsiasi altro trattamento anche questo non è privo di rischi.

I trials clinici procederanno ora verso le fasi II e III (fase terapeutica-confermatoria su ampia scala) ma i ricercatori sono già ottimisti riguardo l’approvazione della Food and Drug Administration.

Per i più fantasiosi e appassionati di cinema potrebbe essere l’inizio dell’apocalisse (morbo di Krippin), ma noi preferiamo non fare troppe previsioni e aspettare i risultati della ricerca.

Fonte e riferimenti correlati:

drugs.com | cancer.duke.edu | cancer.duke.edu | cbs.com | forbes.com