Restare nascosti è relativamente semplice se paragonato allo spostarsi passando proprio attraverso il territorio nemico. Una delle strategia di guerra più efficaci in questo caso è quella di indossare gli abiti dei nemici, confondersi tra loro e fare esattamente ciò che uno di loro farebbe. Ed è proprio questo ciò che, a quanto pare, fanno le cellule tumorali per raggiungere i vasi linfatici, attraverso i quali possono poi diffondere in tutto l’organismo.

La via linfatica è la più frequente via di metastatizzazione di numerosi tumori, tra i quali quello alla mammella che, come sappiamo, è il più diffuso in assoluto tra i soggetti di sesso femminile. La scoperta del “linfonodo sentinella” come punto di riferimento per valutare la capacità metastatica del cancro in questione è stata sicuramente una conquista per la pratica clinica, ma capire cosa induca le cellule cancerose a preferire tale via di diffusione e come esse riescano a raggiungerla potrebbe portare a una più completa comprensione dei meccanismi patogenetici che sono alla base di questo temibile fenomeno.

Le metastasi sono localizzazioni ectopiche di cellule tumorali che, staccatesi dal tumore primitivo disseminano per varie vie nell’organismo, fino a fermarsi stabilmente e proliferare in una sede diversa e lontana rispetto a quella di origine. Tra le principali vie di diffusione sfruttate vi sono ovviamente i vasi, sia sanguigni che linfatici. Si è visto da tempo, però, che molti tipi di tumore si diffondono preferendo l’una o l’altra via. Si è supposto, ovviamente, che a guidare tale preferenza vi fossero specifici meccanismi molecolari e si è dedotto che la scoperta di tali meccanismi potesse essere utile per elaborare una terapia farmacologica mirata a bloccarli , al fine di inibire la diffusione metastatica.

Sappiamo che nel tumore della mammella, così come in altri tumori, le cellule cancerose subiscono una transizione epiteliomesenchimale che prevede una riprogrammazione genica che trasforma le normali cellule epiteliali in cellule simil-mesenchimali, con capacità migratorie e proprietà staminali. Uno dei fattori che provvede a indurre tale fenomeno è il fattore di crescita TGF-β, prodotto da cellule del sistema immunitario presenti nello stroma tumorale. Stando a queste osservazioni alcuni ricercatori hanno supposto che nel carcinoma mammario le cellule tumorali acquisissero alcune proprietà tipiche delle cellule immunocompetenti.

Recenti studi, pubblicati proprio questa settimana su Nature, hanno infatti dimostrato che le cellule tumorali trasformate dal TGF-β rispondono agli stessi fattori chemiotattici che attirano le Cellule Dendritiche, importanti cellule immunitarie coinvolte nel meccanismo di presentazione dell’antigene e che, fisiologicamente, si portano dai tessuti periferici ai linfonodi loco-regionali attraverso i vasi linfatici, durante i processi infiammatori.

Secondo questo studio, quindi, le cellule tumorali “imiterebbero” le cellule dendritiche seguendo gli stessi fattori chemiotattici che le indirizzano verso i capillari linfatici, nei quali esse penetrano preferenzialmente per raggiungere così il linfonodo più vicino, ovvero il “linfonodo sentinella” che così bene abbiamo imparato a conoscere.

Questi risultati ci fanno ben sperare, perché di per sé la possibilità di comprendere i meccanismi molecolari alla base di processi cardine nel definire la prognosi di un tumore, come le metastasi, non può che ispirare ottimismo e fiducia. Allo stesso tempo, però, è sconcertante notare quanto intricate, sorprendenti e imprevedibili siano le strategie poste in atto (stocasticamente, si capisce) da queste cellule “impazzite”: sono capaci di eludere i sistema immunitario, resistere ai farmaci, invadere i tessuti circostanti e colonizzare tessuti lontani, sottrarre sostanze nutritive ai tessuti normali, generare nuovi vasi per ottenere un miglior trofismo e chissà quali altre capacità scopriremo ancora.

Fonte | Articolo pubblicato su Nature 

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