Yersinia pestis, Kolonie. Raster-Elektronenmikroskopie. Maßstab = 500 nm. Muhsin Özel, Gudrun Holland, Rolf Reissbrodt (2004). Yersinia pestis, colony. Scanning-electron microscopy. Bar = 500 nm. Muhsin Özel, Gudrun Holland, Rolf Reissbrodt (2004).

Ci sono malattie che hanno partecipato e partecipano ancora oggi alla stesura della storia dell’uomo. Una delle più famose è certamente la peste, ritroviamo riferimenti già nell’antico Egitto e da lì possiamo ripercorrere le più grandi epidemie fino ai nostri giorni. Attualmente, grazie alla grande evoluzione della medicina, la peste è una patologia controllata e controllabile, tuttavia, riesce ancora a far parlare di sé: ultimissime dichiarazioni da parte del Centers for Disease Prevention and Control (CDC) rivelano dell’identificazione del primo caso in assoluto di trasmissione cane-uomo negli Stati Uniti e di un’ulteriore probabile infezione uomo-uomo (avvenimento che non era più riscontrato nello stato dal 1924).Tutto inizia l’anno scorso, un uomo di mezza età del Colorado viene ricoverato per una polmonite in cui sono particolarmente manifeste la febbre e la tosse. Dai risultati dei primi esami di laboratorio dell’ospedale viene ipotizzata un’infezione da Pseudomonas luteola e l’uomo inizia la cura. I sintomi anziché sparire peggiorano progressivamente e solo grazie all’intervento del Colorado Department of Public Health and Environment (CDPHE) viene identificato il vero agente scatenante il malessere dell’uomo: un batterio chiamato Yersinia pestis.

Yersinia pestis è un bacillo responsabile dell’insorgenza della peste. Esistono tre forme di peste, tutte scatenate da questo stesso batterio: peste bubbonica, peste polmonare e peste setticemica. La prima forma, più diffusa e conosciuta è anche la meno grave. La forma setticemica è la più rara e al contempo la più grave. La peste polmonare, infine, è altamente letale se non trattata subito ed è la protagonista di questo caso di trasmissione da un cane al suo proprietario.

Un’indagine svolta dal Tri-County Health Department (TCHD) ha infatti chiarito che circa due settimane prima del ricovero il cane dell’uomo aveva presentato febbre, respiro affannoso e tracce di sangue nella tosse. Per questi motivi sono stati analizzati il fegato e i polmoni del cane (che nel frattempo era stato soppresso) e come ormai molti si aspettavano sono state ritrovate tracce di Yersinia pestis.

Nelle dichiarazioni del CDC viene menzionata anche l’infezione di due veterinari che avevano trattato il cane malato e di un’altra donna che era invece venuta a contatto prima con l’uomo e poi con il cane. È proprio su di lei che si sono concentrate le attenzioni dei ricercatori. Negli Stati Uniti la trasmissione di peste uomo-uomo non era più documentata dal 1924, gli sporadici casi di peste sono sempre stati attribuiti al contagio a causa di morso diretto di zoonosi (topi, ratti, conigli etc) o delle loro pulci. Calcolando il tempo di latenza del batterio è molto probabile che la malattia sia passata dall’uomo alla donna infrangendo così un secolo di non-contagi tra persone.

Tutte le persone che hanno mostrato i sintomi sono state trattate con gli opportuni antibiotici ed ora si sono completamente riprese. La questione più rilevante è tuttavia il rischio cui sono andati incontro gli assistenti sanitari e i veterinari che hanno interagito con l’uomo e il suo cane.

Approfittiamo dell’occasione per ricordare che la peste è una malattia quarantenaria e deve essere denunciata all’OMS, che sia stata accertata o anche solo sospettata (Regolamento Sanitario Internazionale). Per i civili, in particolare se in viaggio in zone a rischio, è raccomandato tenersi lontano da roditori possibilmente contagiosi e, se dovesse esserci un contatto e una successiva manifestazione dei sintomi, riferire tutto al personale medico. Di contro anche ai professionisti sanitari che operano in regioni a rischio è incentivata una diagnosi differenziale di polmonite che tenga in considerazione anche la possibilità di peste polmonare.

Fonte | Sito del CDC

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Redazione | Nato a Como il 26 Febbraio 1994, frequento il terzo anno del corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca. Diffido di chi crede che la Medicina sia esclusivamente Curativa e, nel mio piccolo, cerco di dimostrare il contrario anche in questa sede: it's not about curing, it's just about caring.