La prima volta è bella, impegnativa e banalmente tachicardizzante mah… aah irripetibile!

La prima volta che indossi il camice e ti senti imbarazzato e osservato da tutti, la prima volta che estrai il fonendoscopio dalla tasca per usarlo ma non “senti ed ausculti” nulla; la prima volta che ti chiedono dove si trova il centro trasfusioni e ti ritrovi a medicina interna, e magari non ricordi nemmeno l’uscita per poter scappare a casa sentendoti una mediocre nullità…

La mia prima volta è stata fantastica, zeppa di errori e di tante domande, avvolgente, familiare, professionale ma scherzosa, gradevole e palpitante.

Tuttavia il massimo della felicità l’ho avvertito quando il mio grande amico Dottore mi ha detto di accompagnarlo in sala operatoria.

E pian piano che mi avvicinavo a quella porta contavo i passi, facevo finta di ascoltarlo e pensavo, pensavo…pensavo. Arrivato lì, finalmente quel nuovo “vestito” così verde, così “profumato di disinfettante”, era anche mio; quel “vestito” che tanto desideravo, quella mascherina con cui avevo giocato da bimbo, quella cuffia che non riuscivo ad allacciare, poiché incredulo e tremolante, quegli zoccoli non molto comodi, erano miei, solamente e finalmente miei.

E poi quel momento tanto atteso, quel saluto tanto austero quanto timido ai miei quasi colleghi chirurghi e poi, il paziente, là disteso, il bisturi, le forbici, il sangue, i tanti tanti nodi chirurgici, i tubi, i monitor, gli altri operatori e un immensa, proprio un infinita voglia di far parte di essi.

Ed allora che ho smesso di pensare e ho iniziato a vivere… Da quel momento è stato tutto più difficile, sempre ironico ma dignitosamente umile.

La prima volta che mi sono “vestito”, e “lavato”, che ho indossato i guanti e aiutato i miei colleghi, la prima volta che ho eseguito una non perfetta sutura, la prima volta in cui mi sono sentito importante, non dimenticando mai le centinaia di cartelle cliniche compilate, le decine di esami richiesti, le gratificanti chiacchierate con i pazienti, le loro tristi lacrime, i dubbi e gli innumerevoli problemi di ognuno. Mi ricordo di tutto e non scordo nessuno, ci rifletto spesso ma senza rimpianto.

 La prima volta è quella in cui, anche se gli anni passano e le emozioni pian piano si attenuano, il cuore nutrendosi di sogni vibrava di gioia.

La vita e’ fatta di
momenti piacevoli
e di momenti felicemente
spiacevoli. Alleviare le
sofferenze delle
persone fa parte di
questi ultimi.

Max De Luca 28 Dic 2015

ANSIA E FELICITA’ –  “Da grande voglio fare il medico spero il chirurgo”, Edizioni Periferia 2005 | Massimiliano De Luca

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Scrittore | Giuseppe Massimiliano De Luca è nato a Cosenza l'8 Marzo 1978; ha conseguito la maturità classica presso il liceo "B.Telesio" di Cosenza; laureato in medicina e chirurgia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Dopo un brillante percorso accademico si è specializzato in chirurgia generale e d'urgenza al policlinico di Bari. Ha pubblicato due raccolte di poesie, di cui una intitolata "Il tracollo del pomodoro" (Aletti editore), un romanzo dal titolo "Cambiare" (Aletti editore), un saggio scientifico e ha collaborato per la pubblicazione di un saggio storico, oltre ad aver scritto su diversi giornali. E' appassionato di calcio, cinema e fisica.