Le alterazioni del sistema immunitario degli astronauti, in condizioni di microgravità, sono finora state identificate come un provvisorio cambiamento dovuto a condizioni stressanti a cui i membri dell’equipaggio vengono sottoposti. Finora non è chiaro come il sistema immunitario si comporti nei viaggi spaziali di lunga durata. In una recente ricerca della Biomedical Research and Environmental Sciences Division della NASA, pubblicata sulla rivista “Microgravity”, si evidenzia come il sistema immunitario subisca alterazioni persistenti durante tutto il periodo della missione.

In questo studio, diretto da Brian Crucian, vengono valutati diversi parametri immunitari degli astronauti tramite prelievo sanguigno prima, durante e dopo la permanenza in condizioni di microgravità. Sono stati coinvolti 23 astronauti (18 uomini e 5 donne) operativi nelle missioni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). 16 dei membri della ISS sono rimasti in orbita per 6 mesi, due per 100 giorni e gli altri soggetti per un tempo intermedio.

“Precedenti studi post-volo non sono stati abbastanza esaurienti per fare arrivare a una conclusione in merito all’effetto del volo spaziale sul sistema immunitario. Questi nuovi dati raccolti in volo hanno fornito, invece, le informazioni di cui avevamo bisogno per stabilire che la disregolazione immunitaria si verifica ed effettivamente persiste durante il volo spaziale di lunga durata – (Brian Crucian)

Le alterazioni più significative riguardano un aumento dei leucociti, uno sfasamento dei rapporti nella formula leucocitaria, un’alterazione nella maturazione dei linfociti T CD8+ e una generale e persistente perdita di funzione dei linfociti T (CD4+ e CD8+). Viene riscontrato anche un abbassamento dei livelli di interferone gamma, IL-10, IL-5, TNF-alfa; risulta, invece, aumentata l’IL-8. Questi valori risultano alterati per tutto il tempo di permanenza in orbita.

Possono essere diverse le conseguenze di queste alterazioni, fra le più importanti citiamo: la difficoltà di guarigione dalle ferite, lo sviluppo di patologie autoimmuni e di malattie infettive, la riattivazione di Herpes Virus latenti (retrovirus latenti nel DNA ospite che possono riattivarsi in determinati condizioni stressogene e/o di immunosoppressione) come Il citomegalovirus (CMV), il virus di Ebstein-Barr (EBV), e il virus della varicella zoster (VZV). Inoltre si potrebbe osservare un maggior rischio di incidenza di tumori per missioni nello spazio profondo, dove l’equipaggio verrebbe esposto ad alti livelli di radiazioni.

In una prima indagine è difficile capire quali siano i precisi fattori causali. I potenziali fattori coinvolti, nell’alterazione del nostro sistema immunitario, potrebbero essere: le condizioni di microgravità, l’isolamento, l’alterazione dei ritmi circadiani e lo stress psicologico associato al viaggio spaziale.

Queste scoperte pongono nuovi quesiti che dovranno essere risolti dagli studiosi della NASA. E’ necessario chiarire se le alterazioni del sistema immunitario siano solo degli adattamenti fisiologici alla microgravità o se siano indicatori che possano precedere una patologia più specifica. In quest’ultimo caso, bisognerà tenere conto di queste problematiche e sviluppare strategie preventive e/o terapeutiche, come viene tutt’ora fatto per ovviare ad altre alterazioni, ad esempio la perdità di massa ossea e lo stress ossidativo dei bulbi oculari.

E’ importante, per garantire la salute degli astronauti, capire quanto queste alterazioni possano risultare nocive per l’organismo e quanto possano incidere sulla qualità di vita in orbita ed al ritorno sulla Terra, per la ripresa delle normali funzioni fisiologiche. Sarà quindi necessario porsi queste domande e prendere le giuste misure di sicurezza durante l’organizzazione di missioni spaziali di lunga durata.

 FONTI | (1)microgravity;