Un’emergenza è una situazione improvvisa di grande difficoltà e di pericolo per la vita o per la salute di una persona o di un gruppo di persone: richiede in ogni caso degli immediati provvedimenti possibilmente da personale altamente specializzato e qualificato.

Quindi un’emergenza è “semplicemente” una circostanza terribilmente spiacevole che deve essere immediatamente controllata, come un disastro naturale o ahimè un atto terroristico coinvolgente numerose vite umane; d’altronde in senso stretto un’emergenza è un deterioramento critico della funzione cardio-respiratoria, compromettente le funzioni vitali, configurando una seria ed imminente minaccia di morte.

Un’urgenza medico-chirurgica invece è un’impellente, indilazionabile, grave condizione clinica che esige interventi, decisioni, soluzioni, immediate ed improcrastinabili, cioè il rapido e indispensabile pronto intervento da parte di personale esperto (chirurghi, anestesisti-rianimatori, medici d’urgenza, soccorritori addestrati) nei riguardi di un paziente in pericoloso stato di salute: un trattamento medico da praticare sul paziente con immediata tempestività. I due termini in pratica si assomigliano, infatti in inglese si usa la parola “Emergency” sia per indicare l’urgenza che l’emergenza.

Sicuramente è molto raro trovarsi immersi in una emergenza e nella stessa dover fornire il proprio aiuto in urgenza; ma nulla è irreale e ciò che oggi vediamo in TV in altri luoghi potrebbe essere il nostro domani. Del resto spero di non vivere mai gravi situazioni come una catastrofe naturale o una guerra ma bisogna esser pronti a reagire, intervenire, con freddezza e serietà, cercando di fare sempre il massimo per gli altri, purtroppo prendendo decisioni che talvolta verranno considerate sbagliate seppur frettolosamente. Per questo sarebbe opportuno addestrare un pò tutti i cittadini a determinati comportamenti decisionali da adottare non solo in situazioni esageratamente pericolose ma soprattutto nei “piccoli interventi di pronto soccorso quotidiano”: arrestare una emorragia, immobilizzare un arto fratturato, tranquillizzare un politraumatizzato, imparare a prestare aiuto senza formare inutili calche di fronte a una banale ferita lacero-contusa dileguandosi invece poi in circostanze più impegnative!

Bisognerebbe predisporre dei corsi – non di un giorno – di pronto intervento, cercando il più possibile di coinvolgere tutti, semmai abbassando i costi, o garantendone il servizio gratuito presso le scuole dell’obbligo, all’Università e in particolare, nella facoltà di Medicina e Chirurgia dovrebbe essere un dovere istituirli e soprattutto frequentarli con assoluta attenzione e serietà; diciamoci la verità dovrebbero partecipare un po’ tutti dal Decano cattedratico al segretario più profano!

Non dimenticherò mai gli occhi di quello studente, durante una delle centinaia di AFP (ndr Attività Formative Professionalizzanti) , a cui chiesi durante un travagliato pomeriggio assistenziale di maggio, in modo deciso e funesto di auscultare il torace di un paziente che presentava una crisi respiratoria, proprio mentre stavo soccorrendo il paziente accanto con un manifesto shock ipovolemico; incontrai quel ragazzo ormai non più studente dopo qualche anno, mi fermò e mi disse: “Max, grazie ancora per quella sgridata di quel giorno, grazie a quell’episodio oggi sono uno specialista in formazione di Anestesia e Rianimazione!”.

Una notte d’autunno, di fronte ad un modesto sanguinamento post-onicectomia di un alluce destro, un collega anziano preoccupato e sudaticcio, paralizzato mi chiese sotto voce: “E adesso chè facciamo, Max?”… Ed io con calma eclettica, da far sorridere finanche il paziente, risposi: “E che facciamo, dai, scappiamo!”. Scappai a fare una breve e normale compressione meccanica con conseguente raggiungimento di accurata emostasi del letto unguale.

Spesso

Seduto sul divano ho perso un’emozione,
vedo la gente che se ne va,
ma dove e’ finita l’umanita?
E tu con i miei stessi pensieri, tu con quei sogni veri.
La gente che muore lasciata sola,
la gente che corre con il fiato in gola.
Negli occhi del terrore scolpita e’ la paura,
sai la vita e’ molto dura: spesso, io ci penso spesso,
mi commuovo spesso.
Quando ti vedo, la luce mi apre il cuore,
quella gente pero’ muore;
spesso, io ci penso spesso, mi commuovo spesso.
Solo odio in questo mondo e la pace se ne va.
E poi io mi guardo intorno e non esiste la pieta’!
Ed io coi tuoi stessi pensieri, io con quei sogni veri.
Bimbi soli e abbandonati, accanto ai vicoli e nei prati.
Negli occhi del terrore scolpita e’ la paura,
sai la vita e’ molto dura.
spesso, io ci penso spesso, mi commuovo spesso.
Quando ti vedo, la luce mi apre il cuore,
quella gente pero’ muore;
spesso, io ci penso spesso, mi commuovo spesso.
Angosciati dentro al cuore, non san più cos’è un valore.
Senza cielo e senza fiato con un urlo disperato …
Quando ti vedo, la luce mi apre il cuore,
quella gente pero’ muore;
spesso, io ci penso spesso, mi commuovo spesso.

Dall’Album Musicale Parole e Note di Simone Giungato e G. Max De Luca

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Scrittore | Giuseppe Massimiliano De Luca è nato a Cosenza l'8 Marzo 1978; ha conseguito la maturità classica presso il liceo "B.Telesio" di Cosenza; laureato in medicina e chirurgia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Dopo un brillante percorso accademico si è specializzato in chirurgia generale e d'urgenza al policlinico di Bari. Ha pubblicato due raccolte di poesie, di cui una intitolata "Il tracollo del pomodoro" (Aletti editore), un romanzo dal titolo "Cambiare" (Aletti editore), un saggio scientifico e ha collaborato per la pubblicazione di un saggio storico, oltre ad aver scritto su diversi giornali. E' appassionato di calcio, cinema e fisica.