“Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici”

Khalil Gibran

Scelte dall’autore di “Scars of life“, Daniele Deriu, queste parole non introducono un reportage, ma ci invitano a conoscere un progetto ben più grande.

L’impatto con gli scatti è timido e distaccato ad un primo incontro: induce la riflessione. Donne con cicatrici cosparse lungo il proprio corpo, donne le cui cicatrici sembrano violare l’intimità, il loro modo di percepire sè stesse.

Il reportage forza la nostra capacità di giudizio. L’autore ci guida in questo percorso integrando in primis il cammino che le protagoniste di questi scatti, cosi sibillini, hanno compiuto prima di giungere alla consapevolezza.

«All’inizio ero convinta che il simbolo della mia femminilità mi fosse stato strappato via dal petto… ora esibisco quella cicatrice con orgoglio, come simbolo della nascita di una donna migliore, più forte.»

“La Renaissance”

Le cicatrici servono a ricordarci che siamo dei sopravvissuti“, ma quanti effettivamente vorrebbero ricordare il lato peggiore, drammatico ed ironico della sopravvivenza?

Il reportage insegna. Trasmette certezze, forza, ma a primo acchito non c’è nulla che ci spieghi perché si abbiano tali sensazioni. Potrebbe esser forse la grossa contraddizione fra la nostra percezione di “templio” del corpo femminile con la fredda realtà di una mastectomia? Banale.

C’è di più. Ho voluto sollevare il mio personale velo di Maya che ricopre le sensazioni trasmesse da queste fotografie e ci ho trovato il fascino della determinazione, della consapevolezza e del “io voglio andare avanti” che queste donne, in questo stupendo reportage, hanno gridato a gran voce.

Fonte | (1) Progetto “Scars of Life

Ringrazio Federica Bevilacqua, amica e responsabile di redazione de “La medicina in uno scatto“, per avermi fatto il grande regalo di indicarmi questo Reportage.