Qualche tempo fa c’era l’Ebola, poi il ceppo di HIV creato in laboratorio, a seguire il virus Zika e la meningite da Neisseria. Nonostante fin dall’alba dei tempi fossimo attorniati da tanti invisibili microorganismi patogeni (o presunti tali), il mondo microscopico non ci aveva mai preoccupato come in questi ultimi tempi e, per la “gioia” degli infettivologi, ci preoccuperà ancora di più nei prossimi anni.
Infatti il professor Matthew Rigby, dell’unità di otorinolaringoiatria della Dalhouse Medical School in Canada, ha appena riferito i dati della ricerca da lui condotta sull’aumento dell’insorgenza dei carcinomi orofaringei HPV-correlati: il Papillomavirus umano ha infettato il 90% della popolazione adulta di tutto il mondo e fino al 2030 si prevede un aumento dei tumori che colpiscono la base della lingua, le tonsille, il palato molle e la parte posteriore della gola, tutti correlati a questo tipo di infezione.

Lo studioso l’ha definita la nuova emergenza sanitaria che il mondo medico dovrà essere pronto ad affrontare nei prossimi anni, in quanto si tratta di un cancro molto aggressivo il cui fattore scatenante è appunto un virus trasmesso per via sessuale.
Una volta contratta l’infezione, nonostante molte persone eliminano HPV spontaneamente entro 18 mesi dal contagio, un numero sempre maggiore di individui non riesce ad eradicare il patogeno dal proprio organismo e si finisce per avere un’infezione cronica e latente che innesca la trasformazione maligna delle cellule dell’orofaringe (all’interno delle quali il virus trova tutta la strumentazione molecolare atta a replicarsi).

Anche se può sembrare il solito allarmismo infondato fatto da medici desiderosi di ottenere un qualche ritorno economico, questo non è un problema da sottovalutare perché ad oggi non esistono dei sistemi di screening capaci di evidenziare la presenza del tumore nelle fasi iniziali della malattia: il primo segno clinico evidente è un nodulo alla base del collo che viene repertato dal soggetto durante la normale igiene quotidiana. A quel punto però il cancro si è già diffuso raggiungendo i linfonodi.

HPV e cancro

Rappresentazione della tipologia di carcinomi correlati alla infezione da HPV. Per ciascuno di questi viene evidenziata in rosso la percentuale totale di quelli in cui il virus ne è direttamente responsabile. È importante notare come tutti i tumori cervicali sono HPV+, la quasi totalità di quelli anali e la maggior parte di quelli orofaringei.
Rappresentazione della tipologia di carcinomi correlati alla infezione da HPV. Per ciascuno di questi viene evidenziata in rosso la percentuale totale di quelli in cui il virus ne è direttamente responsabile. È importante notare come tutti i tumori cervicali sono HPV+, la quasi totalità di quelli anali e la maggior parte di quelli orofaringei.

In realtà questa correlazione non era una evidenza del tutto nuova nel mondo della medicina: già qualche mese fa uno studio americano condotto da un team di ricercatori dell’Albert Einstein College of Medicine di New York aveva stabilito che ci fosse un rapporto ormai certo tra i tumori di testa e collo e l’infezione da HPV.
Questo studio prospettico, pubblicato in seguito su JAMA Oncology, si è basato sull’analisi di circa 400 individui che sono stati monitorati per quattro anni al fine di valutare l’insorgenza dei tumori a carico degli organi in questione in coloro che risultassero positivi al Papillomavirus umano.

Durante questo follow-up sono stati registrati 132 casi di tumori a carico della testa e collo, con un’incidenza maggiore di circa 22 volte nei soggetti in cui era presente un’infezione latente piuttosto che nel gruppo dei “non infetti”. Il sierotipo virale più frequentemente coinvolto nell’infezione è risultato essere HPV 16 e inoltre il fumo è risultato essere un fattore predisponente allo sviluppo di questa determinata neoplasia.

I vaccini

Il vaccino bivalente protegge principalmente dal sierotipi 16 e 18, mentre quello quadrivalente include anche HPV 6 ed 11. È stato anche prodotto un vaccino nonavalente che protegge da tutti i sierotipi patogeni di HPV oggi consciuti.
Il vaccino bivalente protegge principalmente dal sierotipi 16 e 18, mentre quello quadrivalente include anche HPV 6 ed 11.
È stato anche prodotto un vaccino nonavalente che protegge da tutti i sierotipi patogeni di HPV oggi consciuti.

Da qualche anno sono disponibili in tutto il mondo due tipologie di vaccini e sono state avviate campagne di vaccinazione volte alla prevenzione dell’infezione in particolare nelle giovani donne prima che queste abbiano rapporti sessuali e quindi vengano in contatto spontaneamente con il virus.

Entrambe le formulazioni sono formate da subunità, cioè parti del virus originario scomposte e senza alcuna attività patogenica residua, che una volta iniettate vengono riconosciute come estranee dal nostro sistema immunitario. Una volta iniziata la produzione di anticorpi specifici contro le “porzioni virali”, quando la donna verra in contatto con il virus intero, questo sarà efficacemente bloccato ed eliminato dal nostro organismo.

I grafici rappresentano la quantità di anticorpi diretti verso ciascun sierotipo virale sia nei soggetti vaccinati (triangoli) che in quelli che hanno contratto l'infezione naturalmente (quadrati). Si può ben vedere che nei soggetti vaccinati il dosaggio delle Ig è sufficientemente più alto rispetto a quello che si acquisisce attraverso naturalmente e questo previene l'eventuale infezione latente.
I grafici rappresentano la quantità di anticorpi diretti verso ciascun sierotipo virale sia nei soggetti vaccinati (triangoli) che in quelli che hanno contratto l’infezione naturalmente (quadrati). Si può ben vedere che nei soggetti vaccinati il dosaggio delle Ig è sufficientemente più alto rispetto a quello che si acquisisce attraverso naturalmente e questo previene l’eventuale infezione latente.

Poichè conosciamo in totale più di 120 sierotipi di HPV, che differiscono gli uni dagli altri così tanto che la protezione verso un sierotipi non garantisce un’effetto simile nei confronti di un altro differente, esistono vaccini di due tipi:
Bivalente: protegge solamente dall’infezione di HPV 16 e 18, i maggiori responsabili sia del carcinoma della cervice che di quello orofaringeo.
Quadrivalente: è aggiunta, ai precedenti, la protezione verso HPV 6 e 11, causanti i condilomi sessuali (lesioni simili alle verruche che colpiscono l’ano, la vagina e il pene).

Che c’entra il sesso?

Chi ha avuto la pazienza (o la curiosità) di leggere fino a qui sarà ripagato: parliamo di cosa ha a che vedere il sesso con tutto questo.
La via di trasmissione dell’HPV sono ovviamente tutti i rapporti non protetti: dal sesso anale a quello vaginale o ai rapporti orali. Insomma in qualsiasi modo lo facciate, se non utilizzate il preservativo siete potenzialmente a rischio di contrarre l’infezione (sia che siate passivi che attivi).

La campagna di vaccinazione attualmente in vigore in Italia è da considerarsi un mezzo flop: non si è riusciti a coinvolgere parecchie giovani adolescenti (principalmente a causa dei “dottori del complotto”) e quindi il virus riesce ancora a trovare individui non protetti all’interno dei quali riprodursi e attraverso cui diffondersi. Basti pensare che nel 2015 i dati ci dicevano che solamente il 69% delle adolescenti sotto i 12 anni avevano provveduto a ricevere il ciclo di vaccinazioni completo.

Oggi però ci sono ben due motivi che dovrebbero farci propendere per scegliere di vaccinarci. In primo luogo la vaccinazione, sia con la formulazione bivalente che tetravalente, sembra proteggere anche contro l’insorgenza del carcinoma orofaringeo, di cui abbiamo parlato sopra.
La seconda motivazione riguarda noi uomini: il professor Paolo Bonanni, docente di Igiene all’Università di Firenze, afferma che ci sono prove evidenti di come lo stesso vaccino è uno strumento valido anche per proteggere i giovani maschi contro condilomi genitali, lesioni precancerose e rare forme di cancro incluso quello dell’orofaringe.

Il dilemma

C’è più di un problema da risolvere. Prima di tutto nel nostro Paese la vaccinazione è gratuita solo per le adolescenti donna al di sotto dei 12 anni. Se un ragazzo decidesse, in accordo con il suo medico, di vaccinarsi sarebbe costretto a sborsare più di 400€ per la completa profilassi.
Un’altra domanda alla quale dobbiamo necessariamente rispondere riguarda la sicurezza del vaccino. In rete sono apparsi articoli, la cui fonte può essere spesso assimilabile a siti del tipo ilmiobimbobellomangiasoloavenaecrusca.it, che mettono in dubbio la validità della vaccinazione e l’insorgenza di svariati effetti collaterali indesiderati. Quello che possiamo affermare con certezza è che a seguito della somministrazioni del “farmaco” non si può avere alcuna forma di infezione da HPV in quanto il materiale genetico del virus è assente nella formulazione (questa è la base di ogni vaccino a subunità).
Infine dovremmo chiederci: e gli adulti? Insomma coloro che hanno più di 12 anni li lasciamo senza copertura e attendiamo che la selezione naturale faccia il suo corso? Purtroppo riguardo questa situazione gli studi attuali non ci hanno ancora fornito dei dati sufficienti per stabilire quanto sia effettivamente utile vaccinare un soggetto che è già venuto in contatto con HPV; quello che è certo è che più passano gli anni e più l’efficacia del vaccino diminuisce.

La mia risposta a tutti coloro che ancora si stanno chiedendo cosa effettivamente convenga fare è la seguente: se qualcuno ci desse la possibilità di non morire in un determinato modo cosa faremmo? Oggi la medicina ci sta dando la chance di salvaguardare la nostra vita (e quelle dei nostri figli) attraverso 3 semplici dosi, ma noi preferiamo vivere come gli uomini di Neanderthal rinnegando (solo in parte) ciò che il progresso ci offre.
Ah, dimenticavo, solamente 1/3 di noi italiani usa il preservativo durante i rapporti sessuali: a noi piace rischiare (e vivere come delle scimmie).

Approfondimenti | Produzione di anticorpi IgA in seguito ad immunizzazione attivaEfficacia protettiva della vaccinazione in Inghilterra, Copertura vaccinale nella popolazione maschile in USA.