Nel nostro intestino ospitiamo un vero e proprio ecosistema, degno di essere paragonato alla foresta amazzonica: il microbiota o microbioma. Migliaia di miliardi di microrganismi che interagiscono tra di loro e con il resto del nostro corpo. L’idea che il microbiota possa avere profonde influenze sul nostro stato di salute si è radicata nella comunità scientifica negli ultimi decenni. Recenti studi suggeriscono che giochi un ruolo fondamentale nello sviluppo dei bambini in età postnatale. Sembra infatti che la crescita dei bambini vada di pari passo con lo sviluppo del microbioma. I ricercatori hanno infatti osservato che i bambini rachitici ospitano un microbiota immaturo.

Siamo agli inizi del ‘900, nella rigida campagna bulgara. Non è l’incipit di un romanzo, anche se la narrazione delle gesta dei minuscoli organismi che abitano all’interno delle nostre pareti intestinali sarebbe degna di ben più di un romanzo. Uno scienziato russo di nome Eli Metchnikoff, premio Nobel per la medicina nel 1908, è interessato alla particolare longevità dei contadini bulgari rispetto ai facoltosi europei. Metchnikoff ipotizza che il segreto della lunga vita dei contadini bulgari risieda nello yogurt. Lactobacillus bulgaricus: secondo lo scienziato russo i batteri nel latte fermentato hanno un effetto antinvecchiamento. L’idea di Metchnikoff viene accantonata per molti anni, fino a che l’ipotesi che i probiotici possano influenzare anche profondamente il nostro stato di salute non esplode di nuovo nella comunità scientifica. Nessuno a parte Metchnikoff avrebbe forse immaginato che modificare il microbiota potrebbe risolvere gravi problemi alimentari come il rachitismo.

Il team di Jeffrey Gordon, microbiologo della Washington University, ha raccolto prove a favore del fatto che le comunità microbiche intestinali influenzino lo sviluppo dei bambini. I ricercatori hanno collezionato una serie di campioni fecali di bambini in Malawi e ne hanno tratto informazioni preziose sui loro ecosistemi intestinali. In laboratorio poi, hanno preso parte allo studio i protagonisti indiscussi della ricerca biomedica: i topi. Per studiare l’effetto dei batteri intestinali sono stati cresciuti topi senza alcun tipo di microrganismo nell’intestino. I topi a cui è stato somministrato il microbioma immaturo dei bambini rachitici sono cresciuti poco e male. Invece i topi che hanno ospitato il microbioma dei bambini sani sono cresciuti con ossa dense e una muscolatura sviluppata. Tutti i topi hanno mangiato le stesse cose di cui si nutrono i bambini in Malawi.

Martin Schwarzer, della Ecole Normale Superieure di Lyon, ha suggerito poi un meccanismo attraverso cui i batteri possono influenzare lo sviluppo dei bambini. Nei mammiferi sani l’ormone della crescita stimola l’incremento di un altro ormone, il fattore di crescita insulino-simile 1 (IGF-1), che a sua volta promuove la crescita dei tessuti. Schwarzer ha tentato due approcci nei topi senza batteri. Il primo è quello di iniettare direttamente IGF-1. Il secondo è quello di somministrare un ceppo di lattobacilli, Lactobacillus plantarum. L’effetto dei due approcci sui topi è stato il medesimo: un corretto sviluppo del corpo.

Nell’ultimo studio poi, Mark Charbonneau e il suo team si sono interessati all’effetto dell’allattamento sullo sviluppo del microbioma. Hanno dimostrato infatti che l’allattamento dal seno materno aiuta i giusti microrganismi a colonizzare le nostre anse intestinali. Tutte le mamme sane producono particolari molecole di zucchero modificate: gli oligosaccaridi sialilati. Le mamme dei bambini rachitici producono una minore quantità di queste molecole nel loro latte. Aggiungendo gli oligosaccaridi purificati in topi con il microbiota di bambini denutriti, si sono ottenuti topi più sani e robusti, con cambiamenti nel metabolismo di fegato e cervello.

Nonostante gli studi siano stati condotti su modelli animali, sembra chiaro che la direzione da seguire per risolvere problemi nutrizionali come il rachitismo sia quella di manipolare il microbioma. Ma come ogni ecosistema, quello intestinale è una rete complessa di interazioni. Ogni modifica richiede cautela. I batteri aggiunti potrebbero infatti dare effetti collaterali quali obesità e malattie infiammatorie dell’intestino. Ma una cosa sembra essere ormai confermata: una foresta sana e rigogliosa nell’intestino può anche giocare un ruolo da protagonista nel definire il nostro stato di salute.