Una delle prime cose che un buon medico dovrebbe saper effettuare è di sicuro un’endovena con ago-cannula nonché una semplice iniezione intramuscolare, sottocutanea, un prelievo venoso od arterioso (il così temuto, da infermieri e neo-laureati, Emogas)!

Un’endovena si esegue facilmente: osservare le braccia del paziente e cercare di individuare la vena che più è visibile, allineata e palpabile! Posizionare il laccio emostatico 3-4 cm sopra la piega del gomito (regione antero-cubitale) tale da rendere quella vena scelta un tubicino turgido; fare aprire e chiudere le dita della mano dell’arto interessato, rivisualizzare la vena e palpandola accertarsi del suo verosimile decorso. A questo punto dopo aver accuratamente disinfettato la cute sovrastante entrare con l’ago “orientato verso il cuore” in posizione semi-orizzontale con efficacia ed estrema  delicatezza: il resto” verrà, quasi da sé!

La verità è che “quel resto” rappresenta la parte più importante, addirittura più del singolo gesto tecnico!

La prima vena non si scorda mai soprattutto se la sbagli, se vai “fuori”, se provochi un piccolo o talvolta un gigante ematoma al paziente, che egli poi, mostrerà a tutti i successivi colleghi e ovviamente ai suoi parenti ed amici, magari taggandoti aspramente come il responsabile di cotanto orrore!

È proprio così, anche se quella vena sembrava un canale in piena si può sbagliare.

E allora? Il dramma, le incertezze e le paure!

Banalmente invece è proprio allora che si riparte da zero, si ricomincia, sempre avendo cura del paziente che ha paura per altre mille ragioni e pensa poco a te che “erri tra i fiumi in piena sballottando tra un affluente ed un altro”.

Non bisogna scoraggiarsi, anzi bisogna usare la ragionata ed edotta incertezza come uno stimolo e ogni volta sarà una nuova avventura vedere la tua cannula immergersi là in quel condottino verde-bluastro che sembra ed è ogni volta diverso, unico, misterioso e via via sempre più ampio!

Sbagliare è normale, l’importante è saperlo accettare senza mai dimenticare che si è umani per fortuna e non degli insensibili e per nulla tremolanti Robot, che al primo legittimo dolore riferito o finanche urlato dai pazienti non saprebbero regalare una parola od uno sguardo di conforto e tanto meno un sorriso, talvolta anche amaro,  che fa di ogni singola vena incannulata un’emozione, che può salvare una vita oltre che alleviare il dolore alle persone sofferenti ed ammalate.

Quotes | “Da grande voglio fare il medico spero il chirurgo”, Edizioni Periferia 2005

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Scrittore | Giuseppe Massimiliano De Luca è nato a Cosenza l'8 Marzo 1978; ha conseguito la maturità classica presso il liceo "B.Telesio" di Cosenza; laureato in medicina e chirurgia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Dopo un brillante percorso accademico si è specializzato in chirurgia generale e d'urgenza al policlinico di Bari. Ha pubblicato due raccolte di poesie, di cui una intitolata "Il tracollo del pomodoro" (Aletti editore), un romanzo dal titolo "Cambiare" (Aletti editore), un saggio scientifico e ha collaborato per la pubblicazione di un saggio storico, oltre ad aver scritto su diversi giornali. E' appassionato di calcio, cinema e fisica.