In un recente editoriale 31 scienziati affermano di essere giunti alla conclusione che la malattia potrebbe essere scatenata da infezioni da parte di comuni e diffusi virus, come quello dell’Herpes.

Può una malattia tanto complessa, per certi versi misteriosa, come l’Alzheimer essere scatenata da una banale infezione virale? Da quello che emerge da un recente studio sembrerebbe proprio di sì.

La  malattia di Alzheimer è una patologia ad alto impatto sociale ed economico, destinata a diventarlo sempre di più in futuro, con l’aumentare della vita media. Dopo un secolo di intense ricerche mirate all’individuazione delle cause primarie di questa grave e tristemente famosa malattia neurodegenerativa, uno spiraglio sembra essersi aperto. Infatti, come riporta il Journal of Alzheimer’s Disease, la collaborazione di scienziati di tutto il mondo ha dimostrato come in alcuni soggetti la comparsa della malattia sia successiva ad un’infezione virale.

Il fatto che l’evoluzione sopra descritta riguardi solo un certo numero di pazienti rende palese il fatto che il virus agisce facendo leva su un problema genetico. In altre parole, come di fatto già si sapeva, la predisposizione genetica è indispensabile nella patogenesi dell’Alzheimer. In particolare l’ ipotesi patogenetica afferma che in persone portatrici di uno specifico allele per il gene apolipoproteina (APOE ε4), variante genica già nota per essere una di quelle che aumentano il rischio della malattia, il virus dell’herpes (HSV1), infettando il SNC, funge da catalizzatore nella formazione delle placche amiloidi, una delle più spiccate peculiarità microscopiche della malattia. Si tratta di  formazioni extracellulari costituite da una parte centrale in cui si accumula la proteina amiloide, e una parte periferica in cui si depositano detriti neuronali (principalmente frammenti assonali); sono riscontrabili nell’encefalo, in misura maggiore a livello dell’ippocampo, del giro del cingolo, e nella corteccia adelle regioni frontali e temporo-parietali.

Dimostrazione della coesistenza di reperti patologici tipici dell'Alzheimer ed infezione da HSV1 nelle stesse cellule
Dimostrazione della coesistenza di reperti patologici tipici dell’Alzheimer ed infezione da HSV1 nelle stesse cellule

Al di là della sua presunta correlazione con lo scatenarsi dell’Alzheimer, il virus dell’herpes simplex è noto poiché responsabile di altre, e per fortuna ben meno gravi, manifestazioni cliniche: la prima forma, notevolmente diffusa, è responsabile della comparsa di vescicole  caratteristiche che di norma interessano il volto (soprattutto regione periorale e perinasale); è detto anche herpes simplex labiale. La seconda forma è un’infezione genitale, nota anche come herpes genitalis (normalmente causata da HSV2). Il contaggio avviene per contatto diretto, fisico o sessuale. Data la collocazione dei virioni nei gangli nervosi, dove possono rimanere quiescenti per molto tempo, l’infezione erpetica ha caratteristiche recidivanti in corrispondenza di eventi stressanti del sistema immunitario e solitamente ricompare nella sede primaria; è caratterizzata da un’area edematosa dove sono presenti grappoli di vescicole sierose.

Nonostante uno dei passaggi più interessanti dell’editoriale del “Journal of Alzheimer’s Disease” è che l’infezione e la mutazione genetica insieme aumentano di 12 volte il rischio Alzheimer rispetto alla mutazione da sola, regna ancora un po’ di scetticismo nella comunità scientifica. Se la teoria si rivelasse esatta le implicazioni sarebbero enormi, poiché sarebbe di fatto possibile effettuare un’ampia campagna di prevenzione nei confronti dell’infezione, sebbene la maggior parte della popolazione sia sieropositiva nei cofronti dell’infezione erpetica.

Ci vorranno ancora tempo e fondi affinchè nuove certezze vengano costruite, ma intanto questa e altre scoperte, alimentano sempre di più la speranza di trovare nuove strategie terapeutiche e di prevenzione contro l’Alzheimer.