CASO

Si presenta presso il Pronto Soccorso un ventenne di origine albanese lamentando tosse non produttiva da qualche mese senza febbre né sintomi influenzali. All’esame obiettivo non si reperta alcun segno patologico degno di nota, il medico di turno richiede un esame emocromocitometrico completo che evidenzia una modesta leucocitosi (GB: 17,07 x 10^3) con aumento in particolare di neutrofili e monociti. Da indagini successive risulta un significativo aumento del D-dimero (1586 ug/L); per valutare meglio la situazione viene prima raccolto dell’espettorato da analizzare microscopicamente e successivamente il paziente viene inviato in radiologia per eseguire una TC del torace.
Nel frattempo l’analisi dell’espettorato risulta: “Negativa la ricerca di cellule neoplastiche. Reperto infiammatorio. Presenza di numerosi granulociti eosinofili”.
L’indagine TC, eseguito per chiarire il sospetto di tubercolosi polmonare, evidenza: “[…] a livello del segmento anteriore del lobo superiore sinistro del polmone si apprezza una voluminosa formazione cistica ovattare di circa 6 x 7,5 cm, a pareti spesse e lisce sul versante interno. Questa è in comunicazione con il bronco segretario, nel cui contesto si apprezzano strutture lineari ipodense ripiegate su se stesse compatibili con membrane collassate […]”.

DIAGNOSI: Echinococcosi polmonare

Il referto TC continua: ” […] Il quadro è riferibile a cisti da Echinococco in comunicazione con l’albero bronchiale. La formazione determina compressione parziale sulle strutture bronchiali subsegmentarie con conseguente atelettasia del parenchima polmonare nei settori paramediastinici infero-medialmente alla cisti stessa. A carico di entrambi i lobi superiori e a livello dei segmenti apicali di quelli inferiori (in particolare a sx) si apprezzano plurimi sfumati noduli controlobulari come da polmonite eosinofila da ipersensibilità”
Il radiologo conclude che si tratta di: “Cisti da Echinococco in comunicazione con l’albero bronchiale al LSS sinistro con associata polmonite da ipersensibilità”.
Al fine di confermare ulteriormente il sospetto di diagnosi strumentale viene eseguito il dosaggio delle IgE plasmatiche che risultano elevate (1806 UI/ml) e il paziente viene ricoverato presso il reparto di chirurgia toracica dovrà sarà sottoposto ad un intervento di lobectomia polmonare superiore sx in modo da asportare la cisti senza romperla (al fine di evitare recidive di malattia).

L’echinococcosi, detta anche idatidosi, è una malattia infettiva causata da Echinococcus granulosus: un cestode lungo dai 2 ai 7 mm, il cui ospite definitivo è sopratutto il cane (o le volpi) ma la forma non matura può vivere anche all’interno di ospiti intermedi come l’uomo e gli ovini.
I canini si in infettano cibandosi di visceri degli erbivori contaminati da cisti idatidee ed  eliminano le uova del parassita con le feci nell’ambiente.
L’uomo si comporta come un ospite intermedio accidentale, ingerendo le uova. La larva si libera nell’intestino e dopo essere entrata nel circolo sanguigno (per via venosa portale o per via linfatica) raggiunge il fegato dove può sviluppare una cisti idatidea epatica. Qualora “saltasse” il filtro epatico e riuscisse a raggiungere il circolo polmonare si potrebbe avere un’idatidosi polmonare, oppure ancora potrebbe raggiungere il circolo sistemico annidandosi poi in qualsiasi organo.

È possibile effettuare diagnosi di idatidosi valutando sia l’anamnesi del paziente (in particolare se ha soggiornato in aree endemici), sia attraverso gli esami strumentali (come l’ecografia e la TC) e sia attraverso la ricerca di anticorpi diretti contro gli antigeni del parassita. In ogni caso però la certezza diagnostica si ha solamente dopo aver asportato chirurgicamente la cisti e aver analizzato il liquido al microscopico, rilevando la presenza del parassita in questione.

A oggi le regioni del globo a maggiore prevalenza sono il bacino del Mediterraneo, i Balcani, il Medio Oriente e il Nord Africa. In Italia la malattia è quasi del tutto eradicata ma non è escluso un “ritorno” a causa delle migrazioni delle popolazione africane. Inoltre in Sardegna la patologia risulta ancora endemica con un’incidenza di 20 casi ogni 100,000 abitanti l’anno.

Il trattamento medico si basa sull’utilizzo di farmaci anti-parassitari, in particolare quelli della famiglia degli benzimidazolici (albenzadolo e mebendazolo). La terapia va assunta per almeno 3 mesi e i risultati non sempre prevedibili a causa delle differenze di risposta da individuo a individuo.
L’eradicazione chirurgica resta il gold-standard per le cisti sintomatiche e, se praticata senza ledere la stessa, garantisce un buon risultato di successo.
Negli ultimi tempi è stato anche proposto, a seguito di nuove evidenze cliniche internazionali, l’associazione tra i comuni farmaci anti-parassitari finora utilizzati e il praziquantel: in particolare l’associazione albendazolo + praziquantel sembra essere efficace in fino all’80% dei casi di idatidosi.