“Ho fatto il vaccino per la polio e gli orecchioni… E poi… vediamo… cos’ho fatto dopo? Ah, sì, poi ho fatto quello per la scarlattina, la pertosse e il morbillo… Poi sono caduto dalle scale!” – Charles M. Schulz.

Qualcuno potrebbe obiettare che tra qualche anno inizieremo a vaccinarci contro qualsiasi tipo di patologia o condizione che non rientra nel nostro teorico stato di salute. Alla fine è probabile che finiremo per scoprire un vaccino anche contro l’invecchiamento e/o la morte, a quel punto l’umanità si troverà di fronte al più grande problema di sempre: permettere alle persone di essere “immortali” oppure continuare a generare nuove vite?

Da qui ai prossimi 30 anni saremo testimoni di alcune tra le più grandi scoperte in campo medico mai avvenute fin dai tempi della scoperta della penicillina da parte di Alexander Fleming. La cosa più interessante è che una di queste potremmo averla già da qualche anno sotto agli occhi eppure nessuno ne parla: si chiama CimaVax, è stato prodotto per la prima volta a Cuba nel 2011, ed è un vaccino che promette di “curare” il tipo più diffuso di neoplasia maligna polmonare.

Il Non-Small-Cell Lung Carcinoma

Il carcinoma non a piccole cellule del polmone è la patologia tumorale più diffusa che colpisce questo organo. Rappresenta infatti l’80% circa di tutti i casi di tumori che coinvolgono la parte terminale dell’albero respiratorio e raggruppa in sé tre tipi diversi di malattia:

  • il carcinoma a cellule squamose – colpisce più frequentemente gli uomini che le donne ed è correlato al fumo di sigaretta;
  • l’adenocarcinoma – rappresenta il 40% dei casi di NSCLC e non è correlato al tabagismo;
  • il carcinoma a grandi cellule – diagnosticato “per esclusione” in quanto in passato erano inclusi in questa categoria tutti i tumori non istologicamente definibili nelle altre.

In circa il 40% di tutte queste neoplasie polmonari è presente la deregolazione di un particolare tipo di pathway di segnalazione cellulare, quello che fa capo al recettore per il fattore di crescita dell’epidermide (EGFr). In altre parole il tumore “sfrutta” questa via di signaling per favorire la crescita delle cellule trasformate e per garantire loro alcuni vantaggi, come quello di formare metastasi a distanza.
Quello che fisiologicamente è un recettore molto importante nel controllo della proliferazione, della differenziamento e della sopravvivenza cellulare, in alcuni casi può diventare un’arma molto pericolosa per la nostra salute.

Cos’è il CimaVax?

Nonostante poco sopra abbiamo detto che si tratta di un vaccino, in realtà questo è qualcosa di più simile ad una terapia vera e propria.
Infatti la vaccinazione comporta la formazione di una protezione nei confronti di patogeno con il quale non si è entrati ancora in contatto, il Cimavax invece viene somministrato quando i soggetti hanno già avuto diagnosi di NSCLC EGR-correlato.

Questa “scoperta” non è così recente come si può pensare, anzi è di dominio pubblico da ben 5 anni! Tutto nasce a Cuba nel 2011 quando i medici e i ricercatori del Centro di Immunologia Molecolare, dopo 25 anni di studi e sperimentazioni, hanno presentato questo farmaco che agisce stimolando il nostro sistema immunitario a produrre anticorpi diretti contro l’EGF stesso.
Il meccanismo di azione è molto semplice: la somministrazione di dosi ripetute del farmaco (insieme ad antigeni molecolari di Neisseria meningitidis e un’adiuvante minerale chiamato Montanide) comporta la produzione attiva e costante, da parte di plasmacellule specifiche, di anticorpi diretti proprio contro il fattore di crescita responsabile del mantenimento e del peggioramento del fenotipo maligno delle cellule che compongono il tumore polmonare. Quando la concentrazione plasmatica di immunoglobuline dirette contro l’EGF aumenta, viene impedito a questo fattore di crescita di legarsi ai propri recettori espressi sulla superficie delle cellule neoplastiche. Questo comporta la perdita di un forte stimolo proliferativo ed anti-apoptotico che normalmente avrebbe permesso al cancro di continuare ad espandersi, ed eventualmente diffondere ad altri tessuti.

Il vaccino CimaVax
Il vaccino CimaVax insieme all’adiuvante Montanide

Pro e contro di Cimavax

Il prodotto è attualmente è disponibile solamente a Cuba, dove si stanno tenendo le prime sperimentazioni su esseri umani affetti dalle forme di tumore al polmone in questione. Grazie ad un accordo con il Roswell Park Cancer Institute, questa terapia potrebbe a breve essere disponibile anche negli USA, in Giappone e in alcuni stati europei.

Tra i vantaggi di CimaVax dobbiamo annoverare la sua relativa economicità di produzione e di conservazione, insieme alla sua bassa tossicità sistemica. Gli effetti indesiderati più comuni sono quelli “classici” di qualsiasi sostanza immunostimolante: senso di stanchezza, febbre, brividi e sonnolenza.
E funziona? Stando ai primi risultati di questi trial clinici sembra esserci una correlazione diretta tra la produzione di anticorpi anti-EGF, la sopravvivenza degli individui e la riduzione delle dimensioni della massa tumorale.

Ovviamente non è tutto oro ciò che luccica: questo effetto positivo sembra essere molto ridimensionato quando i soggetti hanno più di 60 anni (probabilmente perché il loro sistema immunitario è meno sensibile al processo di vaccinazione). Inoltre in alcuni casi, dopo un primo periodo di remissione, si è avuto un nuovo peggioramento del quadro neoplastico probabilmente dovuto alla selezione di cellule mutate che presentano un vantaggio proliferativo differente (in particolare la traslocazione del gene ALK).

Parola d’ordine: prevenzione

Nonostante possiamo considerare il Cimavax come il primo vaccino anti-cancro con effetto terapeutico scoperto al mondo, è importante non dimenticare mai quanto può essere efficace la prevenzione.
Non si tratta solamente di eliminare (o limitare fortemente) l’abitudine al fumo, ma anche di mantenere uno stile di vita salutare, regolare attività fisica e una dieta equilibrata che prediliga cibi semplici e biologici.

Nei prossimi anni le nuove scoperte nel campo della biologia molecolare ci garantiranno delle armi molto più efficaci del Cimavax nella lotta contro il cancro. È possibile che riusciremo a produrre nuove molecole con un’azione tossica mirata nei confronti delle cellule tumorali, ma a quel punto il nostro sistema sanitario nazionale dovrà porsi un domanda interessante: quanto costano alle tasche dello Stato i vizi e i cattivi stili di vita della sua popolazione?
La sanità è un’industria che attualmente garantisce gratuitamente molte più prestazioni di quelle per le quali chiede effettivamente una compartecipazione da parte del malato. Possiamo continuare a ridurre la spesa in materia di salute a colpi di tagli, standardizzazioni e meccanismi fiscali oppure investire (intelligentemente) su una giusta e ben strutturata prevenzione che, nell’arco di una o due generazioni, potrebbe ridurre drasticamente i costi a carico del Governo e aumentare nettamente la qualità complessiva della nostra vita.

Fonti | Trial CimaVaxStudio EGF-P64K, Studio pilota con due vaccini