Cosa mi direste se vi dicessi che un virus potrà salvarci dalle infezioni (batteriche)? Potrà sembrare un controsenso, ma in realtà è quello che da alcuni anni gli scienziati stanno cercando di realizzare: usare particolari tipi di batteriofagi ingegnerizzati (i fagi sono virus che infettano batteri) per eliminare patogeni inattaccabili anche dai più potenti antibiotici.

L’idea è vecchia di qualche anno ormai, ma è tornata in auge a causa del crescente (e sempre più preoccupante) fenomeno delle panresistenze: in parole povere, batteri che prima erano debellabili con un semplice antibiotico comprato in farmacia adesso richiedono trattamenti più intensi, spesso pesanti per chi li assume e con un tasso di fallimento purtroppo piuttosto alto. Per sapere di più sulla resistenza agli antibiotici e sul come proteggersi clicca qui.

Il principio su cui si basa è teoricamente piuttosto semplice: i virus, essendo parassiti endocellulari obbligati, per poter replicare devono utilizzare il macchinario biosintetico dell’ospite e per farlo iniettano il proprio acido nucleico nel citosol, dove potrà rimanere in forma episomale o integrarsi nel genoma. Questo processo permette di esprimere geni che non sarebbero propri del batterio, quindi di sintetizzare proteine tossiche per il microorganismo stesso.

I motivi per cui la tecnica è estremamente interessante sono diversi:

  • È sicura: i batteriofagi sono virus che hanno un tropismo specifico per i batteri, quindi  non intaccano le cellule umane;
  • È specifica: i virus in questione hanno una selettività particolare per il microorganismo che infettano, quindi possono essere selezionati ceppi adatti alla specie batterica resistente;
  • È efficace (e molto): nei test iniziali, si è visto che l’utilizzo di batteriofagi ingegnerizzati in larve di falena infettate con Coli resistente, aumentava le chances di sopravvivenza, uccidendo il 99% degli enterobatteri;
  • È virtualmente inattaccabile: per ogni batterio esistono diversi fagi che possono mediare l’infezione, quindi se anche il patogeno “alzasse le difese” contro uno di loro, si potrebbe tranquillamente utilizzarne un altro;
  • È combinabile: essendo piuttosto indipendenti l’uno dall’altro, possono essere utilizzati più virus (ma anche antibiotici) insieme, moltiplicando gli effetti;
  • È adattabile ai diversi scopi: proprio come dei “proiettili magici”, è possibile “caricare” il batteriofago con geni atti ai più svariati obiettivi, dall’uccisione diretta all’inibizione delle proteine che inducono.

Le strategie applicabili nella lotta alle resistenze sono decisamente migliorate rispetto alle prime, apparse negli anni ’50, e sono arrivate ad un notevole grado di efficienza e plasticità: alcune prevedono sistemi che inducono direttamente la morte del batterio, come il CRISP, un complesso molecolare che “taglia e cuce” il DNA del microorganismo portandolo alla lisi; altre sono attive, invece, su molecole espresse sulla superficie cellulare, dette recettori: molto utilizzata è la Phage display, dove geni per proteine (chiamate ligandi) che inibiscono o attivano alcuni di questi recettori, possono essere ancorate al capside virale e quindi esposte all’esterno fago, affinché agiscano come interruttori molecolari, spegnendo o attivando alcune vie di segnalazione nella cellula.

Questi approcci vanno addirittura oltre le applicazioni antimicrobiche, basti pensare allo studio dei pathways farmacologici, all’individuazione di patogeni ambientali, all’aumento dell’attività di enzimi: praticamente tutti gli aspetti, sia della ricerca che della clinica, sarebbero influenzati dall’impiego di batteriofagi modificati.

Ci sono naturalmente numerosissimi altri vantaggi e sicuramente sentiremo ancora parlare di questa metodica, tanto affascinante quanto complessa, che promette di risolvere ,o almeno arginare, un fenomeno sanitario che, se non tenuto sotto controllo, potrebbe causare, da qui a pochi anni, un numero spaventoso di vittime.

Fonti | Articolo Nature, Efficacia delle terapia fagica e antibiotica combinata, Le prospettive della terapia fagica,