Nel costante ed imperterrito elogio alla negligenza dei medici la verità non fa notizia.

Che la gara allo screditamento del SSN abbia inizio” – Sono sicuro l’abbiano pensato coloro i quali, giornalmente, infangano il lavoro di migliaia di camici bianchi ed operatori sanitari italiani.

Eh sì, nel costante ed imperterrito elogio alla negligenza dei medici, non sempre i media ci dicono tutta la verità o, meglio, la verità non fa notizia.

Sembrerebbe di controtendenza parlarne, eppure le cose non sono come è possibile leggere ed udire dalle maggiori testate giornalistiche. E’ una capacità tutta italiana la grossa attitudine a screditare ciò che ci appartiene, ma fortunatamente i numeri ci vengono in soccorso e, questa volta, rendono onore al nostro lavoro.

Sebbene faccia più notizia un caso di malasanità, il Rapporto di “Osservasalute” del 31 Marzo 2016 è alquanto chiaro.

Non tutti conoscono un indicatore chiamato “Amenable Mortality”. Esso fornisce  il numero di morti premature evitabili e riconducibili ai Sistemi Sanitari in individui al di sotto dei 74 anni. In altre parole ci dà un numero rapportato ad una misura standard che indica le persone decedute e che non sarebbero dovute morire se prontamente aiutate nel migliore dei modi e con la terapia Gold Standard.

L’Amenable mortality, in più, non offre solo la stima di “errori” dei singoli o di equipe, ma integra nella sua valutazione le morti evitabili con una corretta prevenzione primaria ed una promozione attiva della salute.

E’ dunque un indice che sintetizza il performance status del sistema sanitario analizzato.

Tale parametro è uno strumento di grande valore, permette di rapportare i sistemi sanitari di più Paesi e seguirne l’andamento così da valutare le politiche sanitarie perseguite. Adottato in tutto l’OCSE, non è esente da errori: fortunatamente, l’esiguo numero dei casi di malasanità non costituisce un campione così grande da rappresentarne una inoppugnabile stima.

Nel rapporto sul Amenable Mortality del 2016 di Osservasalute emerge che, nell’ambito dei Paesi OCSE, vi è un indice compreso fra i 60 e 200 individui su 100.000 abitanti sotto i 74 anni morti prematuramente. Gli individui sono sia stati accomunati indiscriminatamente dalla patologia, che suddivisi in base alle due patologie la cui maggiore incidenza è più frequentemente causa di morte: le neoplasie e le malattie cardiovascolari.

Quali sono i Paesi più virtuosi?

Nel Biennio 2006-2007 è emerso che in testa alla graduatoria, con un basso Amenable Mortality, vi erano Francia, Italia ed Australia; mentre coloro i quali presentavano un più alto indice di A.M. erano Stati Uniti e Gran Bretagna.

Sorpresi? Vediamo cosa è successo.

Nel corso degli anni i sistemi sanitari dei vari Paesi hanno adottato politiche atte a migliorare questo dato ed il delta (n.d.r. ovvero la percentuale di variazione fra le stime dei due periodi) è stato nettamente migliore per Stati Uniti, Messico, Cile, Canada, Grecia rispetto all’Italia. Perchè? Semplicemente perché l’Italia partiva già da una situazione favorevole, quindi risultava per noi più difficile migliorare ulteriormente il nostro sistema sanitario nazionale.

La situazione attuale

Nel periodo 2011-2012 (n.d.r. ovvero del Biennio esposto quest’anno da Osservasalute), l’Italia ha un indice di Amenable Mortality per tutte le patologie di 61. Al di sopra della graduatoria, per meritocrazia, troviamo Spagna, Australia, Francia, mentre al di sotto vi sono Paesi come Germania, Finlandia, Danimarca e Canada.

Questi dati, a differenza della percezione di Sanità che la popolazione italiana possiede, dimostrano come il nostro Paese abbia una situazione non solo nella media, ma anche di molto superiore ad essa.

Amenable Mortality, Tasso standardizzato paesi OCSE Biennio 2011-2012 | Fonte: Osservasalute

L’Amenable Mortality è stato calcolato anche sulle due patologie la cui maggiore incidenza è causa di un maggiore tasso di mortalità: le patologie neoplastiche e le malattie cardiovascolari. Cosa è emerso? Per le patologie cardiovascolari l’Italia ha un indice di 27 e si piazza circa all’ottavo posto fra i Paesi OCSE. Le patologie tumorali invece presentano un A.M. di 23, ed anche qui, l’Italia occupa una posizione in classifica medio alta.

In quale regione si muore di più?

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Amenable Mortality tasso standardizzato per Regioni, Biennio 2010-2011. Fonte: Osservasalute

Per rispondere a questa domanda dobbiamo rifarci ai dati di Osservasalute.it del 2014. Si è notato come vi sia un trend negativo di mortalità rappresentato da un A.M. nettamente positivo in regioni del Nord per poi calare andando verso il Sud.

I tassi del 2010-2011 mostrano che le regioni geografiche più virtuose sono Lombardia, Piemonte, Trento mentre le meno virtuose sono Bolzano e la Campania accompagnata da Sicilia, Calabria, Molise, Sardegna e Basilicata. Un reale pattern geografico dalla non dubbia correlazione.

Esistono altri trend geografici?

La risposta è purtroppo un forte sì, ad esempio l’assistenza ospedaliera. Essa è valutata come la capacità di offrire posti letto a seconda del regime di ospedalizzazione ed è mediamente di 3.70 posti letto per 1000 abitanti. Spulciando i dati si nota incredibilmente che i posti letto tagliati sono prevalentemente quelli destinati ai pazienti acuti. Purtroppo, anche in questo caso, vi è un trend negativo da Nord e centro-nord a Sud.

In conclusione possiamo affermare che non sempre la percezione di un fenomeno corrisponde alla realtà del fenomeno stesso. I dati parlano chiaro: la sanità italiana è una sanità valida, sicuramente piena di lacune, ma valida. Aver paura di affidarsi ad un professionista, qui in Italia, è puro appannaggio della seta di notizia che, ripetutamente, i media procacciano.

Fonte | (1)Osservasalute; (2) Amenable and preventable deaths statistics; (3) Commentary on “In Amenable Mortality; (4) What, If Anything, Does Amenable Mortality Tell Us about Regional Health System Performance?; (5) Amenable mortality as a performance indicator of Italian health-care services